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martedì 18 maggio 2021
 
 

A Brescia si discute dei nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

27/10/2015  “Università e Agenda 2030 dell’Onu per lo Sviluppo dei Popoli: il contributo dell’Università degli Studi di Brescia”. Questo il tema del convegno che si svolge il 27 ottobre (ore 18,30) al Centro Paolo VI di Brescia. L’appuntamento è organizzato da Soroptimist International Club di Brescia, col patrocinio dell'Università degli Studi di Brescia.

«A settembre di quest’anno le Nazioni Unite hanno adottato ufficialmente i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) che prendono il posto degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), lanciati nel 2000 e venuti a scadenza alla fine del 2015. La valutazione dei risultati raggiunti dagli 8 MDG è globalmente positiva, anche se alcuni di questi sono stati raggiunti a macchia di leopardo, con il successo dei paesi asiatici che compensa il passo forzatamente più lento tenuto dal continente africano».

È la valutazione del professor Francesco Castelli ‒ Ordinario di Malattie Infettive presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali dell’Università di Brescia, Presidente della Società Italiana Medicina Tropicale e Salute Globale e titolare della Cattedra Unesco per la Formazione sanitaria nei Paesi a basso reddito ‒ rispetto al programma Onu per la riduzione della povertà lanciato 15 anni fa.

«Anche se in diminuzione», continua Castelli, che apre i lavori del convegno, «sono ancora troppe le morti infantili (MDG n. 4) e le morti in corso di gravidanza (MDG n. 6). Risultati positivi sono stati raggiunti nella lotta alle epidemia di AIDS, tubercolosi e malaria (MDG n. 6). In definitiva, più luci che ombre, anche se è necessario non dimenticare gli obiettivi ancora da raggiungere. I nuovi 17 SDG si rivolgono a tutti i Paesi del mondo e affrontano, oltre ai pressanti temi sanitari, sociali ed economici della povertà, anche tematiche di largo respiro, quali la conservazione degli oceani, l'inquinamento ambientale e la vivibilità negli agglomerati urbani, oltre che le malattie croniche non infettive».

«L’Università degli Studi di Brescia», continua lo studioso, «ha giocato e gioca attivamente la sua parte sia per il raggiungimento dei MDG che, in prospettiva, degli SDG. Con particolare riferimento al settore sanitario, numerosi sono gli interventi svolti dall’ateneo bresciano soprattutto in ambito infettivologico e pediatrico nei Paesi in via di sviluppo. Sono da ricordare gli interventi di lotta all'AIDS e alla malnutrizione in Burkina Faso, il gemellaggio con la Università Cattolica di Addis Abeba e il recente accordo di supporto alla nascente Facoltà di Medicina dell’Università Pedagogica del Mozambico, come pure l’attività formativa svolta dall’Università degli Studi di Brescia a favore del personale sanitario sui temi della medicina della povertà. Proprio per queste attività, è stata istituita presso l'Università di Brescia una Cattedra Unesco per la formazione del personale sanitario nei Paesi a risorse limitate».

Al convegno intervengono, poi, l’ingegnere Sabrina Sorlini, Associato di Ingegneria Sanitaria Ambientale e il professor Carlo Marco Belfanti, Ordinario di Storia Economica e Direttore del Dipartimento di Economia e Management, entrambi dell’Università di Brescia.

Sabrina Sorlini affronterà il tema dell’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici di base nell’ambito degli Obiettivi di sviluppo del Millennio con un focus sulle esperienze sviluppate dal CeTAmb LAB dell’Università bresciana (Laboratorio di documentazione e ricerca sulle tecnologie appropriate per la gestione dell’ambiente nei Paesi a risorse limitate), finalizzate a promuovere progetti sostenibili in campo ambientale.

A Belfanti spetta il compito di presentare i temi di ricerca, sviluppati all’interno del Dipartimento di Economia e Management, in linea con l’Agenda Onu 2030. «La sostenibilità», spiega, «è un aspetto che accomuna gran parte delle ricerche dell'area economico-aziendale. Tra gli studiosi, infatti, è sempre più diffusa la consapevolezza del fatto che la dinamica economica non può fare a meno di confrontarsi con un complesso sistema di compatibilità».


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