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Lefebvriani e Santa Sede, più vicini

14/06/2012  Incontro in Vaticano tra il superiore della Fraternità sacerdotale San Pio X e il cardinale Levada, un colloquio che potrebbe aprire al riconoscimento della comunità.

Un lungo colloquio che lascia una “valutazione aperta”. L’incontro di ieri in Vaticano tra il superiore della Fraternità sacerdotale San Pio X, monsignor Bernard Fellay, e il cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sembrerebbe un passo in avanti nel cammino di riavvicinamento dei lefebvriani alla Santa Sede. «L’oggetto dell’incontro», recita il bollettino vaticano diffuso oggi e illustrato alla stampa da padre Federico Lombardi, «era quello di presentare la valutazione della Santa Sede circa il testo consegnato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X ad aprile, in risposta al Preambolo dottrinale, sottoposto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 14 settembre 2011 a detta Fraternità». Il Vaticano, in pratica, aveva chiesto alla Comunità di condividere un testo rispetto a delle posizioni dottrinali definite da padre Lombardi «fondamentali in rapporto al Concilio Vaticano II, al magistero della Chiesa e alla figura del Papa».

Nell’incontro di ieri monsignor Fellay ha illustrato la situazione attuale della Fraternità e ha promesso di far conoscere la sua risposta sulle ulteriori precisazioni della Santa Sede “in tempi ragionevoli”. Probabilmente un primo segnale potrebbe venire dopo il capitolo generale della Fraternità previsto per i primi di luglio. Intanto, nello stesso incontro di ieri, si è consegnata una bozza di documento che prevede una «Prelatura Personale come strumento più adatto a un eventuale riconoscimento canonico della Fraternità». Padre Lombardi ha precisato che si tratta di due momenti distinti: uno di natura dottrinale e l’altro, nel caso in cui il primo si risolvesse positivamente, di natura canonica. La Prelatura Personale, come già avvenuto per l'Opus Dei si presta «a essere lo strumento più idoneo per il riconoscimento di una comunità come quella della Fraternità San Pio X». In ogni caso, ha concluso il portavoce vaticano, «il problema è aperto, questa è un'ulteriore tappa di esame della situazione, ma non bisogna dare nulla per concluso o definitivo».

 

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