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domenica 27 novembre 2022
 
l'evento
 

Il Kum! Festival di Massimo Recalcati s'interroga sul fine vita

06/10/2022  Dal 14 al 16 ottobre alla Mole Vanvitelliana di Ancona 57 ospiti per 42 incontri tra Lectio, Dialoghi e Visioni per esplorare il tema di quest’anno anche attraverso il cinema. «Il fine vita è ancora un momento della vita, un passaggio in cui è possibile fare qualcosa di sé, un'occasione in cui dare testimonianza di un'esistenza e raccogliere la voce di chi l'ha accompagnata e la accompagna» dichiarano Massimo Recalcati e il curatore scientifico Federico Leoni. Tra gli ospiti, Kim Rossi Stuart, padre Guidalberto Bormolini, Mariangela Gualtieri, Moni Ovadia, monsignor Vincenzo Paglia, Luigi Manconi e don Luigi Epicoco

È dedicato al fine vita il KUM! Festival che da venerdì 14 a domenica 16 ottobre torna alla Mole Vanvitelliana di Ancona. La manifestazione diretta dallo psicoanalista Massimo Recalcati con il coordinamento scientifico del filosofo Federico Leoni, anche quest’anno è pronta a dare vita a un dialogo costruttivo e polifonico sulla cura di sé, dell’altro e del mondo fragile e ferito che abitiamo.

«Il fine vita è ancora un momento della vita, un passaggio in cui è possibile fare qualcosa di sé, un'occasione in cui dare testimonianza di un'esistenza e raccogliere la voce di chi l'ha accompagnata e la accompagna» dichiarano Massimo Recalcati e Federico Leoni. «Ecco perché il tempo della fine è un tempo enigmatico, apre domande etiche, scuote la politica, divide l'opinione pubblica, suscita controversie giuridiche, interroga le pratiche mediche e i saperi scientifici, sfida le risposte delle più antiche tradizioni religiose».

Il festival mantiene il progetto di essere un contesto di costruzione comune: da qui il sottotitolo Cantieri, nato lo scorso anno, nel tempo della pandemia, per porre l’accento sull’urgenza di forgiare strumenti adatti a superare le difficoltà del presente, dando risposte concrete a problemi reali, spingendo ad agire e non solo a riflettere.

Questa vocazione fattiva si sposa con lo spirito natìo della manifestazione racchiuso nel suo nome. Kum! è l’imperativo che Dio rivolge a Giona e Gesù a Lazzaro: Alzati! Un invito a muoversi, ripartire, rinnovarsi. In qualsiasi direzione si volga oggi lo sguardo, dalla scuola all’economia, dalla cultura alla sanità, dalle istituzioni all’ecologia, si avverte la necessità di aprire uno spazio di spregiudicata sperimentazione, un’officina, un luogo dove idee e pratiche consolidate sono messe alla prova delle necessità impreviste di un tempo di interrogazione e di ripartenza.

In calendario, nelle tre giornate di festival, 57 ospiti per 42 incontri, tra Lectio con grandi esponenti della psicoanalisi, della filosofia, della letteratura e della scienza; Dialoghi e Conversazioni per approfondire idee e punti di vista differenti; Ritratti di importanti figure della cultura occidentale; Visioni per esplorare il tema del 2022 anche attraverso il cinema; e momenti di conversazione attorno a un tè o a un aperitivo con giovani relatori che prendono spunto da grandi figure della poesia e della letteratura per affrontare i temi cardine della psicoanalisi in Psicologia da te e Aperipsì.

E ancora Eventi speciali tra cui la rappresentazione di Amen, il primo testo teatrale di Massimo Recalcati, in scena per la prima volta ad Ancona; l’incontro tra il direttore del festival e l’attore e regista Kim Rossi Stuart che presenta in anteprima il suo nuovo film Brado; Morire dal ridere di Moni Ovadia; e l’appuntamento che chiude la manifestazione con la poetessa Mariangela Gualtieri e il suo rito sonoro sul tema del lutto.

Apre il festival la giornalista e scrittrice Francesca Mannocchi che, intervistata dall’opinionista Marianna Aprile, racconta il suo rapporto con la malattia e il rischio che corre chiunque si ammali: quello di identificarsi nel proprio male e vivere per sempre sentendosi una vittima.

Lectio magistralis

La scoperta più sconcertante del padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, è quella spinta distruttiva e autodistruttiva al cuore dell’esperienza umana da lui battezzata “pulsione di morte”. Come il riferimento alla morte può implicare la forza vitale della pulsione? Con il direttore del festival Massimo Recalcati esploriamo il significato e l’importanza di un’intuizione imprescindibile per l’essere umano e la pratica della psicoanalisi. La vita e la morte viste dagli scrittori e dai filosofi: Antonio Moresco racconta al festival, come già nelle pagine dei suoi ultimi libri, il crinale estremo della vita e della morte, che non sono due opposti speculari su una stessa linea orizzontale, ma si presentano abbracciate. Rosella Postorino, a partire dal suo romanzo Le assaggiatrici nel quale si è ispirata alla storia vera di Margot Wölk, assaggiatrice di Hitler – porta una testimonianza inaggirabile sui temi della guerra, dell’amore, della morte e della fame di vita che ci impedisce di accettare la fine. Secondo Alcmeone di Crotone, medico e filosofo pitagorico, gli uomini muoiono perché non sanno congiungere il principio con la fine. E invece il pensiero dovrebbe imparare a riconoscere il destino nei segni sconnessi che vediamo: ne parla il filosofo Rocco Ronchi con un excursus nel pensiero di grandi filosofi tra cui Spinoza, Nietzsche e Bergson.

Dalla letteratura alla scienza con il fisico Guido Tonelli e una domanda ancora senza risposta: E il nostro universo che fine farà?

In programma anche diversi Dialoghi. Secondo il sociologo Luigi Manconi e monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, prima di indagare ogni possibile scelta sul fine vita occorre risolvere un quesito fondamentale: Di chi è la mia vita? Insieme ci presentano due visioni del mondo lontane eppure destinate al confronto: l’una profondamente religiosa e legata all’idea che qualcosa di più grande abbia l’ultima parola sulla vita e sulla sua fine; l’altra laica, certa che la vita appartenga al solo individuo che la vive, nel bene e nel male.

Alla domanda per eccellenza Quale senso nella fine? provano a dare una risposta Padre Guidalberto Bormolini e Don Luigi Epicoco. Per decenni abbiamo evitato di confrontarci con il dolore perché siamo incapaci di spiegarcelo e di chiederci cosa ci sia dopo la morte per paura dell’ignoto. Ma solo l’assunzione della nostra mortalità consente un’etica. Solo la consapevolezza della morte apre al mistero, dà valore al quotidiano, ridimensiona l’effimero. La morte non è l’opposto della vita, è anzi una porta aperta sulla vita. Modera il dialogo il giornalista e scrittore Antonio Sanfrancesco.

Che cosa fare di ciò che ci resta? A rispondere sono Ingrid Paoletti, esperta di tecnologia dell’architettura del Politecnico di Milano, e Federico Leoni. Dal pianeta alla città, fino alle nostre case, dobbiamo imparare a valorizzare e dare nuova vita agli scarti, alle cose dismesse, agli spazi abbandonati. Ciò che abbiamo ereditato dal passato serve a creare il futuro: questo rapporto è forse l’unica definizione possibile di ciò che chiamiamo etica.

Un vero e proprio duetto quello in programma tra la filosofa e tanatologa Ines Testoni e il fisico Federico Faggin, inventore cinquant’anni fa del primo microprocessore. Insieme provano a reinterpretare le leggi della natura alla luce di uno sguardo scientifico e razionalista per lasciarsi alle spalle la visione nichilista della morte. Adolescenza, tempo di morte e trasformazione: ci si lascia l’infanzia alle spalle e ci si affaccia sul paesaggio ancora enigmatico dell’età adulta. E, come qualcuno ha detto, è nel tempo in cui il passato tramonta e il futuro stenta a nascere che si moltiplicano i mostri. Mostri che gli psicoanalisti Marisa Fiumanò e Uberto Zuccardi ci insegnano a conoscere e capire. Anche i sentimenti, come gli oggetti, possono cadere in disuso?

Nell’incontro Quando finisce un amore gli psicoanalisti Mariela Castrillejo e Aldo Becce si rivolgono alla poesia, al cinema, al teatro, alla pittura e alla fotografia per trovare rappresentazioni metaforiche di amori spezzati, una mancanza che talvolta si spalanca sul nostro cammino. Il critico d’arte Elio Grazioli e il filosofo Riccardo Panattoni in Il buon uso della fine, a partire da una selezione di opere ultime di artisti famosi, fanno luce sui tentativi di questi ultimi di raggirare la morte. Perché quando la fine si avvicina, l’unica cosa da fare è un’opera d’arte.

La psicoterapeuta Monica Farinelli e lo psicoanalista Maurizio Balsamo sottolineano L’importanza del nome. Il nome ci identifica e garantisce un’armatura contro la fragilità dell’esistenza. La fine, però, fa vacillare ogni schermo di protezione. Per affrontarla occorre cambiare prospettiva e intendere la morte come un moto di avvicinamento a qualcosa di nuovo. La counselor Laura Campanello e Augusto Caraceni, direttore della Struttura Complessa di Cure Palliative, Terapia del dolore e Riabilitazione di Fondazione IRCCS, raccontano come la clinica medica negli hospice si prenda cura del corpo come della psiche, delle relazioni e della spiritualità del malato per alleviarne la sofferenza, nel rispetto del significato più profondo che questa assume per ciascuno.

 
 
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