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sabato 27 novembre 2021
 
 

5 Stelle, ora si ricomincia da capo

26/05/2014  La sconfitta europea obbliga Beppe Grillo e Roberto Casaleggio a rivedere le strategie e soprattutto a fare un doveroso bagno d'umiltà

C’è sempre una prima volta. Così, anche per il Movimento 5 Stelle è arrivata la prima sconfitta, anzi, la batosta. Perché non se l’aspettava nessuno, neanche i meno ottimisti; perché oltre a non guadagnare voti, ora i grillini guardano da lontanissimo il “nemico” Renzi e il suo Pd meno L, come lo chiama in modo sarcastico Beppe Grillo; perché bisogna saper perdere e questa è una nuova, difficile prova da superare. Per ora, non c’è traccia della capacità di digerire la sconfitta.

Beppe Grillo che mima una coltellata al cuore, alludendo al risultato deludente ottenuto alle elezioni europee, non fa che perpetuare quella modalità sempre troppo aggressiva, quasi violenta, con la quale è andato allo sbaraglio in campagna elettorale. Le elezioni, caro Grillo, se perse, non significano di certo la morte. Verrebbe da dirgli: stai sereno... Anzi, molte volte le sconfitte sono il giusto momento per fare il punto della situazione: fermiamoci un po’, analizziamo i nostri errori e ripartiamo. In un sistema democratico tutti i partiti, quando hanno perso, hanno fatto così. E dalle loro ceneri spesso sono rinati. Ma se il leader, come primo commento gestuale, mima una coltellata, allora vuol dire che è ancora immerso in quel modus operandi che gli elettori hanno respinto.

Che bocciatura è stata? Proviamo a indicare alcune motivazioni: troppo violento e arrogante con tutti, nessuno escluso. Davvero un leader della politica può sbeffeggiare il mondo, mostrando oltre l’orizzonte un futuro di macerie di ogni storia personale, di ogni partito, delle istituzioni, credendo di vincere? In realtà non lo fa mai nessuno in democrazia, a parte chi decide di far rumore per il solito quarto d’ora di celebrità. E davvero il Movimento 5 Stelle pensava di convincere gli italiani mostrandosi pronto sempre e soltanto a contestare e mai a costruire? Sempre a dileggiare e a marcare le differenze e mai a concertare? Il complesso dei primi della classe - senza mai aver frequentato la scuola - alla fine non paga. Grillo che è “oltre Hitler”, che insulta Schulz, che promette processi per tutti quelli che non sono d’accordo con lui, che minaccia il Quirinale, che predice scenari apocalittici (a vittoria elettorale corrispondono le dimissioni di Napolitano, nuove elezioni e governo monocolore), è davvero convinto di non aver sbagliato direzione?

Ora, a bocce finalmente ferme, si può affermare che i casi sono due: o Grillo e il suo Movimento credevano che quella fosse la via giusta, o sapevano di andare incontro a un flop. Nel primo caso, vorrebbe dire che nonostante abbiano strombazzato ai quattro venti per mesi e mesi di avere il polso della situazione del Paese reale, in realtà non ci hanno capito niente e si sono dimostrati superficiali. Nella seconda ipotesi, appare terribile il fatto che non siano stati in grado di correggere la rotta, di mostrarsi agli italiani in modo nuovo, diverso da come avevano partecipato finora alla cosa pubblica, per recuperare il terreno che stavano perdendo. Insomma, in una parola: arroganti.

E quella frase: “Se perdo me ne vado”, cos’era: una minaccia o una promessa? E cosa succederà adesso rispetto al “me ne vado”? Forte è il sospetto che tutto si risolva all’italiana: lui se ne va, almeno così dice a voce alta e fiera. Gli altri lo pregano, accorati, di non farlo. Lui allora si commuove, ringrazia per la fiducia rinnovata e si ricomincia tutto daccapo, chi ha avuto ha avuto, simm'e Napule paisa', eccetera. I grillini, in realtà, hanno avuto il merito di apparire come “italiani nuovi” rispetto a certo sottobosco politico contiguo col malaffare, ma se adesso, di fronte alla sconfitta, si comporteranno come gli altri partiti di sempre, allora saranno destinati a perdere tutti i crediti.

P. S.: un consiglio a Beppe Grillo: la smetta di sbertucciare, imitare, parodiare e parafrasare. Ora anche la poesia di Kipling, basta, che diamine! Viene il sospetto che stia perdendo la vena creativa originale, quella tutta sua, quella che probabilmente anche chi non la pensa come lui potrebbe in qualche caso ammirare (se ci fosse, s’intende).

 
 
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