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A Pompei le famiglie lanciano "ami di speranza": «Così peschiamo vita in abbondanza»

27/06/2022  In comunione con il X Incontro mondiale delle famiglie svoltosi a Roma, tante le testimonianze dall’altare del santuario della Beata Vergine del Rosario: scelte coraggiose, come quella di Giusi (in copertina), la promessa di un “noi” che verrà celebrato a settembre tra Anna e Domenico. «Oggi la pastorale» ha detto il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna «deve avere il volto delle famiglie»

Come in un salotto di casa, Pompei apre le porte alle famiglie. In Campania la Conferenza episcopale per l’evento finale del X Incontro mondiale delle famiglie ha scelto proprio la chiesa che  - come ricorda monsignor Tommaso Caputo, dal 2012 arcivescovo prelato a Pompei - è stata fondata da una famiglia, quella di Bartolo Longo e di sua moglie Marianna de Fusco. Famiglie che si conoscono, si raccontano e lanciano ami di speranza per le altre famiglie. E il frutto della pesca resta da sempre quello più straordinario: la vita.

È questo il messaggio che le famiglie hanno voluto lanciare dal grande altare dove insieme con monsignor Caputo c’erano il presidente della Conferenza episcopale campana, monsignor Antonio  Di Donna, monsignor Gennaro Pascarella, responsabile della pastorale della famiglia per la Campania, il vescovo di Caserta monsignor Pietro Lagnese, il vescovo di Salerno monsignor Andrea Bellandi, Il vescovo Di Teggiano monsignor Antonio De Luca. «La famiglia è uno dei progetti più difficili di Dio è difficile da realizzare ma non impossibile». Monsignor Gennaro Pascarella, pronuncia queste parole mentre si sentono le risate dei bambini che giocano sul prato. Quella vita che le famiglie della Campania hanno messo da sempre al primo posto, famiglie numerose che non avevan paura di essere numerose. «Un tempo la Campania era la Regione più giovane» dice il Presidente della Cec il vescovo di Acerra monsignor Antonio Di Donna; «è un tema che non appartiene più solo alla confessione cattolica ma sociale. Oggi la pastorale deve avere il volto delle famiglie e quel passo in più che ci suggerisce papa Francesco significa anche collaborare e dialogare con le istituzioni civili come la Regione affinché riconosca di più la soggettività delle famiglie aiutandole economicamente ad investire sul futuro».

Dall’altare di Pompei Giusi, seduta sulla sua carrozzina da sette anni, si commuove raccontando che non avrebbe mai rinunciato alla vita di sua figlia in cambio delle sue gambe. «Al terzo mese di gravidanza cominciai ad avere dei problemi alla schiena a causa di una caduta, la diagnosi fu rallentata dalla gravidanza ma dagli esami che si potevano fare, un medico mi disse che avrei dovuto abortire per essere operata subito dopo altrimenti avrei rischiato la paralisi». E quello di Giusi non è stato mai un "sì" pronunciato da sola. Ma un Si di tutta la famiglia che attorno a lei ha imparato a fare sistema. «Le gambe purtroppo sono rimaste ferme ma a causa di una operazione venuta fuori da una diagnosi sbagliata» spiega Giusi accompagnata da Nino di Maio presidente del Forum delle Famiglie «ma anche se non ho più le mie due gambe ne ho 10. Quelle di mio marito che non mi ha mai lasciata sola, quelle dei miei suoceri che hanno cresciuto la mia terza figlia e quelle dei miei genitori che mi hanno aiutata con i due figli più grandi». Come lei hanno detto Si alla vita anche Roberta e Alfredo che hanno deciso di essere una famiglia della carità accogliendo nelle strutture delle opere di Pompei bambini abbandonati o disabili, Tommaso e Pina che hanno adottato Matteo un bambino che era stato abbandonato in ospedale perché nato senza arti e  Ilenia e Antonio, i genitori di Miriam che sul palco è arrivata con una maglietta gialla come la luce del sole che a Pompei ha fatto sentire tutto il suo calore.

Anna e Domenico, sposi il prossimo 5 settembre
Anna e Domenico, sposi il prossimo 5 settembre

Proprio come quello domestico. Si il calore di una casa ma soprattutto il calore del «noi» raccontano Anna e Domenico sposi il prossimo 5 settembre; «abbiamo deciso di andare a convivere ma ci siamo resi conto che mancava qualcosa nella nostra vita. Si è fatto in noi maturo il desiderio del matrimonio e così abbiamo cominciato a frequentare il corso prematrimoniale. Ci aspettavamo il solito annuncio e invece ci ha sorprendentemente coinvolti; siamo stati accolti e ascoltati in una comunità dove la presenza del Signore si è rivelata noi attraverso la coppia guida. Con la convivenza l’io rimaneva io e il tu restava tu. Con la presenza del Signore non è più così, siamo un Noi”. Ed è così che una convivenza si è trasformata in un cammino. Un’altra storia che rappresenta il tassello non da cui cominciare ma su cui investire. «In Campania le convivenze che stanno aumentando in maniera esponenziale meritano attenzione» spiega il presidente della Cec Monsignor Di Donna; «quando i nubendi vengono da noi è già tardi perché hanno già un modello di relazione, bisogna partire da un educazione remota all’amore per un cammino catecumenale». Un cammino che in qualche modo stanno compiendo anche Lidia e Massimo, che chiamati sul palco da Giovanna Pauciulo referente per la pastorale familiare in Campania, hanno raccontato della loro missione Santa, ovvero quella di accompagnare in una peregratio in Italia le reliquie dei santi Luigi e Zelia Martin. «Ancora oggi  hanno qualcosa da dirci come sposi in quelle occasioni più umili nascoste e dolorose che appartengono  ad ogni famiglia».

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