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giovedì 21 gennaio 2021
 
Domande difficili
 

«9 anni e mi ha chiesto: “Perché va tutto male?”»

29/10/2020 

Domenica scorsa prima di andare a letto mio figlio, 9 anni, mi ha sorpreso con una domanda che mi ha creato molta difficoltà. «Papà, perché va tutto male?». Da qualche tempo siamo preoccupati per mio padre che non sta proprio bene e che non può più fare col nipote tante cose che a lui piacevano molto. Il nonno si stanca presto e deve riposarsi e si vede bene che questo intristisce mio figlio. Quella mattina, poi, durante la partita di calcio un suo compagno l’ha criticato davanti a tutti perché ha mancato un goal, anche se non era colpa sua, e poi nello spogliatoio l’ha pure spintonato. E la sera la nostra squadra preferita ha perso… Cose molto diverse di cui ho provato a parlare con lui, ma non è sempre facile…

VITTORIO

Cara Vittorio, non è sempre facile! Neanche per noi grandi, quando i momenti difficili o deludenti o semplicemente spiacevoli paiono assommarsi o aggiungersi a un clima generale che non è certo connotato dall’ottimismo. Per non parlare poi di quando ad “andare male” è la salute di chi amiamo, come nel vostro caso. Proprio di recente, se siete praticanti, avrete sentito elencare, di nuovo, durante la Messa, i mille dolori del povero Giobbe, a ricordarci che non c’è nulla di nuovo nella vita del mondo. Cerca di spiegare a tuo figlio che la Storia delle “cose che non vanno” e di quelle che invece volano libere da ostacoli, difficoltà e dolori si ripete di continuo, come gli confermeranno anche tante storie, che imparerà a leggere per dovere o, meglio ancora, per passione. Non sarà questo a consolarlo nell’immediato della sconfitta, ma ad aiutarlo a lavorare a poco a poco su quanto può essere cambiato sì. E ad accettare, aggrappati alla speranza, quanto può solo essere attraversato nel presente, di cui si comprenderà il significato solamente più avanti. Proprio di recente ho letto una bellissima frase di un uomo dalla vita certamente non facile, visto che ha dovuto resistere alle persecuzioni del regime comunista dell’allora Cecoslovacchia, il poeta e politico Václav Havel. Te la vorrei riproporre qui: «La speranza non ha niente a che vedere con l’ottimismo. Non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che qualcosa ha un senso, indipendentemente da come finirà. Chi meglio di un padre te lo può comunicare?

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