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domenica 26 giugno 2022
 
 

A Prato dove la domenica la Messa è in cinese

09/11/2015  A Prato, alle porte di Firenze, la parrocchia dell’Ascensione al Pino, 3000 anime sta lavorando per un'impresa davvero difficile: l'integrazione nella Chinatown più grande d'Europa. Suore e frati cinesi: ogni domenica una Messa nella loro lingua. Il racconto di padre Roberto Bellato.

«Abbiamo cominciato a lavorare su di noi, all’interno della nostra piccola comunità di frati, per poi allargarci agli altri in cerchi concentrici, senza perdere la fiducia». E’ una missione non facile quella di padre Roberto Bellato, dell’ordine dei Francescani Minori della Provincia di Prato. Dal 20 settembre è stato chiamato a guidare la parrocchia dell’Ascensione al Pino, 3000 anime nella prima periferia cittadina, di cui circa 800 cinesi. La parrocchia infatti, situata sulla via Galcianese, comprende anche una parte del famoso “Macrolotto Zero”, il quartiere del Dragone, delle lanterne e delle insegne con gli ideogrammi, una delle Chinatown più grandi d’Europa.

La comunità cinese di Prato, che ha preso saldamente in mano il “pronto moda” nella città dei tessuti, conta circa 3000 piccole imprese ed è difficilmente censibile. Si parla di 20.000 immigrati regolari, ma i dati ufficiosi danno più o meno il doppio di presenze. Molte famiglie mangiano e dormono negli stessi capannoni dove lavorano, praticamente senza contatti con l’esterno. Tagliano e cuciono anche 17, 18 ore al giorno, e mandano soldi in Cina dove sperano di tornare al più presto. L’integrazione in un contesto del genere diventa un’impresa quasi impossibile, eppure i francescani di Prato hanno accettato la sfida trasformando questa parrocchia, già sede di una Cappellania cinese, in una Fraternità internazionale. Accanto a padre Roberto ci sono altri due confratelli. Padre Alessio Prosperi e padre Pietro Xia. Da quando sono arrivati hanno già perso un pezzo, padre Paolo Hou, che dopo appena un mese ha deciso di tornare in Cina. E’ rimasto padre Pietro a occuparsi a tempo pieno della comunità cattolica orientale. Peccato che, a sua volta, mastichi poco e male l’italiano. E’ lo stesso padre Roberto a dargli lezione. Lui parla bene il mandarino, visto che è stato diversi anni in Cina, tant’è che, al suo insediamento, ha potuto salutare i parrocchiani anche in cinese.

«Il problema della lingua è il vero ostacolo», spiega, «queste persone non capiscono l’italiano e sono anche poco motivate a impararlo. Dobbiamo cercare di seminare e lavorare in prospettiva. Ecco perché le ho detto che abbiamo cominciato da noi stessi».

Del resto l’impegno di padre Roberto a favore della comunità cinese di Prato comincia da lontano. Già anni fa, insieme ad alcuni confratelli, aveva messo in piedi un doposcuola per i ragazzi delle medie, un servizio che ha dato i suoi frutti. «Erano ragazzi che non facevano parte della comunità cattolica, ma avevano bisogno di imparare la lingua e io ero la persona più adatta per aiutarli».

Questo è uno dei progetti che si propone di far partire in parrocchia, «anche se adesso ho molto meno tempo di prima e quindi non sarà semplice conciliare questo servizio, di per sé molto impegnativo, con gli impegni di parroco che m’impongono, come prima cosa, di occuparmi della comunità cattolica».
E qui veniamo al punto. La comunità cattolica di questa parrocchia internazionale è mista, ma i cattolici orientali sono decisamente in minoranza. Parliamo di un gruppo assolutamente esiguo, un centinaio di persone in tutto, che peraltro vengono qui da tutto il territorio.
«La quasi totalità dei cinesi che abitano nella Chinatown di Prato sono di religione buddista oppure non praticanti», continua, «ho cercato anche un contatto con le famiglie della parrocchia ma mi hanno aperto in poche. Sono molto diffidenti, anche perché molti sono privi di permesso di soggiorno».
Ecco perché, per il momento, i francescani di via Galcianese non si lanciano in progetti troppo ambiziosi ma cercano di curare la comunità cattolica facendo tutto il possibile per creare ponti tra gli italiani e i cinesi. Ogni domenica c’è una Messa in cinese, nel primo pomeriggio, e la terza domenica del mese a questa si aggiunge una funzione comune, con la preghiera di Taizé recitata sia in italiano che in cinese. «E poi contiamo sulle feste del loro calendario, per coinvolgere anche famiglie non cattoliche e favorire momenti di vera fraternità. Penso alla festa di Natale, alla festa della Luna e al Capodanno cinese. Stiamo organizzandoci, coinvolgendo nei preparativi i giovani della parrocchia».

Fondamentale il supporto di tre suore cinesi che sono arrivate a dare manforte, animando la liturgia e operando anche nel centro d’ascolto della Caritas. Appartengono alla Congregazione delle Francescane del Sacro Cuore di Gesù», spiega Padre Roberto, «e il loro aiuto è prezioso». Del resto i frati minori della Toscana vantano una storia gloriosa di evangelizzazione in Cina. «La nostra missione è nel segno di Francesco», conclude, «i pratesi sono persone aperte e accoglienti ma hanno subito questa sorta di invasione e oggi vedono il quartiere cinese come un corpo estraneo mentre, nella realtà, se domani i cinesi se ne andassero l’economia della città crollerebbe. A volte anch’io mi irrito, quando esco col mio sacchetto dell’ “organico” e vedo i bidoni traboccanti dei residui delle lavorazioni… lo ripeto, ci vuole tempo e pazienza».

 
 
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