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domenica 29 maggio 2022
 
 

A Riga il 39° incontro europeo dei giovani di Taizé

31/12/2016  Dal 28 dicembre al 1° gennaio si ritrovano in Lettonia. Come sempre, l'appuntamento riunisce cristiani di diverse confessioni: cattolici, ortodossi, protestanti. «Voi esprimete il desiderio di essere protagonisti della storia, di non lasciare che siano gli altri a decidere del vostro futuro», ha detto loro in un messaggio Papa Francesco

Sguardo da sempre ecumenico, impegno per gli ultimi, preghiera semplice, basata sul canto e sulla ripetizione circolare di brevi frasi, che si imprimono nella coscienza. È con questo stile, sempre riconoscibile e sempre nuovo, che la comunità di Taizé continua a essere un faro spirituale per migliaia di persone da tutto il mondo. In questi giorni (28 dicembre – 1 gennaio) la città di Riga (Lettonia) accoglie il 39esimo incontro europeo dei giovani di Taizé. Come ogni anno, l'appuntamento riunisce cristiani di diverse confessioni: cattolici, ortodossi, protestanti.

 

Sono passati molti decenni: i raduni oceanici degli anni '70 (periodo in cui la comunità iniziò ad attrarre l'attenzione dei media) sono ormai una storia lontana. Eppure, nel tempo, chi parlava del “fenomeno Taizé” come di una “moda” ha dovuto ricredersi, perché quel piccolo centro adagiato fra le colline della Borgogna (vicino al luogo in cui, anticamente, sorgeva la grande abbazia di Cluny) resta tuttora un punto di riferimento vivace e vivificante. Ci sono stati momenti cupi, come quel tragico 16 agosto 2005, quando il fondatore della comunità, frère Roger Schutz, venne assassinato da una persona psicolabile. Eppure il clima di silenzio e sereno affidamento che gli amanti di Taizé ben riconoscono non è stato scalfito, ma ha trovato, pur nel dolore, nuova linfa. L'appuntamento di Riga ne è l'ennesima dimostrazione.

 

Quest'anno, i giovani, riuniti a migliaia nella capitale baltica, sono più che mai chiamati a confrontarsi sul tema della pace. Tra loro vi sono anche ragazzi russi e ucraini, testimoni di un conflitto sanguinoso quanto dimenticato. «Non si vedono soluzioni all’orizzonte», ha detto all'agenzia di stampa Sir frère Alois Löser, priore della comunità di Taizé. «È allora fondamentale che i giovani si parlino, si mettano all’ascolto gli uni degli altri. La diplomazia sarà impotente senza simili incontri personali. Abbiamo potuto vedere a Taizé in questi ultimi due anni quanto gli incontri di questo tipo, spesso difficili all’inizio, permettano ai giovani di intraprendere un lungo cammino». E in nome di quella preghiera che sa farsi impegno, ai partecipanti è proposta anche una colletta destinata alle popolazioni di Siria e Iraq.

 

Fin dalle sue origini, la comunità di Taizé punta alla promozione dell'uomo e all'incontro tra culture. In tempi segnati da muri e reciproci sospetti, è un messaggio controcorrente. Lo ricorda papa Francesco nella sua lettera di saluto ai giovani riuniti a Riga. «Nei nostri giorni», scrive il Santo Padre, «molte persone sono sconvolte, scoraggiate dalla violenza, dalle ingiustizie, dalla sofferenza e dalle divisioni. Hanno l’impressione che il male sia più forte di tutto». Ma i cristiani, anche tra le fatiche e le incomprensioni, possono «manifestare a parole e con azioni che il male non ha l’ultima parola della nostra storia». Da qui l'augurio per i giovani: «Queste giornate vi aiutino a non avere paura dei vostri limiti, ma a crescere nella fiducia in Gesù, Cristo e Signore, che crede e spera in voi». In questo modo «voi esprimete il desiderio di essere protagonisti della storia, di non lasciare che siano gli altri a decidere del vostro futuro».

 

Come il Papa, in virtù di quella fraternità ecumenica che da sempre la comunità incarna, anche i referenti di altre chiese cristiane hanno voluto far sentire la loro vicinanza. In particolare, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha scritto una lettera nella quale indica il dialogo come unico orizzonte possibile per costruire una civiltà più equa e pacifica. «Osiamo credere», riflette il patriarca, «che il processo di riconciliazione ecumenica, politica e sociale si basa sulla capacità dei nostri Paesi, popoli e individui a dialogare. Attraverso il dialogo, noi ci impegniamo non solo nel dibattito o nella negoziazione, ma anche in un processo che ci lega gli uni agli altri, che non ha altro scopo se non la relazione. Il dialogo come scoperta dell’altro. Il dialogo come superamento di pregiudizi».

 
 
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