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domenica 16 gennaio 2022
 
 

L'Accademia per la Vita: «Sconcerto e dispiacere»

09/04/2014  «Ora quale tutela sarà assicurata al nascituro? Avrà due padri, uno biologico e uno giuridico?, si chiede mons. Renzo Pegoraro, cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita, il quale prevede «conseguenze difficili da gestire sia per il nascituro che all'interno della coppia»

 Sul via libera all’eterologa deciso dalla Corte Costituzionale arriva il commento della Pontificia Accademia per la Vita che esprime «sconcerto e dispiacere» sulla sentenza che «crea ora delle conseguenze difficili da gestire sia per il nascituro che all'interno della coppia». A spiegarlo è mons. Renzo Pegoraro, Cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita.

«Ora occorrerà vedere attentamente le motivazioni», dice all’Ansa, «anche se il fatto di porre dei limiti alla “tecnica” era una posizione sostenuta anche dai laici». La norma così com'era, dice l'esponente del Vaticano, dava delle «garanzie. Ora quale tutela sarà assicurata al nascituro? Avrà due padri, uno biologico e uno giuridico?».

C'è anche il problema delle «nuove dinamiche all'interno della coppia». Alla domanda se con questa apertura si apra la strada a due genitori dello stesso sesso, Pegoraro dice che «non è conseguenza immediata» della sentenza. Ma «tutta la materia viene riaperta» con problemi che debbono essere risolti. «Prima c'erano dei valori, dei principi che erano tutelati. Per esempio si era stabilito che di fronte a particolari difficoltà comunque si doveva limitare la tecnica e privilegiare altre vie, come il ricorso all'adozione. Il legislatore dovrà interrogarsi su come affrontare tutto questo» con le «conseguenze difficili» che la pronuncia della Corte Costituzionale pone.

 Duro anche il commento dell’Associazione Scienza & Vita: «Con la sentenza della Corte costituzionale, che travalica la funzione politica del Parlamento su temi complessi che riguardano la società civile e i propri modelli di riferimento culturali, prosegue lo smantellamento progressivo a mezzo giudiziario della legge 40», commentano in una nota Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, Presidente e copresidente nazionali. «Una normativa forse da rivedere dopo dieci anni, ma che ha avuto il merito di porre un quadro di riferimento scientifico ed etico in tema di procreazione assistita».

«In tal modo si apre un inesorabile vuoto normativo che prelude al ritorno a quel far west procreatico che in questi ultimi dieci anni era stato possibile contenere. Con la cancellazione del divieto di fecondazione eterologa viene legittimata ogni pratica di riproduzione umana, con il solo pretesto che tutti, comunque, hanno diritto a veder garantiti i propri desideri. La cultura giuridica si rimette in tal senso al dominio della tecnoscienza, legittimandone lo strapotere. Questa sentenza apre inoltre lo scandalo del mercato dei gameti: nessuno garantisce che non avverrà - come già ora all’estero - con lo sfruttamento di chi si trova in difficoltà economiche».

«Una sentenza nel solco di quella pronunciata ieri in materia di utero in affitto e che, anche in questo caso, rimette in questione i capisaldi della civiltà occidentale al cui interno l’esperienza della trasmissione della vita viene segnata dall’accoglimento del dono senza la pretesa di determinarlo in modo spersonalizzante. In questo modo invece non vi è riguardo per i diritti dei bambini, chiamati al mondo a tutti i costi in virtù di un non identificato “diritto alla genitorialità”»

 
 
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