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5.000 persone a Forlì: la grande famiglia della Papa Giovanni

30/05/2017  Anziani, disabili, bambini, ex prostitute, ex carcerati, persone senza fissa dimora, profughi, sordomuti, missionari. Provenienti da 40 Paesi del mondo dove la Comunità è presente. Quando l’inclusione è una realtà

Fu l'inclusione la grande intuizione di don Oreste Benzi, quando diede vita alla Comunità papa Giovanni XXIII. Ed è un'inclusione vera, reale, palpabile. Nella “due-giorni” del 27 e 28 maggio, lo si poteva toccare con mano. Una folla di 5.000 persone fra anziani, disabili (anche gravissimi), bambini, ex prostitute, ex carcerati, persone senza fissa dimora, profughi, sordomuti, missionari provenienti da 40 Paesi del mondo dove la Comunità è presente, ognuno con la propria storia ed esperienza di vita, più o meno sofferta, si è radunata alla Fiera di Forlì per l'Assemblea Internazionale 2017, che quest'anno assume un significato ancora più pregnante, visto che si celebrano i dieci anni dalla morte di don Oreste, avvenuta il 2 novembre 2017.

 

«L'Assemblea Internazionale è un momento per ascoltare ed ascoltarsi, per verificare a che punto è la “costruzione di cieli e terra nuova”; questa visione profetizzata da Isaia ha affascinato don Oreste fin da giovane e alla sua realizzazione si è dedicato con tenacia», spiega il presidente della Papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo Ramonda. «La scelta di Forlì dipende dal fatto che qui abbiamo grandi progetti. Apriremo una scuola basata sulla pedagogia del gratuito, uno dei sogni del nostro fondatore, e apriremo una casa di recupero per i detenuti». A chi teme quest' iniziativa, Ramonda dice: «Non lasciatevi strumentalizzare, non abbiate paura. Chi sceglie di fare un vero percorso di recupero, cambia vita, e allora non delinque più».

 

A Forlì si è parlato di redistribuzione della ricchezza, stili di vita inclusivi, vicinanza agli ultimi, ascolto del grido dei poveri... attraverso relazioni, testimonianze, video interventi dai cinque continenti, ma non mancano le celebrazioni eucaristiche, la preghiera, e i momenti più leggeri.

Una terza giornata è prevista per fine ottobre, in una data vicina all'anniversario della morte del sacerdote riminese. «Da quarant'anni il ritrovo della Papa Giovanni è un'occasione unica dove si possono incontrare tutti i piccoli, gli ultimi e i poveri accolti nelle case famiglia, in Italia e all'estero», continua il presidente. «È uno spaccato di quel popolo di Dio, proveniente dalle periferie esistenziali e materiali cui spesso fa riferimento papa Francesco».

 

La messa del sabato è stata celebrata da don Fortunato Di Noto, presidente di “Meter” (associazione che lotta contro la pedofilia); quella della domenica da don Elia Piccari, che ha vissuto per cinquant'anni con don Oreste. «Conservo un particolare ricordo di don Oreste», ha raccontato don Di Noto. «Fu lui a dirmi “Tu fai una cosa che io non riuscirei a fare”. La sua fu una grande benedizione per me e per l'opera che portiamo avanti contro lo sfruttamento dei bambini. Don Oreste Benzi incarnava l'Eucaristia».

 

Ai 40 Paesi dove è già presente la Comunità, se ne aggiungeranno altri. Messico, Cuba, Sierra Leone, Capoverde, Togo stanno bussando. E, poiché l'inclusione o è totalizzante, o non è, in questa due giorni non poteva mancare l'augurio ai fedeli musulmani per l'inizio del Ramadan: «Desideriamo collaborare per edificare un mondo migliore, senza violenza, e dove regni l'amore di Dio», ha concluso Ramonda.

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