logo san paolo
venerdì 19 agosto 2022
 
 

A 40 anni dalla legge sul divorzio

01/12/2010  Il Forum delle associazioni familiari ricorda che "niente è stato fatto per aiutare le coppie a non separarsi".

La legge sul divorzio compie quarant'anni. Era il primo dicembre 1970 quando fu approvata la legge n. 898, detta "Baslini-Fortuna" dal nome dei due parlamentari promotori della stessa, recante il titolo "Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio". Da quel momento in Italia divenne possibile separarsi e divorziare agli effetti civili. La legge rappresentò l'epilogo di un'autentica battaglia politica durata diversi anni, almeno 5, e culminata, nella drammatica notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre 1970 al termine di una seduta parlamentare di oltre 18 ore, nell'approvazione del provvedimento legislativo con 319 voti a favore (comunisti, indipendenti di sinistra, liberali, repubblicani, socialdemocratici e socialisti) e 286 contro (democristiani e missini). La prima battaglia era dunque vinta dal fronte "progressista".

La seconda battaglia, forse ancor più dura politicamente e infausta nell'esito per la Chiesa, ebbe luogo quasi 4 anni dopo, al termine di intense polemiche e dopo che 1 milione  e 300mila firme furono depositate alla Cassazione per chiedere il referendum abrogativo della legge. Il referendum si tenne il 12 e 13 maggio 1974 con una mobilitazione di massa: ben l'87% degli italiani si recarono alle urne, e solo questo dato dà conto ancor oggi della passione politica con cui fu affrontata la questione. Lo spoglio vide prevalere il fronte del "no" (59,30%) sul "si" (40,7%), con il risultato che Baslini-Fortuna fu definitivamente confermata.

La legge, che sarà poi ripetutamente cambiata, rappresenta un segno dei tempi, la controprova del lento ma inesorabile prevalere anche nella cattolica Italia di una mentalità secolarizzata, relativista, sempre più lontana dai valori della famiglia, da sempre nelle corde del popolo italiano. I dati successivi non faranno che confermare il trend: solo nel 1995, come ricorda il Forum delle Associazioni familiari, le separazioni erano 52mila e i divorzi 27mila, nel 2009 sono diventati rispettivamemte 84mila e 54mila.

Il Presidente del Forum, Francesco Belletti, ha constatato, ricordando l'anniversario, che «la stabilità e la tenuta della famiglia e della coppia appaiono ormai faticose conquiste per pochi e risulta sempre più normale la rottura delle promesse di matrimonio». Tre questioni, secondo Belletti, però meritano di essere ricordate: «Innanzitutto rimangono maggioranza le coppie che, tra le alterne vicende della vita, riescono a durare nel tempo»; in secondo luogo «la nostra società ha costruito una ideologia della "separazione leggera" negando le sofferenze che separarsi implica per la coppia e per i figli»; infine, «fiumi di inchiostro, progetti di legge, percorsi formativi, energie e soldi sono stati investiti nel giusto accompagnamento alla separazione, ma quasi niente è stato fatto per sostenere le coppie durante i momenti di difficoltà per aiutarle a non separarsi».

Belletti ha concluso che  «dopo quarant'anni di esperienza è giunto il momento di riconoscere che la stabilità della coppia nel matrimonio è una risorsa insostituibile di coesione sociale e di sostegno, soprattutto per i minori, e che sostenere le coppie "prima" di separarsi è una priorità assoluta, su cui tutti i servizi socio-sanitari, e, in primis, i consultori, dovrebbero ri-orientare le proprie attività». «Questo», ha concluso, «sarebbe il modo migliore per ricordare questi 40 anni non come la vittoria del "divorzio-conquista di civiltà", ma come l'occasione per reinvestire nella famiglia».

Tag:
I vostri commenti
1

Stai visualizzando  dei 1 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo