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sabato 02 luglio 2022
 
Bologna
 

E a Bologna il diktat della scuola scatena la guerra delle merendine

06/03/2017  I genitori sono stati avvertiti con una lettera. Niente più panini nello zaino per la merenda di metà mattina, niente pizzette, merendine, torte della nonna e nemmeno formaggini o biscotti

I genitori sono stati avvertiti con una lettera. Niente più panini nello zaino per la merenda di metà mattina, niente pizzette, merendine, torte della nonna e nemmeno formaggini o biscotti. Insomma, bando a qualunque genere di grassi e carboidrati. Solo frutta, fresca o secca, e verdura cotta o cruda. Chi non rispetta la regola si riporterà la merenda a casa. E’ successo nel Comprensivo 8 di Bologna, cui fanno capo le scuole materne-elementari Manzolini, le elementari XXI Aprile, Bombicci e Armandi Avogli e la media Guido Guinizelli, per un totale di circa 1500 bambini.

 

La cosa in sé non è una novità. In altre scuole di Bologna, imitando l’esempio di Milano, l’azienda che distribuisce i pasti, con l’accordo dei genitori, ha sperimentato la distribuzione di mele e kiwi a metà mattina, anziché a fine pranzo, proprio per aumentare il consumo della frutta fresca ed abbassare gli sprechi. Con esiti positivi perché si sa, dopo un primo e un secondo i bambini spesso lasciano intonse uva e banane, mentre nello spuntino delle dieci si lasciano tentare. Ma il caso del Comprensivo 8 è molto diverso. Qui si tratta di un diktat vero e proprio, tant’è vero che le maestre hanno già avuto occasione di redarguire i bambini trovati in possesso dei cibi incriminati, rimandando a casa intatte pizzette e merendine.

 

E così la protesta delle famiglie si è scatenata, anche sul web. La pagina facebook del Resto del Carlino, il quotidiano bolognese, è stata inondata dai messaggi di mamme e papà indignati dall’imposizione.

 

“Come si permette il preside di decidere su una cosa così importante?”, scrive Lia. “Più che proibire si dovrebbe educare a una alimentazione corretta”, le fa eco Giuseppe, mentre Arianna è ancora più dura. “Bisogna denunciare la scuola, la merenda è sacra”, scrive, “e poi ogni bambino ha le sue esigenze e le sue abitudini”.
Irremovibile il dirigente scolastico, Stefano Mari, forte della delibera approvata dal Consiglio d’Istituto.

 

"Il motivo principale della mia disposizione è quello di salute pubblica”, ha dichiarato, “aumentare il consumo di frutta e verdura  ci permette di arrivare a una riduzione dell'apporto calorico per i bambini a rischio di obesità”.  Motivi salutistici ma non solo. Una banana o una mela sono uguali per tutti, mentre “vediamo panini lussuosi e merendine comprate al discount”.

 

Per la verità anche questo è vero fino a un certo punto, perché alcuni genitori troppo zelanti potrebbero preparare ai figli una golosa macedonia zuccherata con tanto di ananas e frutta fuori stagione… In ogni caso il motivo che ha scatenato la rabbia delle famiglie è l’imposizione e l’intrusione a gamba tesa nella gestione dell’alimentazione dei figli.

 

Anche perché, lamenta un papà, non tutti i bambini amano fare un’abbondante colazione alle sette del mattino. E poi, continuano i messaggi, un piccolo panino o una fetta di ciambella non hanno mai fatto male a nessuno.

 

Qualcuno, per fortuna, ricorre all’arma dell’ironia.  “Ecco le merendine illegali”, scrive una mamma, “sono questi i veri problemi della scuola italiana”.

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