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sabato 28 maggio 2022
 
 

A chi vendiamo le nostre armi?

26/07/2013  Secondo la relazione del Governo, l’export 2012 è calato rispetto all’anno precedente. Il business, però, vale pur sempre 4 miliardi di euro. Tra i clienti Israele, Ciad, Turkmenistan, Libia, anche se sono instabili o in conflitto. E riguardo alle “banche armate”…

Ufficialmente deve ancora essere resa pubblica sui siti istituzionali. Ma ormai la “Relazione annuale della Presidenza del Consiglio sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo delle esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento” circola all’esterno dei Palazzi. Il presidente del Consiglio Enrico Letta l’ha trasmessa alle Camere il 18 giugno, con la precisazione che la Relazione era stata predisposta dal precedente esecutivo Monti.

I dati che emergono fotografano un export armiero in calo, nel 2012, rispetto all’anno precedente. Le esportazioni definitive di armi prodotte in Italia sono state pari a 2.752,56 milioni di euro. A cui bisogna aggiungere il valore (1.434,59 milioni) dei programmi governativi di cooperazione, ovvero di tutte le operazioni di fornitura da e verso i “governi alleati” e tutti quelli di fornitura parziale di armamenti per “co-produzione”. L’anno scorso l’export definitivo era stato poco superiore ai 3 miliardi e i programmi governativi di cooperazione superavano i 2,2 miliardi di euro.

Le tabelle quest’anno, tuttavia, sono un po’ confuse. Tra i programmi governativi compaiono anche i 205 milioni di euro in armi cedute all’Arabia Saudita. Collocazione anomala. Tuttavia, anche ricalcolando correttamente i dati, l’export definitivo nel 2012 appare leggermente in calo rispetto al 2011.

I settori più rappresentativi dell’attività d’esportazione sono stati l’aeronautica, l’elicotteristica, la cantieristica navale, l’elettronica per la difesa (avionica, radar, apparati di guerra elettronica) e i sistemi d’arma (missili, artiglierie), che hanno visto, nell’ordine, Alenia Aermacchi, Agusta Westland, Selex Galileo, Mmda Italia, Consorzio Sigen, Oto Melara, Avio, Selex Elsag, Piaggio Aero Industries, Fincantieri Cantieri Navali Italiani ai primi dieci posti per valore contrattuale delle operazioni autorizzate. La maggior parte di queste aziende sono possedute o in varia misura partecipate dal Gruppo Finmeccanica.

E a chi vendiamo le nostre armi? Se si escludono le esportazioni dei programmi governativi di cooperazione, la classifica vede al primo posto Israele (472,9 milioni), seguito da Stati Uniti (419,1), dal regime algerino di Bouteflika (262,8), Arabia Saudita (244,9) dal partito unico al potere in Turkmenistan (215,8) e da Emirati Arabi Uniti (149,5).

Nelle prime posizioni anche l’India (108,7 milioni) e il Ciad (87,9). Molti di questi Paesi stanno vivendo una fase politica instabile e per nulla pacificata. Elementi che avrebbero dovuto impedire, in base alla legge 185 del 1990, la vendita di armamenti.

Lo stesso dicasi per i 24 milioni di euro in materiale bellico trasferiti nell’Egitto della rivoluzione araba e per i 20 milioni alla caotica Libia del post-Gheddafi. Contraddizioni ignorate dal nostro esecutivo.

A integrare la Relazione del governo sull’export di “materiali d’armamento” nel 2012, c’è anche il rapporto del ministero dell’economia e delle finanze (Mef) da cui si estrapola la lista delle “Banche armate”, ovvero degli istituti di credito che mettono a disposizione i loro conti correnti per l’accreditamento del denaro che i clienti incassano vendendo armi all’estero.

Secondo il Mef, nel 2012 sono state rilasciate 1.415 (1.720 nel 2011) autorizzazioni allo svolgimento di transazione bancarie, il cui valore complessivo è stato di 4.012 (4.099 nel 2011) milioni di euro. Il valore dell’export definitivo autorizzato è stato di 2.761 milioni.

I primi tre gruppi della classifica controllano l’84,5% delle transazioni (il 75,15% nel 2011). Al vertice si consolida il Gruppo Bnp Paripas che passa dai 714 milioni del 2011 al miliardo e 50 milioni dell’anno scorso (38,04%). In particolare, la succursale italiana della banca francese ha realizzato, da sola, 941,8 milioni, mentre la Banca nazionale del lavoro (altra banca del gruppo) ha accreditato 108,5 milioni di euro.

Al secondo posto si conferma la Deutsche Bank, che passa dai 664,4 milioni del 2011 ai 743 milioni dell’anno scorso. Al terzo sale il Gruppo Unicredito che dai 178 milioni del 2011 è salito fino ai 540,8 milioni del 2012.

 
 
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