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Banca Etica, 15 anni in controtendenza

18/03/2014  Fino al 23 marzo un susseguirsi di eventi in tutto il Paese celebra il compleanno di questo istituto di credito speciale

Un susseguirsi di eventi, circa sessanta in tutto il Paese, che dureranno fino al 23 marzo, celebrerà i primi quindici anni di vita di Banca Etica (il programma completo è consultabile in www.bancaetica.it/15anni). Volute e organizzate dai soci per far conoscere i risultati sinora raggiunti dalla prima realtà di credito italiana dedicata interamente alla finanza etica, le iniziative prevedono anche una vera e propria festa di compleanno: si è svolta sabato 8 marzo a Padova, città in cui, nella giornata mondiale dedicata alla donna del 1999, si aprì il primo sportello e oggi sede centrale dell'istituto.

Il genere femminile è un elemento che torna spesso, quando si legge il percorso di vita di Banca Etica. L'8 marzo ha portato fortuna a una banca che resiste sul mercato e, a differenza di imponenti colleghi, risente meno della lunga e negativa congiuntura economica internazionale. «Siamo l'unica banca in Italia con un consiglio di amministrazione con maggioranza di donne» sottolinea la vicepresidente Anna Fasano. E, riguardo ad alcune osservazioni emerse alla tavola rotonda in calendario per la festa di Padova (“Quale ruolo per le donne nella costruzione di una nuova economia, più equa e sostenibile?”), ricorda uno studio della Banca d'Italia dello scorso giugno, in cui si è evidenziato come la presenza di più donne nei Cda bancari accresca l'efficienza operativa delle stesse banche e ne possa ridurre la rischiosità. «In questi anni il tessuto socio-economico in cui operiamo è mutato sia a livello normativo, sia a livello sociale. È cambiato anche il privato sociale, che ora non può più rispondere solo a necessità o impegnarsi per costituire reti collaborative, come succedeva quando Banca Etica è nata», spiega la vicepresidente.

«Oggi il terzo settore deve tendere alla costruzione di sistema di welfare volto all’attivazione delle comunità e delle loro risorse, per collaborare con l’ente pubblico nella tutela del bene comune e della salvaguardia dei diritti. Nostro compito è supportare tutte le serie di reti e di organizzazioni territoriali che tutelano i diritti; noi la chiamiamo “nuova economia” o “economia civile”, ed è l'evoluzione di quel movimento, legato alla nascita delle cooperazione sociale e della cooperazione internazionale, che ha portato alla nostra fondazione. Abbraccia i soggetti interessati non solo alla produzione di beni e servizi a favore della comunità, ma anche al percorso e al processo con cui questi vengono costruiti e poi erogati sul territorio. Un processo di costruzione che deve rispettare determinati criteri ed essere basato su elementi fondanti della finanza etica, dagli strumenti partecipativi alla trasparenza».

Nell'occasione dei festeggiamenti è stata presentata a Roma una ricerca di Altis e dell'Università Cattolica di Milano sull'impatto sociale dell'istituto di credito. Tra i dati più significativi emerge il numero di finanziamenti erogati a famiglie e a imprese sociali in questi quindici anni (23.804 finanziamenti per un totale di 1,8 miliardi di euro, il 70% dei quali riservati a enti non profit); l'avvenuta crescita di fiducia da parte dei risparmiatori, con una crescita nel 2013 dell’11% (per le altre banche si è invece registrata una contrazione complessiva del -1,9%); un tasso di sofferenze del 2,02% a fine 2013, nettamente inferiore alla media del sistema bancario stabilita intorno al 7,7%.

«In questo periodo di crisi Banca Etica è andata in controtendenza», prosegue Anna Fasano. «Da una parte la disaffezione al sistema bancario da parte dei risparmiatori ha reso il cittadino più consapevole e responsabile, così che, nonostante la diminuzione dei risparmi, ha scelto di depositarli in modo diverso. Dall'altra, sull’erogazione del credito, abbiamo distribuito maggiori impieghi, sostenendo le realtà che, nel momento di crisi anche del lavoro, sono riuscite a reggere. Le abbiamo sostenute non solo erogando prestiti ordinari, ma anche in termini di capitalizzazione, aiuto, consolidamento delle varie strutture. Il dato delle sofferenze a 2,02% invece che al 7,7% del sistema nazionale fa comprendere che abbiamo investito su realtà vincenti, con progetti di qualità. Puntando molto sulla fiducia reciproca, perché, nei momenti di difficoltà, si facilita la manifestazione dei punti di crisi, per eventualmente ripensare insieme al proseguo del rapporto. Pur essendo molto piccoli, siamo presenti su tutto il territorio nazionale e ora all’estero, perché in Spagna, a Bilbao, stiamo per aprire una filiale. Questo radicamento territoriale dipende prevalentemente dalla presenza associativa, cioè dei gruppi locali che sono per noi monitor tra le varie realtà operanti e segnalatori di progetti di qualità, con cui collaborare; possono anche essere realtà che sostengono i vari soggetti nelle fasi di criticità».

La ricerca rileva come i finanziamenti, distribuiti in modo quasi equivalente in tutte le macro aree del Paese, siano stati erogati per il 31% a interventi di ambito sociale, per il 27% alla qualità della vita e allo sport, per l'11% a privati, e per il 10% in ugual proporzione al profit responsabile, alla cooperazione internazionale e all'ambiente. Chiediamo alla vicepresidente se ha un progetto cui si sente particolarmente legata. «Bella domanda», risponde sorridendo. «Forse due. Il primo riguarda la bancabilità dei soggetti tramite la valutazione socio-ambientale, cioè come si riesce a rendere bancabili soggetti che altrimenti non lo sarebbero, dando parametri che possano essere confrontati e utilizzati nelle classiche istruttorie economico-finanziarie. Il secondo è il diritto alla casa, un contesto in cui pubblico, privato e privato sociale lavorano insieme e in cui anche la nostra banca si sta impegnando, affinché la sua salvaguardia venga tutelata tenendo presente criteri base come l’inclusione sociale e lo sviluppo della comunità. Per supportare i soggetti, soprattutto quelli fragili e in crisi, è necessario ripartire dalle proprie comunità, perché al loro interno vi sono le forze e le risorse per riuscire a rispondere a tutte le difficoltà che il contesto socio-economico ci propone, dalla crisi economica e del lavoro a quella delle relazioni. Credo che la leva finanziaria e il concedere credito a progettualità che partono dallo sviluppo delle comunità possano fornire un contributo significativo».

 
 
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