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sabato 24 febbraio 2024
 
L'intervista
 

A Sanremo, Gigliola Cinquetti canta "Non ho l'età" 60 anni dopo la vittoria al festival

10/02/2024  Stasera ospite della serata finale la cantante dei record, i cui dischi sono stati venduti in 120 Paesi del mondo, la prima unica interprete italiana a vincere l'Eurovision. Nell'intervista a "Famiglia cristiana" dichiara: «Ho partecipato come concorrente dodici volte, vincendo due edizioni, senza contare la mia presenza come ospite, la più emozionante quella del 2021 in piena pandemia davanti alle poltrone vuote. Ma questa è davvero un’occasione speciale»

Aveva solo 16 anni Gigliola Cinquetti quando calcò per la prima volta, nel 1964, il palco di Sanremo, vincendo il Festival con Non ho l’età, una delle canzoni che è rimasta più nel cuore degli italiani e non solo. Vinse l’Eurovision (prima e, a tutt’oggi, unica cantante italiana a riuscirci), ha fatto il giro del mondo e la canzone è stata cantata in nove lingue. In occasione dei 60 anni da quella vittoria a Sanremo, la cantante veronese tornerà sul palco dell’Ariston nella serata finale di sabato 9 febbraio per interpretare quel brano che tanta fortuna le ha portato. «È sempre un’emozione tornare a Sanremo», afferma. «Ho partecipato come concorrente dodici volte, vincendo due edizioni, senza contare la mia presenza come ospite, la più emozionante quella del 2021 in piena pandemia davanti alle poltrone vuote. Ma questa è davvero un’occasione speciale».

Nella sua carriera di cantante e poi di giornalista e artista a tutto tondo, quella canzone ha segnato molto l’immagine che il pubblico ha di lei. È più grata o insofferente?

«Da giovane era più l’insofferenza. Perché sentivo che ero diventata altro sia come cantante sia come donna rispetto alla ragazzina che aveva cantato quella canzone. Ma ora vince la gratitudine, perché tutto il lungo percorso che ho fatto è partito da lì, e quella ragazzina è ancora in me e in un certo senso cammino tenendola per mano».

Da allora l’emancipazione femminile ha fatto enormi passi avanti. Eppure forse rimane ancora attuale un richiamo a non bruciare le tappe, a vivere le esperienze rispettando i tempi della crescita. Lei cosa ne pensa?

«Le canzoni sono del pubblico, che le interpreta come preferisce, come magnificamente ha scritto Charles Trenet in un suo testo, L’anima dei poeti, che anche io ho cantato. Perché in realtà Non ho l’età non è esattamente un inno alla castità. Racconta invece il rifiuto di una giovane ragazza a iniziare una storia d’amore con un uomo più grande di lei e quindi non alla pari. In quell’epoca era diffusa l’idea che un uomo potesse porsi come pigmalione nei confronti di una ragazza più giovane e inesperta. E secondo me è stato proprio il coraggio di quel brano che ha permesso rimanesse nel cuore di tanti e a lungo, ha dato una voce forte alle donne, cioè di poter dire di no. Ed è come se avesse fatto da apripista alla rivoluzione culturale che sarebbe esplosa di lì a poco. Io difendo, ora come allora, la libertà di essere ciò che vogliamo e rivendico il diritto per ogni ragazza di poter scegliere liberamente secondo quelli che sono i suoi criteri».

Davvero una canzone può cambiare il mondo?

«In un certo senso sì. Le canzoni e i film a volte incidono più di tanti discorsi. Penso per esempio ai film di Pietro Germi (da Divorzio all’italiana a Sedotta e abbandonata) che hanno ridicolizzato l’arretratezza culturale che regolava ancora, e non solo in Sicilia, i rapporti tra uomini e donne».

Lei è conosciuta in tutto il mondo: ha fatto il conto di quanti Paesi hanno raggiunto le sue canzoni?

«Lo ha fatto un amico che colleziona i miei dischi: ne ha di pubblicati in 120 Paesi!».

Non le è mancata la spensieratezza dell’adolescenza?

«Io ho cominciato a esibirmi a 11 anni. È stato mio padre che ha capito il mio talento musicale e mi ha incoraggiato a metterlo a frutto. Ero una bambina e cantavo canzoni d’amore senza capirne davvero il senso. Certo, a volte avrei voluto sottrarmi, essere padrona del mio tempo, ma sono contenta del mio percorso. Come ho scritto anche nel mio libro autobiografico, io sono grata alla vita, al mio pubblico, a tutto quello che ho potuto fare».

A volte si sogna (Rizzoli) è un’autobiografia molto particolare…

«L’ho voluta scrivere come fosse un romanzo, in terza persona e con molti dialoghi. E ho scoperto che scrivere mi piace, e vorrei continuare su questa strada… Ma non smetto di cantare: a marzo sarò in tour nei teatri italiani. Amo il teatro, è l’esperienza che preferisco perché permette un contatto anche visivo col pubblico».

Certo, il mondo della musica è cambiato. Anche nello stesso palco dell’Ariston...

«Le racconto un episodio. Ero al Teatro Olympia di Parigi e si esibiva Jacques Brel. Uno spot di luce sul viso e gli occhi dei 2 mila spettatori erano incollati su di lui e sulla sua voce, non c’era bisogno di nient’altro. Ora gli spettacoli dal vivo abbondano di effetti speciali e il pubblico ai concerti fa parte dello spettacolo, non va solo a sentire un cantante, ma in un certo modo a esibirsi esso stesso».

Ma le ragazze di oggi la conoscono Non ho l’età?

«Molte sì, mi dicono che gliel’ha insegnata la madre o la nonna. E quando, nel 2022, l’ho cantata all’Eurovision Song Contest di Torino, il pubblico, formato soprattutto da giovani, la cantava con me».

 
 
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