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Benessere

Acidità di stomaco, rigurgito e dolore: ecco i rimedi

13/05/2015  Acidità, dolore toracico e rigurgito sono i sintomi di una malattia che colpisce 15 milioni di italiani. Eppure la medicina ha fatto passi da gigante: solo in casi estremi si ricorre all’aiuto del chirurgo.

Lo stomaco brucia a un italiano su tre, ma non è la conseguenza di una cena abbondante. Acidità, dolore toracico e rigurgito sono i sintomi della malattia da refl usso gastroesofageo, che colpisce 15 milioni di nostri connazionali in maniera periodica o continuativa, disturbi digestivi che, spesso, non sono diagnosticati e curati in modo corretto, poiché la maggior parte di chi ne soff re non si rivolge al proprio medico, ma prende farmaci di propria iniziativa e, spontaneamente, si sottomette a restrizioni alimentari senza, però, trarne sostanziali benefici. Ospite della trasmissione di Tv2000 Il mio medico, il professor Guido Costamagna, direttore dell’Unità di Endoscopia digestiva chirurgica del Policlinico Gemelli di Roma.

- Che cosa si intende esattamente per refl usso gastroesofageo?


«Per refl usso gastroesofageo si intende la risalita del contenuto gastrico, normalmente acido, nell’esofago. Con l’espressione malattia da refl usso gastroesofageo facciamo riferimento, invece, alle manifestazioni cliniche correlate al refl usso, intese sia come sintomi sia come complicacanze. Tale distinzione è fondamentale, poiché mentre il refl usso gastroesofageo può essere considerato come un fenomeno fisiologico che chiunque ha sperimentato almeno una volta nel corso della propria vita, la malattia da refl usso gastroesofageo è una patologia che si sviluppa quando questo fenomeno assume caratteristiche di durata e frequenza tali da portare alla comparsa di sintomi e complicanze. Secondo gli ultimi studi, la frequenza di tale malattia in Europa interessa circa il 20 per cento della popolazione».

- Quali sono i fattori scatenanti?


«I principali fattori favorenti l’insorgenza di questo disturbo sono il fumo, l’età avanzata, l’obesità, la gravidanza. Essi sono in grado di determinare un’alterazione del funzionamento della naturale barriera antirefl usso. Questa barriera è costituita da strutture anatomiche e meccanismi funzionali che, in primo luogo, mantengono ancorati nella propria posizione l’esofago e lo stomaco, facendo sì che quest’ultimo rimanga nell’addome (la sua dislocazione nel torace prende il nome di ernia iatale), in secondo luogo impediscono che il contenuto gastrico refl uisca in esofago. Ciò avviene grazie a un meccanismo a valvola formato da alcuni muscoli a livello della giunzione tra esofago e stomaco (sfintere esofageo inferiore e diaframma), e grazie anche ai naturali movimenti di peristalsi che assicurano la “pulizia” dell’esofago e spingono il cibo già parzialmente digerito nello stomaco, verso l’intestino. Oltre a quelli già inizialmente elencati, qualunque fattore (dieta, stile di vita, altre malattie, farmaci assunti) in grado di interferire con questi meccanismi naturali di difesa può favorire l’insorgenza di questa malattia o peggiorarne i sintomi».

- Quali sono i sintomi più comuni e qual è il campanello d’allarme che ci deve far correre dallo specialista?

I sintomi più comuni correlati a questa malattia sono la pirosi retrosternale, ossia una sensazione di bruciore nel torace, dietro lo sterno, che tende a risalire verso il collo, e il rigurgito, più comunemente detto acido. Altri sintomi, definiti “atipici” sono: il dolore toracico, che può essere simile al dolore di origine cardiaca, la tosse cronica, l’abbassamento o il cambiamento del tono della voce, la difficoltà a deglutire. I sintomi generalmente sono correlati ai pasti e alla posizione corporea. La comparsa di sintomi cosiddetti “di allarme”, come la perdita di peso, lo sviluppo di anemia, la mancata risposta alla terapia devono indurre a eseguire accertamenti strumentali specifici».

- Quali sono le cure più indicate per chi soffre di questo disturbo?

«Nelle forme lievi può essere in generale sufficiente apportare delle modificazioni alla dieta e allo stile di vita. Spesso si raccomanda di smettere di fumare, ridurre il peso corporeo, evitare pasti abbondanti, ridurre l’introito di cibi fritti, particolarmente elaborati o ricchi di grassi animali, non coricarsi dopo i pasti, sollevare la testata del letto di alcuni centimetri. Alcuni cibi, tra cui bevande alcoliche, caffè, bevande gasate o acidule, cioccolato, menta, spezie, pomodoro, agrumi, sembrerebbero favorire il reflusso, perciò si consiglia di limitarne fortemente il consumo. Qualora tali misure preventive non siano sufficienti si ricorre all’utilizzo di farmaci che riducono la produzione di acido da parte dello stomaco. I più efficaci sono senza dubbio gli Inibitori di pompa protonica (Ipp)».

- Nel caso i farmaci non avessero effetto si può ricorrere all’intervento chirurgico?

«Nei pazienti scarsamente responsivi o “dipendenti” dai farmaci per il controllo dei sintomi, in concomitanza di lesioni croniche della mucosa e dopo un’accuratissima selezione basata sulle indagini diagnostiche, può essere preso in considerazione l’intervento chirurgico, che consiste in una plastica antireflusso».

 
 
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