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sabato 25 maggio 2024
 
 

Aborto, un dramma che chiede verità insieme ad accoglienza

28/07/2022  Perché la Chiesa condanna l'aborto senza una vera e propria sentenza?

COSTANZA - L’aborto come pratica mi ha sempre molto colpito. Perché la Chiesa la condanna senza appello?

 

Nella Scrittura non si parla di aborto volontario. Piuttosto si presentano una singolare considerazione dell’essere umano fin dal grembo materno e una relazione dell’uomo con Dio dagli albori della sua esistenza (per esempio in Isaia 46,3). L’intangibilità della vita umana si radica in questa relazione con Dio. Nella tradizione cristiana, la condanna dell’aborto è costante e ferma fin dalla Didaché, testo del I secolo.

La condanna permane a prescindere dalla discussione circa l’infusione dell’anima, ovvero se l’anima sia data al momento del concepimento (immediata) o in un momento successivo (ritardata). Tertulliano così si esprime: «È un omicidio anticipato impedire di nascere; poco importa che si sopprima l’anima già nata o che si interferisca con la sua nascita. È già “uomo” anche colui che lo sarà». Scandito, nel tempo, da molteplici documenti magisteriali e riflessioni di teologi, il pensiero della Chiesa su questa questione è rimasta costante nel tempo, poiché coinvolge il valore eminente della vita umana.

Pur ribadendo la condanna dell’atto, ultimamente si è aperto uno sguardo pastorale di accoglienza, che era già presente ma solo in controluce in precedenza. Un esempio. Evangelium Vitae (1995) ribadisce la gravità dell’aborto (n. 62). Nondimeno si dichiara e promuove una attenzione verso le donne che hanno abortito, riconoscendone la sofferenza, e si staglia un invito alla speranza (n. 99). Lo stesso documento sottolinea pure la necessità di una concreta azione educativa di prevenzione all’aborto, indicando vie concrete (n. 88).

Il canone 1398 del Codice di Diritto Canonico sancisce la scomunica “latae sententiae” (ovvero immediata) per la donna che abortisce, il personale sanitario che lo pratica e coloro che ne consigliano il ricorso. Tale pesante disposizione vuole indirizzare l’attenzione alla gravità dell’atto. Fino al 2016 solo il vescovo, il penitenziere, un delegato o i presbiteri degli ordini mendicanti potevano sciogliere tale scomunica. Al termine del Giubileo della Misericordia, con la lettera apostolica Misericordia et misera (2016), papa Francesco ha esteso a tutti i sacerdoti questa possibilità: «Ogni sacerdote si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione» (n. 12).

 Questo appello finale di accoglienza e riconciliazione è rivolto a tutti, in forza del sacerdozio comune cui partecipiamo in virtù del battesimo. Citiamo, infine, la Dichiarazione sull’aborto procurato della Congregazione della Dottrina della Fede del 1974, che offre indicazioni sul come il cristiano debba rapportarsi con la legge civile del proprio Stato. Il documento chiede una dissociazione dalle leggi abortiste e dalle campagne a favore dell’aborto; invita a non votare partiti politici che nel programma ne prevedano la liberalizzazione. Tuttavia, riconosce anche la possibilità che alcuni politici possano far approvare una legge che ammette alcuni casi di aborto, se questa seconda legge limita una legge (vigente o proposta) ancora più ampia e ingiusta.

 
 
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