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Un mistero italiano
 

25 anni fa l'omicidio senza colpevoli di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

20/03/2019  Dopo depistaggi e misteri senza addivenire a una verità giudiziaria su chi ha ucciso la giornalista e chi sono stati i mandanti, è partita una petizione per non archiviare il caso. E sul numero in edicola di Famiglia cristiana nuove rivelazione inedite

Sono trascorsi 25 anni dall’uccisione a Mogadiscio della giornalista di Rai 3 Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin. 25 anni di indagini, misteri, insabbiamenti, depistaggi senza che si sia mai arrivati a una verità giudiziaria, a individuare cioè sia gli esecutori materiali dell’agguato sia i mandanti, dopo che nel 2016 è stato dichiarato innocente l’unico condannato in questa  brutta storia, il somalo Hashi Omar Hassan,  che aveva scontato 17 anni di carcere dopo essere stato indicato come uno degli assassini da un testimone che poi, grazie alla testimonianza raccolta da una troupe di Chi l’ha visto?, aveva dichiarato di essere stato pagato per testimoniare il falso.  E sul caso Alpi pende una richiesta di archiviazione, contro la quale è stata lanciata una petizione dal titolo Noi non archiviamo. Questi i fatti dell’omicidio: il 12 marzo 1994 Ilaria Alpi atterrava a Mogadiscio per il suo settimo viaggio come inviata in Somalia in occasione del ritiro delle truppe italiane del contingente Ibis 2 previsto per il 20 marzo. Il 14 marzo Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin partirono in aereo per Bosaso, la terza città più popolosa della Somalia. Il giorno successivo intervistarono il leader locale che si faceva chiamare il Sultano, raccogliendo una testimonianza che avvalorava le ipotesi investigative della Alpi: tra l’Italia e la Somalia, con la copertura della cooperazione internazionale, era in atto un traffico di rifiuti tossici e di armi destinate alle due fazioni in lotta da anni e di fatto controllavano il paese in assenza di un vero e proprio governo. Il 20 marzo 1994
Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin, poche ore dopo essere rientrati da Bosaso, venivano uccisi davanti all’hotel Amana con due colpi di arma da fuoco alla testa a Mogadiscio.
Dopo il rientro della salma dei due giornalisti in Italia il 22 marzo  veniva  aperta un’inchiesta sul duplice omicidio. Negli anni successivi i genitori di Ilaria Alpi, Giorgio e Luciana, combatterono una dura battaglia, spesso solitaria, per far emergere la verità. Il 31 luglio 2003 venne istituita una commissione di inchiesta parlamen¬tare per fare luce sull’omicidio ancora avvolto nel mi¬stero. La commissione si chiuderà nel febbraio 2006 senza aver trovato nessuna verità. Il 10 ottobre 2008 venne consegnata ai familiari la medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica al valore civile alla me¬moria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Dopo la morte di Giorgio nel 2010 a chiedere giustizia era rimasta solo Luciana Alpi, scomparsa poi anch’essa nel giugno 2018.

Sul caso Ilaria Alpi a livello giornalistico ha molto indagato il giornalista di Famiglia cristiana Luciano Scalettari, che ha compiuto numerosi viaggi in Somalia sulla scia dell’inchiesta della reporter uccisa. E nel suo libro appena uscito Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, depistaggi e verità nascoste a 25 anni dalla morte (edito da Round Robin), scritto con  Luigi Grimaldi, di cui diamo conto in un articolo sul numero di Famiglia Cristiana in edicola, rivela alcune novità tra cui le dichiarazionia di Muhamed Hussein Alesow, che fu testimone dell’agguato, e che in un’intervista rileva come il commando di 5 uomini (e non sette come si è finora creduto), non uscì mai dall’auto ma sparò dai finestrini i colpi di kalashnikov che uccisero i due giornalisti. Nel 1998 fu fatto venire in Italia e gli fu chiesto di incastrare Omar Hassan in cambio della possibilità di rimanere nel nostro paese, lui si rifiutò e fu rispedito in Somalia, Uno dei tanti maneggi di una brutta pagina della storia italiana.

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