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mercoledì 28 settembre 2022
 
il papa
 

«Da queste tombe s’alza un grido di pace: fermatevi fabbricatori di armi»

02/11/2021  Francesco celebra la Messa per il 2 novembre nel Cimitero Militare francese di Roma: «La guerra mandia i figli della patria, alcuni morti sono anche senza nome. L’ultimo passo ci trovi in cammino, non girando in passeggiata; nel cammino della vita e non in un labirinto senza fine»

Martedì mattina, nel giorno della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, papa Francesco ha presieduto la Santa Messa nel Cimitero Militare Francese in Roma. Al Suo arrivo, ha deposto dei fiori bianchi su alcune tombe e si è raccolto in un momento di preghiera su una tomba anonima. Quindi, prima di arrivare all’altare, ha salutato un gruppo di bambini con i familiari. Al termine della Santa Messa, Bergoglio è rientrato in Vaticano e si è recato nelle Grotte Vaticane della Basilica Vaticana per pregare sulle tombe dei Papi.

Ecco la trascrizione integrale dell’omelia che il Papa ha pronunciato interamente a braccio nel corso della Messa:

Mi viene in mente uno scritto, alla porta di un piccolo cimitero, al nord: “Tu che passi, pensa ai tuoi passi, e dei tuoi passi pensa all’ultimo passo”. Tu che passi. La vita è un cammino, tutti noi siamo in cammino. Tutti noi, se vogliamo fare qualcosa nella vita, siamo in cammino. Che non è passeggiata, neppure labirinto, no, è cammino. Nel cammino, noi passiamo davanti a tanti fatti storici, davanti a tante situazioni difficili. E anche davanti ai cimiteri. Il consiglio di questo cimitero è: “Tu che passi, ferma il passo e pensa, dei tuoi passi, all’ultimo passo”. Tutti avremo un ultimo passo. Qualcuno può dirmi: “Padre, non sia così luttuoso, non sia tragico”.

Ma è la verità. L’importante è che quell’ultimo passo ci trovi in cammino, non girando in passeggiata; nel cammino della vita e non in un labirinto senza fine. Essere in cammino perché l’ultimo passo ci trovi camminando. Questo è il primo pensiero che vorrei dire e che mi viene dal cuore.

Il secondo pensiero, sono le tombe. Questa gente – brava gente – è morta in guerra, è morta perché è stata chiamata a difendere la patria, a difendere valori, a difendere ideali e, tante altre volte, a difendere situazioni politiche tristi e lamentabili. E sono le vittime, le vittime della guerra, che mangia i figli della patria. E penso ad Anzio, a Redipuglia; penso al Piave nel ’14 – tanti sono rimasti lì –; penso alla spiaggia di Normandia: quarantamila, in quello sbarco! Ma non importa, cadevano… Mi sono fermato davanti a una tomba, lì: “Inconnu. Mort pour la France. 1944”. Neppure il nome. Nel cuore di Dio c’è il nome di tutti noi, ma questa è la tragedia della guerra. Sono sicuro che tutti questi che sono andati in buona volontà, chiamati dalla patria per difenderla, sono con il Signore.

Ma noi, che stiamo in cammino, lottiamo sufficientemente perché non ci siano le guerre? Perché non ci siano le economie dei Paesi fortificate dall’industria delle armi? Oggi la predica dovrebbe essere guardare le tombe: “Morto per la Francia”; alcune hanno il nome, poche altre no. Ma queste tombe sono un messaggio di pace: “Fermatevi, fratelli e sorelle, fermatevi! Fermatevi, fabbricatori di armi, fermatevi!”.

Questi due pensieri vi lascio. “Tu che passi, pensa, dei tuoi passi, all’ultimo passo”: che sia in pace, in pace del cuore, in pace tutto. Il secondo pensiero: queste tombe che parlano, gridano, gridano da sé stesse, gridano: “Pace!”.

Che il Signore ci aiuti a seminare e conservare nel nostro cuore questi due pensieri.

 
 
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