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mercoledì 25 maggio 2022
 
Europa e cooperazione
 

A tu per tu con il Commissario

15/02/2014  Intervista a Kristalina Georgieva, dal 2010 Commissario europeo per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi.

«L’Unione Europea, cioè la Commissione e i suoi 28 Stati membri, rappresenta il più grande donatore al mondo di aiuti umanitari». Kristalina Georgieva, 60 anni, bulgara, economista, dal 2010 è Commissario europeo per la Cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi. In questa intervista a Famiglia Cristiana,  Kristalina Georgieva rivendica il ruolo dell’Europa nell’assistenza alle popolazioni colpite da crisi umanitarie.

Commissario Georgieva, l’Unione Europa quanto investe nel campo della cooperazione internazionale? «Ogni anno la Commissione stanzia circa un miliardo di euro per gli interventi umanitari. Questa cifra rappresenta meno dell’1 per cento bilancio complessivo dell’Unione Europea, tuttavia è sufficiente per alleviare le sofferenze di molte vittime e per esprimere il valore della solidarietà, così sentito dai cuori dei  cittadini europei».

Come distribuite gli aiuti? 
«I fondi europei sono distribuiti attraverso l’Onu, La Croce  Rossa Internazionale e le Ong. Nel 2013 la Commissione europea ha stanziato 1,3 miliardi di euro per gli interventi umanitari. Il 40 per cento di questi fondi è stato utilizzato per intervenire nelle crisi africane, il 30 per cento nel Medio Oriente, il 14 per cento in Asia, dove vorrei ricordare il nostro aiuto alle popolazioni colpite dal tifone Haiyan, che ha duramente colpito le Filippine lo scorso novembre . In totale abbiamo assistito 90 Paesi».

Può dirci qualcosa di più sull’impegno dell’Europa nelle crisi umanitarie africane?
«Nel 2013 abbiamo destinato all’Africa 550 milioni di euro. Le crisi umanitarie nel Corno d’Africa e nel Sahel hanno toccato 31 milioni di persone. I conflitti in Sud Sudan, Congo e Centrafrica hanno costretto milioni di persone a lasciare le loro case per trovare rifugio nei Paesi vicini. Noi abbiamo risposto a queste emergenze con fondi e risorse. A oltre 760 mila  profughi del Sud Sudan abbiamo destinato 184 milioni di euro per il biennio 2013-2014. Nel Sahel, nel 2013,  ci siamo presi cura di 900 mila bambini malnutriti e abbiamo contribuito all’80 per cento dell’assistenza alimentare per un  milione e 200 mila persone».

Come avete affrontato la  crisi della Siria?
«Per la Siria, l’Unione Europea insieme agli stati membri ha stanziato finora 2 miliardi e 600 mila euro. La guerra civile ha creato uno dei  più grandi disastri umanitari degli ultimi decenni. L’ho potuto constatare di persona nella mia visita al campo rifugiati di Zaatari, in Giordania, dove ho visto la prima generazione di rifugiati siriani nata in terra straniera. Tragicamente, oltre la metà delle vittime della guerra civile sono bambini. I rifugiati sono quasi 2 milioni e mezzo, le persone che hanno dovuto lasciare le loro case per spostarsi in altre località del Paese sono 6 milioni e mezzo e nel complesso oltre 9 milioni di siriani hanno bisogno di assistenza umanitaria».

La crisi economica e le difficoltà della zona euro hanno portato a una riduzione degli aiuti? 
«Sono molto orgogliosa dei cittadini europei. Nonostante le difficoltà create dalla crisi economica e finanziaria, gli europei sono sempre più impegnati nell’aiuto alle popolazioni più povere del pianeta. Nove cittadini europei su dieci sono a favore dell’aiuto umanitario da parte dell’Unione europea. Perciò la crisi non ha ridotto in modo significativo i fondi per gli aiuti. Solo in alcuni Paesi sono stati ridotti gli stanziamenti per la cooperazione. Ma l’Europa nel complesso ha dimostrato di saper essere solidale  e continuerà ad esserlo».

Nell’aiuto umanitario spesso ci sono i fondi, ma difetta il coordinamento degli aiuti. Come gestite questo aspetto?
«È vero, nelle crisi umanitarie il coordinamento è essenziale perché garantisce un intervento più rapido ed efficace. Assicurare un buon coordinamento degli aiuti è una delle mie priorità e in primo luogo è importante assicurare una buona collaborazione fra la Commissione e gli Stati membri. Il buon coordinamento degli aiuti è una sfida costante e cruciale e lavoriamo al massimo per garantirlo, anche perché è il modo migliore per far buon uso del denaro versato dai contribuenti europei».

 
 
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