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sabato 27 novembre 2021
 
L'anniversario della morte di Chico Mendes
 

25 anni fa moriva il “sindacalista dell'Amazzonia”

23/12/2013  Chico Mendes, il sindacalista e ambientalista brasiliano, fu assassinato il 22 dicembre 1988 sull'uscio della povera casa di Xapurì, nello Stato di Acre. Dopo un quarto di secolo la battaglia di Chico è quanto mai attuale: la deforestazione continua, molti altri difensori della natura sono stati uccisi. E gli indigeni lottano ancora per il riconoscimento dei propri diritti.

Sono passati 25 anni dalla morte di Chico Mendes. Il sindacalista e ambientalista brasiliano è stato assassinato esattamente il 22 dicembre 1988. Mendes, il raccoglitore di caucciù divenuto leader e guida del movimento dei lavoratori brasiliani, si opponeva alla distruzione della foresta e difendeva i diritti dei popoli che vivono dei suoi prodotti.

Venne ucciso a 44 anni sull’uscio della sua umile casa a Xapurì, nello Stato amazzonico dell’Acre, una delle regioni più violenti del Paese. Delle centinaia di omicidi di capi sindacali che protestavano per i diritti della terra, l'unico per cui si investigò e che portò a una condanna fu quello di Chico Mendes.

Nel 1990, Darly Alves da Silva, proprietario terriero e allevatore locale, fu condannato a 19 anni di prigione come mandante dell'omicidio, mentre il figlio, Darci, ricevette la stessa pena come esecutore materiale. Non appena i mass media spensero i riflettori, però, gli omicidi continuarono e, due anni dopo, la condanna a Darly Alves da Silva fu annullata dalla Corte d'appello statale.

Negli anni successivi alla sua morte la battaglia per la difesa dell’Amazzonia è diventata patrimonio di molte associazioni e gruppi in tutto il mondo e dall’elezione di Lula (compagno di partito di Mendes) alla presidenza del Brasile le cose sono iniziate molto lentamente a cambiare.

Oggi, dopo quattro anni di diminuzione, però, la deforestazione dell'Amazzonia è tornata a crescere. Da luglio 2012 a luglio 2013, sono andati distrutti 5.843 chilometri quadrati di foresta, ovvero il 28% in più rispetto all'anno precedente (4.571 km quadrati). I dati raccolti dall'Istituto nazionale di ricerca spaziale (Inpe), che monitora dall'alto la foresta amazzonica, mostrano chiaramente questo fenomeno.

La copertina del libro dedicato a Chico Mendes, di Miriam Giovanzana, pubblicato da Terre di Mezzo. In copertina: uno scorcio del piccolo museo dedicato a Mendes, a pochi passi dalla sua casa di Xapurì, nello Stato brasiliano di Acre (Foto Scalettari).
La copertina del libro dedicato a Chico Mendes, di Miriam Giovanzana, pubblicato da Terre di Mezzo. In copertina: uno scorcio del piccolo museo dedicato a Mendes, a pochi passi dalla sua casa di Xapurì, nello Stato brasiliano di Acre (Foto Scalettari).

Molti sono i "caduti" per la difesa della foresta amazzonica, anche in questi ultimi anni

La causa è da imputare soprattutto alle attività di taglio illegale. Le zone più colpite sono quelle di Amazonas, Parà, Mato Grosso e Maranhao. Da parte sua, la presidente Dilma Rousseff ha confermato, numeri alla mano, l’impegno del suo governo contro la criminalità ambientale.

Eppure dopo Chico Mendes, molti altri sono stati i “caduti” sul fronte della tutela ambientale, tra cui la paolina Dorothy Stang, prima Martire del creato. La suora è stata assassinata nel 2005 ad Anapu, Stato brasiliano del Parà che detiene i record nelle deforestazioni, negli abusi dei diritti umani e nei crimini ambientali.

Di pochi giorni fa è invece la scomparsa di Ambrósio Vilhalva, leader Guaranì, che lottava per garantire al suo popolo il diritto di vivere nella propria terra. Secondo Survival International, l’uomo è stato trovato morto nella sua capanna, con ferite multiple da accoltellamento. Nei mesi scorsi aveva ricevuto diverse minacce. Vilhalva si era schierato con forza contro le piantagioni di canna da zucchero che occupano la terra della sua comunità e contro Raízen, una joint venture tra la Shell e Cosan che utilizzava la canna da zucchero per produrre biocarburanti. La campagna che la sua comunità aveva condotto insieme a Survival International aveva costretto la Raízen a rinunciare ad approvvigionarsi della canna da zucchero coltivata nelle terre Guaranì.

Per arginare la deforestazione qualcosa possono fare anche i governi del Vecchio Continente. La Commissione Europea si è assunta l’impegno di ridurre la deforestazione tropicale del 50% entro il 2020 rispetto ai livelli di cinque anni fa. Anche l’Italia deve contribuire a raggiungere questo obiettivo controllando il mercato italiano, un mercato che a livello mondiale muove oltre 190 miliardi di dollari l’anno.

WWF, Greenpeace, Legambiente e Terra! hanno denunciato la mancanza di azioni da parte del nostro governo per fermare il commercio di legno illegale in Italia. Dopo 9 mesi dall’entrata in vigore del Regolamento Europeo del Legno, non esiste ancora la normativa italiana di attuazione che tutti gli Stati membri devono emanare. L’Italia è obbligata a tradurre in decreto un regolamento europeo. La mancanza di sanzioni puntuali vanifica tutto, e questo significa concedere il via libera all’importazione e al traffico di legname illegale.

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