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mercoledì 20 ottobre 2021
 
Ideologie
 

A scuola di gender (con le famiglie escluse)

23/03/2014  Continua l'offensiva per imporre l'"ideologia di genere" nelle aule scolastiche italiane attraverso opuscoli, come quelli stampati dall'Unar, convegni e dibattiti organizzati dalle associazioni Lgbt. I genitori? Tagliati fuori. La libertà d'educazione? Distrutta

Raccomandazione n. 1: «Non usare analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assuma che l’eterosessualità sia l’orientamento “normale”, invece che uno dei possibili orientamenti sessuali). Tale punto di vista, ad esempio, può tradursi nell’assunzione che un bambino da grande si innamorerà di una donna e la sposerà».

Raccomandazione n. 2: «Non dividere gli studenti (ad esempio per fare un compito) in ragazzi e ragazze, o non assegnare attività diverse a seconda del sesso biologico».

Raccomandazione n. 3: «Nell’elaborazione di compiti, inventare situazioni che facciano riferimento a una varietà di strutture familiari ed espressioni di genere. Per esempio: “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”».

Raccomandazione n. 4: «La scuola potrebbe avvalersi dell’esperienza di alcune organizzazioni esterne, invitando a parlare in un’apposita riunione d’istituto rappresentanti volontari di varie associazioni (gruppi contro la violenza o il bullismo, gruppi in difesa dei minori, associazioni gay e lesbiche)».

Raccomandazione n. 5: «Nella società occidentale si dà per scontato che l’orientamento sessuale di un adolescente sano sia eterosessuale. La famiglia, la scuola, le principali istituzioni della società, gli amici si aspettano, incoraggiano e facilitano in mille modi, diretti e indiretti, un orientamento eterosessuale. A un bambino è chiaro da subito che, se è maschio, dovrà innamorarsi di una principessa e, se è femmina, di un principe».

L'elenco potrebbe continuare a lungo. Questi sono solo alcuni esempi dei “consigli”, destinati agli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori, contenuti nei libretti dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) intitolati “Educare alla diversità a scuola” pubblicati sotto l’egida della “Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità”. Il grimaldello utilizzato è quello della lotta (giusta) al bullismo e all'omofobia nelle scuole, l’obiettivo però è un altro: aprire a nuove forme di famiglia e insegnare “l’ideologia del genere” in base alla quale non esiste maschile e femminile e, indipendentemente dal sesso biologico, ognuno deve avere il diritto di scegliersi la propria identità e il proprio orientamento sessuale.

Il gender come materia scolastica, dunque, dove le famiglie, molte delle quali allarmate da questa deriva, sono completamente tagliate fuori dal dibattito e da quello che si presenta come un pericoloso indottrinamento di Stato in barba anche alla nostra Costituzione (articolo 30) che afferma chiaramente come l'educazione e la formazione dei figli spetta anzitutto ai genitori.

I fautori di questa “Strategia nazionale”, avviata dal governo Monti e proseguita con Enrico Letta, affermano che ce la chiede l’Europa con la raccomandazione del 2010 (Cm/rec 5) proposta dal comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Vero. Anche se omettono di dire che in quella sede è stato precisato che «una raccomandazione non è vincolante e non ha conseguenze sul piano giuridico», semplicemente «consente alle istituzioni europee di rendere note le loro posizioni e di suggerire linee di azione senza imporre obblighi giuridici». E soprattutto, la stessa raccomandazione dice chiaramente che «tali misure dovrebbero tenere conto del diritto dei genitori di curare l’educazione dei propri figli».

La scuola, quindi, non può diventare un campo di battaglia ideologico e tagliare fuori le famiglie da un ambito educativo così importante e delicato come l'educazione alla sessualità. Eppure, è quel che sta succedendo in molte città. Ultimo il caso di Modena dove al liceo classico Muratori è stata invitata Vladimir Luxuria per tenere una conferenza senza avere nessun contraddittorio e suscitando le proteste legittime dei genitori.

Per stampare questi opuscoli, inoltre, commissionati dal ministero per le Pari opportunità all'Istituto Beck di Roma, sono stati spesi circa 24 mila euro. Poi il ministero dell'Istruzione, vedendo i contenuti abbastanza discutibili, ne ha bloccato la distribuzione anche se molto sono stati già stampati e circolano online. In tempi di crisi, con la scuola che avrebbe bisogno di fondi per ben altre priorità, ecco una spesa inutile. Frutto dell'ideologia e che non rispetta la libertà d'educazione delle famiglie. Davvero un pessimo segnale.

 
 
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