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domenica 27 settembre 2020
 
reportage
 

Torino, tamponi a domicilio grazie ai volontari di Anpas

01/05/2020  Su due camper confiscati alla mafia, i volontari dell’Associazione girano la città: «In un giorno riusciamo a visitare cinquanta pazienti», spiega il presidente di Anpas Piemonte Andrea Bonizzoli. I volontari: «Un po’ di paura c’è ma è una nostra scelta lavorare nelle emergenze»

Torino, otto e mezza del mattino. In condizioni normali (siamo a un passo dalla centralissima stazione di Porta Susa) si sentirebbe un trambusto di auto e mezzi pubblici, s’incrocerebbero dozzine di studenti con lo zaino e lavoratori in giacca e cravatta. Invece c’è un silenzio irreale. Sono i giorni sospesi della quarantena: la città è paralizzata dall’emergenza. E dalla paura. Da queste parti il virus ha colpito duro. E ora il Piemonte è una tra le regioni che destano maggior preoccupazione.

Nel parcheggio della Croce Verde, le ambulanze, ferme a spina di pesce, fanno una fila compatta. Intorno a un camper (fiancata bianca, con grandi mani tese disegnate in rosso) c’è movimento. Franca e Valeria, due infermiere, si stanno vestendo. «La cuffia? Aspetta, sistemala meglio. Ti aiuto io». Poi c’è da mettere mascherina, visore protettivo, guanti. La tuta di sicurezza l’hanno già indossata. Al posto di guida, Roberto, l’autista in divisa arancione, è pronto. Un’occhiata al primo degli indirizzi e il camper esce dal parcheggio. È uno dei mezzi che l’Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) del Piemonte mette a disposizione dell’Asl di Torino per affrontare l’emergenza Covid-19. In prima linea. Girando di quartiere in quartiere, gli infermieri eseguono i tamponi diagnostici per il Covid-19, a domicilio dei pazienti.

(Foto Paolo Siccardi Walkaboutph)

Il sistema è efficace e ben collaudato. «Gli operatori sanitari non salgono nelle case: sarebbe rischioso e farebbe perdere ore intere, tra vestizioni e procedure di sicurezza. I pazienti, già avvertiti al telefono, si fanno trovare pronti: vanno sul camper o nelle immediate vicinanze e tutto avviene in pochi istanti. In questo modo ogni mezzo riesce a controllare, ogni giorno, una cinquantina di persone» racconta Andrea Bonizzoli, presidente Anpas Piemonte. Si tratta di sospetti positivi, ma anche di malati che hanno già contratto l’infezione e che ora stanno guarendo.

Il primo paziente della giornata è uno di loro. 48 anni, vive in zona Mirafiori. Ha passato momenti difficili: due settimane tra sintomi e febbre alta. Ora si sente bene. Il controllo di ieri, con un primo tampone, ha dato esito negativo. Buon segno. Ma prima di dire che è veramente guarito, dovrà aspettare l’esito del secondo tampone, quello che Franca e Valeria, le infermiere, stanno eseguendo ora. Per loro il lavoro è duro (turni di 12 ore) e, nonostante le minuziose precauzioni, qualche rischio di contagio c’è.

Lo stress e la tensione si fanno sentire, ma loro vanno avanti: «È il nostro lavoro» dicono. «Certo, nessuna di noi si era mai trovata nel mezzo di una pandemia. Ma abbiamo la formazione per affrontarla». A bordo c’è anche Andrea, 22 anni, studente al terzo anno di scienze infermieristiche. Paura? «Non troppa. Vedo che il servizio è organizzato bene e questo mi tranquillizza». Roberto, l’autista del camper, è lì come volontario: «Faccio il soccorritore da tanti anni. In questo caso ho un ruolo abbastanza sicuro, perché non direttamente a contatto con i malati. Comunque, trovarsi nelle emergenze è parte della nostra scelta».

I volontari (diecimila quelli Anpas solo in Piemonte) sono un tassello fondamentale di questa complessa macchina. «Hanno famiglie alle spalle e timori più che comprensibili. Ma sono ben formati e fin da subito si sono messi a disposizione» osserva il presidente Anpas, Bonizzoli. Indispensabili come non mai, stanno affrontando un’emergenza per molti aspetti inedita.

Lo dice chi di emergenze se ne intende, come Piermario Rosso, una vita nel volontariato, da 8 anni in Anpas sociale, ora all’interno della centrale operativa. «Ci sono catastrofi che lasciano sul terreno segni evidenti. Qui è diverso. I volontari, vestiti e bardati da capo a piedi, devono andare in giro a combattere contro un nemico che è ovunque, ma che non si vede. E’ molto dura, anche psicologicamente. Qualcuno non se l’è sentita e lo comprendiamo bene. Ma la stragrande maggioranza dei nostri volontari hanno accettato la sfida, con semplicità e senza sentirsi degli eroi. E’ questo incredibile slancio solidale che ci spinge, nonostante tutto, a guardare al futuro con speranza». È d’accordo Fabiano Zanchi, dirigente professioni sanitarie Asl Città di Torino. «È un momento critico, anche sul fronte sociale. A volte, girando con i nostri mezzi, vediamo scatenarsi, soprattutto nei confronti dei sospetti positivi, fobie e paure irrazionali, che vanno ben al di là delle giuste precauzioni. Però quest’emergenza sta anche mettendo in moto le energie migliori della città e del Paese. Siamo nella stessa barca. Possiamo uscirne solo se lavoriamo tutti assieme».

Un dettaglio, ma tutt’altro che trascurabile: i due camper usati dall’Anpas non sono mezzi qualsiasi. Sono beni confiscati alla criminalità organizzata e messi a disposizione della collettività. «Per noi è un grande segno di restituzione» conclude il presidente Bonizzoli.

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Coronavirus, il camper dell'Anpas a Torino esegue i tamponi a domicilio
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