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lunedì 18 gennaio 2021
 
 

“A questo punto a decidere sarà Obama”

03/07/2013  Raffaele Marchetti, docente di Relazioni internazionali (Università Luiss di Roma): possibile un esito violento alla crisi, decisivo l’appoggio degli Usa all’esercito nel braccio di ferro con Morsi.

“A questo punto della crisi, il fattore chiave sarà l’atteggiamento degli Stati Uniti. Se sceglierà di sostenere ancora l’esercito come ha sempre fatto questo potrebbe volgere il braccio di ferro per un’uscita di scena del premier Morsi”. È la tesi del professor Raffaele Marchetti, docente di relazioni internazionali all’università Luiss di Roma.

- I carri armati sono schierati davanti alla tivù di Stato. Morsi ha detto al Parlamento che ha intenzione di resistere. Azzardi una previsione.
Decisivo sarà l’atteggiamento di Washington. Il regime dei fratelli musulmani che oggi viene contestato alla piazza è stato fortemente voluto dagli Stati Uniti. Le proteste di questi giorni spiazzano l’amministrazione Obama e lasciano il posto a un possibile cambio di rotta.

- E se Morsi rifiutasse davvero di lasciare il potere?

Non escludo un esito violento.  Già successo in altri Paesi di quest’area.

- Qual è stato a suo avviso l’atteggiamento dell’Europa in questa crisi?

E’  apparsa spaesata, priva di una linea comune. È avvenuto esattamente quanto è accaduto con la Turchia: l’Unione Europea non è riuscita ad avere un peso politico, a esercitare una pressione politica e diplomatica sui regimi al potere. Sembra persino incapace di aprire un tavolo di dialogo. E’ l’effetto dell’assenza di una politica estera comune.

- Quindi non solo Washington esce male da tutto questo.

Escono male un po’ tutti, Washington e Bruxelles


- Quali sono le richieste deluse dai fratelli musulmani?

Quelle di un risanamento economico: il regime oggi al potere non è riuscito a dare una svolta all’economia, che è in grave declino. La disoccupazione è ai massimi e resiste un sistema di comando elitario che premia i privilegiati e penalizza chi ha aspirazioni a un miglioramento della propria posizione sociale.

- Non è dunque una “guerra di religione” tra islamisti e anche islamisti?

Non credo che il fattore religioso incida. Penso piuttosto che siano quelli di ordine sociale ed economico i fattori determinanti della protesta. La questione islamica serve a mobilitare, a polarizzare in alcuni momenti le due fazioni. È una sorta di bandiera che viene sventolata non la causa di tutto.

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