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lunedì 15 agosto 2022
 
Musica
 

Raphael Gualazzi: «Amore vita pace: i valori che non dobbiamo dimenticare»

02/01/2017 

Dal magnico Teatro San Domenico di Crema arrivano le note di un pianoforte. Ma quando entriamo, scopriamo che non è Raphael Gualazzi a suonare. Il cantautore è seduto nelle prime file a contemplare gli strumenti prima del concerto di stasera: «Se guardo il palco, penso a come sarà bello tra poche ore interagire con gli altri musicisti, inventare insieme sul momento qualcosa che non abbiamo programmato. La magia della musica sta nel fatto che non c’è nemmeno bisogno di parlare: se si riesce a mettere da parte il proprio ego per ascoltare gli altri, ecco che tutti insieme si produce bellezza».

Raphael sta portando in tour il disco Love Life Peace, trainato dal tormentone estivo L’estate di John Wayne.

Love Life Peace. Ovvero: amore, vita, pace. Sembra uno slogan degli anni ’60. Che senso ha usare queste parole oggi?

«Il 2016 è stato funestato dagli attacchi terroristici. Ho tanti parenti e amici che vivono a Parigi e credo che sia importante ricordare i valori che stanno dietro alle tre parole con cui ho intitolato il mio disco. Altrimenti, se pensiamo solo al male, facciamo proprio il gioco dei terroristi. Per questo penso che Sting abbia fatto benissimo a esibirsi al Bataclan».

La canzone Love Things è un’ironica invettiva contro la frenesia del consumismo...

«La frase che chiude la canzone è: “Please, be yourself”, “Per favore, sii te stesso”. Le nostre vite sono dominate da preoccupazioni futili. Io invito a riscoprire i valori più semplici, quelli che ci vengono insegnati da bambini e che non hanno prezzo: l’amicizia, la soddisfazione per un lavoro ben fatto, che tu sia un falegname o un avvocato».

In L’estate di John Wayne citi una serie di miti degli anni ’70 e ’80, dai cinema all’aperto alle penne a stilo, dai ­film di Fellini ai cartoni di Arsenio Lupin. Tu di cosa hai nostalgia?

«Il tepore di un camino durante una giornata invernale, una serata passata a suonare e a ridere con gli amici... La mia nostalgia è più una saudade, come dicono i brasiliani: la sensazione di non poter mai più rivivere un evento in sé ripetibile nello stesso modo, accompagnata però dalla consapevolezza che ce ne saranno mille altri: è questo il bello della vita».

Perché hai citato in particolare Fellini?

«In Amarcord lui ha rappresentato famiglie e personaggi tipici della provincia che sono rimasti ancora oggi e che secondo me sono alla base di ciò che viene più apprezzato dell’Italia all’estero. Negli altri Paesi di solito le popolazioni sono molto più omogenee della nostra. In Italia basta spostarsi di dieci chilometri e il dialetto, la cucina cambiano. Da questa necessità di confrontarsi con chi ci è vicino eppure è diverso da noi, scaturisce la creatività che ci rende ancora unici al mondo».

Da questo punto di vista, secondo te la musica che ruolo ha?

«Fondamentale. Pensiamo a quanto ha fatto il jazz negli Stati Uniti per favorire l’integrazione. In anni in cui il razzismo era ancora fortissimo, c’erano tante “Big Band” in cui bianchi e neri suonavano insieme. Su questo, tra l’altro, c’è una storia bellissima che ci riguarda da vicino, perché il primo musicista a incidere un disco jazz fu Nick La Rocca, nato a New Orleans ma di origini siciliane. Ed ebbe talmente successo che portò la sua Original Dixieland Jass Band ’fino a Londra».

Vista la tua preparazione, oltre a cantare con Malika Ayane Buena Fortuna, la sigla del nuovo Rischiatutto, potresti partecipare come concorrente...

«No, non ho una cultura così enciclopedica. La mia passione sono le biografi’e di musicisti: mi piace scoprire le vicende umane che stanno dietro alle loro scelte artistiche».

Sei nato e cresciuto a Urbino. Hai avuto parenti o amici che sono stati coinvolti nel recente terremoto?

«Urbino, a parte il Duomo che già fu distrutto da un altro sisma nel 1789, non ha subìto danni gravi, anche se alcuni miei parenti hanno preferito dormire in auto. A Norcia invece è crollata la scuola dove il mio trombonista ha insegnato per 15 anni. La musica può essere anche un veicolo importante per sensibilizzare alla solidarietà e per questo ho partecipato al concerto Jazz per Amatrice».

Ti è mai capitato di suonare in una chiesa?

«Ho suonato dappertutto: pub, gelaterie, ristoranti e anche chiese. Ricordo che per un matrimonio ho accompagnato con l’organo una cantante lirica che eseguiva brani sacri come l’Ave Maria di Schubert. È sempre emozionante ascoltare una voce che può arrivare fino al cielo».

 
 
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