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mercoledì 15 luglio 2020
 
RICORRENZA
 

Il 4 novembre, festa di tutti: per la pace

04/11/2016  Il richiamo di Pax Christi: il ricordo dei tantissimi morti causati dai conflitti deve spronarci verso il ripudio definitivo della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Il presidente Sergio Mattarella all'Altare della Patria.

Si deve a Carlo Azeglio Ciampi la ripresa del significato più autentico della festa del 4 novembre: risvegliare in tutti gli italiani il sentimento dell’unità nazionale. Durante il suo settennato Ciampi affrontò i rigurgiti secessionisti e gli strappi al tessuto sociale del Paese richiamando alla memoria la storia tormentata del nostro Paese e rafforzando il più genuino e sano orgoglio nazionale. Non solo dunque la festa delle forze armate, ma quella di tutti i cittadini che fanno memoria dei morti della prima guerra mondiale (la festa fu istituita nel 1918) e si impegnano per un futuro di pace.

Lo ha ricordato, proprio alla vigilia della celebrazione di quest’anno, anche monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi e vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti: «Questo è il giorno in cui ricordare la fine della prima Guerra Mondiale, “inutile strage”. Facciamo memoria dei tantissimi morti e il loro ricordo ci impegni sulla strada della pace e del ripudio della guerra».

Monsignor Ricchiuti, però, denuncia anche che in quella che papa Francesco chiama terza guerra mondiale a pezzi «anche l’Italia ha un ruolo importante. Come tacere davanti all’aumento della vendita di armi italiane? Noi abbiamo la legge 185/90 che vieta di vendere armi a Paesi in guerra o che violano i diritti umani. E invece è documentato che dall’Italia sono partite armi per l’Arabia Saudita, che sta bombardando lo Yemen. Ora c’è anche un’inchiesta della Procura di Brescia. Speriamo che si faccia piena luce e che emerga tutta la verità».

Non si possono accettare, è il parere di Pax Christi, «le risposte della ministra Pinotti e del ministro Gentiloni che sostengono che contro l’Arabia Saudita non c’è nessun embargo dell’Onu e quindi... è tutto regolare. Arrivando anche a sostenere, come scusante, che ci sono altri Paesi che ne vendono più di noi. Noi, come Pax Christi, insieme ad altri, abbiamo voluto con forza la legge 185/90 sul controllo della vendita di armi, e vogliamo che venga rispettata!».

Monsignor Ricchiuti è sconcertato anche per «la recente posizione dell’Italia all’Onu, lo scorso 27 ottobre: 123 nazioni hanno votato a favore di un Trattato di messa al bando degli ordigni nucleari per il 2017, e l’Italia invece ha votato contro! Questo è molto grave! Dobbiamo chiedere spiegazioni. Non possiamo accettare che si continuino a produrre i costosissimi F-35, destinati al trasporto anche di ordigni nucleari, non possiamo accettare la follia della guerra».

Con gli altri vescovi presidenti di Pax Christi monsignor Ricchiuti ha ricordato quanto già detto nel 1965 dal Concilio Vaticano II: «Ogni atto di guerra, che mira indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato. La corsa agli armamenti è una delle piaghe più gravi dell’umanità e danneggia in modo intollerabile i poveri; e c’è molto da temere che, se tale corsa continuerà, produrrà un giorno tutte le stragi, delle quali va già preparando i mezzi». E chiede che anche la festa del 4 novembre diventi occasione per far diventare l’impegno per la pace «un impegno prioritario di tutta la Chiesa».

Intanto oggi, nelle celebrazioni, si rende omaggio ai caduti con la deposizione di una corona al milite ignoto seppellito al Vittoriano, a Roma. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato accolto in piazza Venezia non solo da uomini e donne in uniforme, ma anche da un gruppo di studenti delle scuole cittadine. Tra gli altri, sono stati schierati reparti di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza impiegati nell'ambito delle operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dal recente sisma.

«Questa giornata», sottolinea un comunicato della Difesa che ha anche preparato un video per l’occasione, «simboleggia la determinazione degli uomini e delle donne della Difesa italiana, sempre pronti a sacrificarsi quotidianamente al servizio del Paese, quali garanti della tutela e della sicurezza collettiva ma pronti anche a prestare servizio e a soccorrere le popolazioni in difficoltà».

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