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mercoledì 26 gennaio 2022
 
 

A lezione dal ripetente

22/08/2013  Per risolvere i nodi problematici che affliggono il sistema scolastico, bisogna rendersi conto che fanno parte di una più vasta crisi etica. E dare voce ai ragazzi: soprattutto a quelli che in classe nemmeno vorrebbero entrarci. La testimonianza di due prof particolari: Eraldo Affinati e Alex Corlazzoli.

I problemi che affliggono la scuola, verrebbe da dire da sempre, sono noti: dispersione, formazione dei docenti, carenza di risorse. Sappiamo anche che la sfida più grande è quella di coinvolgere i ragazzi, di appassionarli alle materie, di convincerli che, sui banchi, stanno impostando la loro vita e il loro lavoro, quindi il loro futuro. Il tema, non certo inedito, si è fatto più urgente, se non drammatico, con l'avvento dell'era digitale, in conseguenza della quale chi insegna è separato da un abisso culturale rispetto a chi apprende. Come uscirne?

Alcune buone idee vengono dall'appassionato e competente libro di Eraldo Affinati, Elogio del ripetente (Mondadori), in libreria dai primi di settembre. Anzitutto, dice lo scrittore-insegnante, non possiamo pensare che basti analizzare le statistiche sulla dispersione scolastica o interpretare i risultati delle verifiche per capire i problemi e tentare di identificare le vie d'uscita. Con quale atteggiamento dobbiamo allora affrontare la questione? Il primo passo da compiere è quello di capire che la crisi della scuola non è un fenomeno isolato, ma fa parte di una più vasta crisi, di natura etica, che investe la società, la famiglia, le istituzioni. Acquisita tale consapevolezza - è la "provocazione" di Affinati - dovremmo forse finalmente dare la parola ai ragazzi, sentire dalla loro voce che cosa non va nei programmi, nei metodi di insegnamento, nell'organizzazione degli spazi e dei tempi della vita scolastica.

Non basta ancora. Se vogliamo davvero fare in modo che la scuola sia la casa di tutti i giovani, che sia ingrado di coinvolgerli tutti, dovviamo prestare particolare attenzione a chi in essa non è finora riuscito a trovare nulla di interessante, a chi si sente escluso, a chi non sa come mettersi in dialogo con insegnanti, compagni, libri... In una parola, è il riptetente - cioè lo studente che, in diverse forme , ha fallito - che dobbiamo interpellare per comprendere dove abbiamo sbagliato e intraprendere nuove strade.

Nella stessa direzione si muove un altro testo, Ripartiamo dai bambini. Un maestro si racconta di Alex Cornazzoli (Einaudi), anch'esso disponibile dall'inizio di settembre. Il titolo è chiaro: ogni discorso sulla scuola rischia di risultare astratto e inefficace se non fa i conti con quelli che dovrebbero esserne i protagonisti, gli studenti. In questo senso, l'esperienza preziosa dei docenti, che con i ragazzi vivono a stretto contatto, può rivelare molte sorprese, anche perché, a volte, è più facile confidarsi con un maestro che con genitore...

Il dato di partenza è che questi ragazzi non sanno chi è Giovanni Falcone, non hanno idea di che cosa si festeggi il 25 aprile, non conoscono il nome del presidente della Repubblica e che, all'opposto, usano fin da piccoli Facebook e Twitter, scaricano con naturalezza film, scoprono precocemente i segreti del sesso dalle riviste e da Internet. Insomma, il loro habitat è ben lontano da quello in cui si sono formati e vivono i loro prof. Per colmare la distanza, per connettere i due mondi - suggerisce Corlazzoli - dobbiamo appunto ripartire dai ragazzi, ascoltare i loro racconti, informarci sui loro sogni, capire che cosa sanno e che cosa ingnorano.

La scuola farà un salto di qualità - dicono Affinati e Corlazzoli - solo se saprà ascoltare la voce, le paure, le aspettative della generazione che, domani, deciderà le sorti della società.

 
 
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