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mercoledì 26 gennaio 2022
 
 

Le orchestre? Meno politica, più competenze

06/11/2014  L'Orchestra da Camera dei Pomeriggi musicali di Milano ha compiuto 70 anni. Un traguardo, dice Carlo Perucchetti che la segue da 35, raggiunto evitando i cachet folli e puntando sui giovani.

Daniele Gatti ai Pomeriggi Musicali. Foto di Lorenza Daverio
Daniele Gatti ai Pomeriggi Musicali. Foto di Lorenza Daverio

Quando, 70 anni fa, l’impresario Remigio Pavone fondò un’orchestra nella sede del Teatro Nuovo  di Milano scelse un nome che ne spiegava la particolarità: "I Pomeriggi Musicali". Proprio perché i musicisti si esibivano di pomeriggio. Da allora l’Orchestra da camera è diventata un'emblema della città. Grandi direttori (Bernstein, Abbado, Chailly, Gatti, Rovaris) e grandi solisti (Michelangeli ad esempio) che hanno iniziato la loro carriera sul palcoscenico de I Pomeriggi o ci sono passati almeno una volta;  una infinità di programmi; tanta musica nuova; attività per i ragazzi; la nuova sede nel centralissimo Teatro dal Verme ristrutturato: è impossibile riassumerne la storia in poche righe. Ma, nei giorni in cui si mettono in discussione le orchestre stabili (dei teatri lirici in particolare) e la programmazione musicale è passata sotto la lente degli investimenti pubblici sempre più in crisi, un’orchestra che compie 70 anni è un esempio ed un oggetto di confronto e dibattito.

Carlo Peruchetti
si occupa dei Pomeriggi da 35 anni, ed attualmente è direttore della produzione artistica. Ha dunque accompagnato l’orchestra per metà percorso: e sul tema della stabilità di un’orchestra è molto chiaro: “La tradizione italiana è quella delle orchestre stabili. E noi l’abbiamo sempre mantenuta. Ma devo dire che le cose non hanno sempre funzionato al meglio con questo sistema. Ai Pomeriggi siamo riusciti a farlo funzionare piuttosto bene. In 35 anni c’è stato un solo giorno di sciopero: significa che al di là delle leggi ed al di là delle convenzioni tutto dipende dagli uomini. In Italia abbiamo avuto un deficit in questo campo: troppo si è pensato alla politica e troppo poco alle competenze. In passato il rapporto col sindacato portava quest’ultimo quasi sempre ad avere la meglio: ma era il tempo in cui i debiti dei teatri venivano pagati dal Ministero a piè di lista. Adesso non è più così e questo ha determinato la situazione nella quale ci troviamo, soprattutto negli enti lirici. L’ideale sarebbe che ogni 3 o 4 anni si rifacessero dei concorsi per verificare la tenuta artistica e professionale di chi è stato assunto, per evitare che si vivacchi all’ombra del posto assicurato. Ma l’importante è avere dei buoni rapporti con i lavoratori. E bisogna ragionare per stabilizzare gli enti, ma con criterio e competenza".

L’equilibrio di gestione è sempre stato un vanto de I Pomeriggi, aggiungiamo noi. Equilibrio fra alta qualità artistica senza follie, offerta al pubblico, rispetto per il denaro di tutti: “Quando sento parlare di certi cachet mi cadono le braccia. Gli artisti vanno valorizzati come tali. Ma con la mediazione degli agenti è facile cadere in esagerazioni inaccettabili. Devo dire che io, trattando direttamente, avrò ricevuto rifiuti da contare al massimo sulle dita di una mano”.

Come avete scovato tanti artisti da lanciare?
 “Sono sempre stato invitato ai saggi del Conservatorio per esempio. Per me e per noi è essenziale puntare sui nuovi talenti”.

Il rapporto con le istituzioni?

 “Con Comune e Regione, è sempre stato strettissimo. Oggi è più mediato. Con la città abbiamo avuto la fortuna di gestire questo teatro centralissimo”.

I Pomeriggi però svolgono attività anche con la Regione. Soprattutto di supporto alla musica lirica. In questo caso sono orchestra stagionale.
“Quando è nato il Circuito Lirico Lombardo (formato dai principali teatri, Scala esclusa, ndr), si pose un problema politico. Anche se alcuni teatri disponevano di un’orchestra più per un fatto narcisistico, la Regione decise di assegnare ai Pomeriggi il ruolo di orchestra dei Teatri che coproducono. I risultati sono stati ottimi. Quest’anno per esempio il Don Giovanni ha avuto un successo strepitoso. E poi non dimentichiamo che un terzo dell’attività sinfonica si svolge in provincia, e quindi si aggiunge a quella nell’opera lirica”.

E il pubblico?

“Si dice che il pubblico invecchia. Ma non è vero. Noi portiamo molti giovani, soprattutto alle prove e soprattutto in provincia. Il pubblico non invecchia, si rinnova".

Il 5 novembre i Pomeriggi hanno festeggiato i loro “primi 70 anni”. Daniele Gatti ha regalato al pubblico straripante  una Sesta di Beethoven indimenticabile. Alla fine ha ricordato i tempi in cui prendeva il pullman con l’orchestra ed andava a dirigere in provincia. Lui era giovanissimo, al suo primo incarico stabile. Oggi dirige i più grandi teatri e le più grandi orchestre del mondo. Ma non dimentica I Pomeriggi: un esempio di grande musica e civiltà. Ed una risposta alle molte polemiche e domande di questi giorni.

 
 
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