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60 anni fra lo studio e gli stadi

09/01/2020  Il 10 gennaio 1960 nasceva "Tutto il calcio minuto per minuto", la popolare trasmissione radiofonica che per decenni è stata la colonna sonora delle domeniche italiane.

In alto i calici per un brindisi in onore di “Tutto il calcio minuto per minuto”, che festeggia sessant’anni.  Era il 10 gennaio del 1960 quando in via sperimentale partì la trasmissione radiofonica che per la prima volta raccontava simultaneamente più partite di calcio. In studio, a Milano, c’era Roberto Bortoluzzi. A San Siro c’era Nicolò Carosio per Milan-Juventus, a Bologna Enrico Ameri per Bologna-Napoli, ad Alessandria Andrea Boscione per Alessandria-Padova. Un esperimento che funzionò e poi fu allargato inserendo nella trasmissione più campi e altre voci.

Per decenni “Tutto il calcio minuto per minuto” è stata la colonna sonora delle domeniche italiane. Le voci dei radiocronisti risuonavano nei cortili, dai balconi, nelle strade (si girava con l’orecchio incollato alle radio a transistor) e nelle autoradio delle automobili.

Chi è nato nell’epoca delle partite di calcio giocate quasi ogni giorno, vissute e raccontate dalle Tv satellitari e dai social in tempo reale, con immagini che arrivano già dagli spogliatoi prima ancora del fischio d’inizio dell’arbitro, non può capire il fascino di un programma come “Tutto il calcio minuto per minuto”. Urge un ripasso sul menù domenicale dei tifosi della seconda metà del Novecento.

Le partite di campionato si giocavano soltanto la domenica, c’era  il monopolio della Rai, i telefoni cellulari e internet non esistevano. L’unico modo per conoscere l’andamento di una partita di calcio era andare allo stadio oppure aspettare l’inizio di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Ma attenzione, la trasmissione cominciava solo durante l’intervallo fra il primo e il secondo tempo. Le immagini, ma non da tutti gli stadi, arrivavano nel tardo pomeriggio con “90° Minuto” (che nasce nel 1970). Alle 19 il primo canale della televisione trasmetteva un tempo di una partita del campionato di serie A. La partita che sarebbe stata trasmessa veniva decisa solo all’ultimo momento ed era un segreto più custodito di quelli della Madonna di Fatima. La RAI mandava le sue telecamere (mica tante, 2 o 3 al massimo, una ripresa da lontano e una da vicino) in un paio di stadi della serie A e poi si sceglieva che cosa mandare in onda. Nando Martellini, bravissimo, faceva la telecronaca in studio (“dal tubo”, si diceva in gergo) e ovviamente in differita. Pathos, come si può capire, zero. Poi, la sera, arrivava “La Domenica Sportiva”, con i servizi dagli stadi, le interviste, i commenti e la moviola.

Il calcio in TV arrivava quindi tardi, mediato, servito freddo. Tutta l’emozione era nella radio. I tifosi trattenevano il fiato, ascoltavano lo spot del brandy “Stock 84”, la sigla e  poi finalmente arrivava la voce di Roberto Bortoluzzi dallo studio centrale. Un saluto asciutto e senza fronzoli (“Gentili ascoltatori buongiorno, dallo studio centrale vi parla Roberto Bortoluzzi”), l’elenco dei campi collegati e dei radiocronisti, poi via con la girandola delle voci che annunciavano i risultati dei primi tempi. I tifosi vivevano appesi alle voci. E che voci.

Enrico Ameri dal campo principale. Una macchina da guerra implacabile che non ti faceva mai perdere di vista il pallone (che lui spesso e volentieri, per evitare ripetizioni, chiamava “la sfera”), un trionfo di ritmo e precisione, mai sguaiato o inutilmente sopra le righe, dizione perfetta, una voce calda e avvolgente che non perdeva mai un colpo. Sembrava che avesse il  metronomo impostato sulla "Cavalcata delle Walkyrie" di Wagner. Quando andò in pensione gli chiesi se in tanti anni di radiocronache gli fosse  mai sfuggita qualche “papera”, me ne confidò una piuttosto divertente  aggiungendo subito: “te l’ho detta, ma su Famiglia Cristiana non la puoi scrivere”. E quindi non la scriviamo. Uomo di destra, Ameri prediligeva una certa autarchia linguistica: con lui era più “rete!” che “gol!”. Religioso, Ameri costrinse un giovane Riccardo Cucchi, che lo affiancava come assistente, a seguirlo a Messa una domenica mattina di trasferta a Milano (Cucchi racconta l’episodio nel suo bel libro “Radiogol”). Solo una volta Ameri  perse le staffe in diretta per una interruzione di Sandro Ciotti. Il microfono rimase aperto e Ameri diede del rompiscatole (usiamo un eufemismo) al collega. Fu una crisi non da poco, che fu ricomposta dopo un lungo lavorìo diplomatico dei dirigenti Rai.

Dopo Ameri c’era, dal secondo campo di importanza della Serie A, la voce unica di  Sandro Ciotti. Ciotti aveva meno ritmo di Ameri, ma conosceva meglio il calcio, anche per averlo giocato. Se la voce di Ameri marcava a uomo il pallone, quella di Ciotti marcava a zona, dando più una visione di assieme.  Con quella sua voce roca, inconfondibile, Ciotti parlava un italiano elegante e forbito. Memorabili i suoi riferimenti alla “ventilazione apprezzabile” nelle giornate di vento. Ciotti trovava formule eleganti anche quando voleva formulare qualche critica. Un giorno che l’arbitro Lo Bello prese qualche decisione non condivisibile, Ciotti chiuse il collegamento dicendo “Ha arbitrato Lo Bello davanti a 80.000 testimoni”.

Il “dream team” di “Tutto il calcio minuto per minuto” era completato da Alfredo Provenzali e Claudio Ferretti. Due grandi professionisti e due bellissime voci, rodate da anni di radiocronache di nuoto, pallanuoto e ciclismo (Provenzali), ciclismo, pugilato  e atletica leggera (Ferretti). Guglielmo Moretti, uno degli ideatori del programma, una volta spiegò che uno dei segreti della trasmissione era il sapiente dosaggio delle voci: il travolgente Ameri, il basso continuo di Ciotti , la “mitragliatrice” Provenzali, lo squillante Ferretti. Chiudeva il giro dei campi Ezio Luzzi, voce delle partite di Serie B che, lo ammette lo stesso Luzzi, non interessava a nessuno. I ritmi erano serrati. L’interruzione “Scusa, Ameri” al momento di un gol o di un rigore faceva balzare il cuore in gola ai tifosi. Una volta Paolo Villaggio fece un gag radiofonica esilarante, ripetendo all'infinito "Scusa, Ameri", ma Ameri non si fermava mai. Alla fine quel "Scusa, Ameri", dapprima imperioso, diventava una preghiera, un rantolo, un soffio.

Nel corso degli anni “Tutto il calcio minuto per minuto” cominciò finalmente a raccontare le partite dall’inizio (dal 1987). Cambiarono le voci dallo studio centrale (Massimo De Luca, Alfredo Provenzali,  Filippo Corsini) e dai campi di gioco. Quando nel 1991 Ameri andò in pensione la prima voce divenne quella di Sandro Ciotti, poi il testimone passò a Riccardo Cucchi.  Gli ascolttaori presero confidenza con le voci di Francesco Recipe, Livio Forma, Emanuele Dotto e tanti altri. Intanto era arrivata l’epoca del calcio spezzatino, giocato a tutte le ore e quasi ogni giorno. Non c’è più il rito della partita domenicale. A volte i campi collegati la domenica pomeriggio sono soltanto tre o quattro, ma la cara vecchia radio è sempre lì, a raccontare le partite, con quelle voci che rimbalzano fra lo studio e gli stadi inseguendo un pallone.

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