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Addio a Ermanno Olmi, regista visionario della fede

07/05/2018  Scompare all'età di 87 anni. Dopo aver esordito con i documentari industriali ha realizzato capolavori diversi l'uno dall'altro, che hanno ricevuto importanti premi, tra cui la Palma d'oro per "L'albero degli zoccoli". L'ultimo del 2017, sul Cardinal Martini

L’ultima volta che lo avevamo sentito era in occasione della morte di Bud Spencer che aveva recitato per lui  in Cantando dietro ai paraventi, rivelando un aspetto inedito dell’attore degli spaghetti western. Aveva fatto cenno alla fatica delle sue giornate, lui anziano e malato, ma non si era sottratto alle nostre domande, schivo e insieme generoso. Ermanno Olmi è morto a 87 anni nell’ospedale di Asiago dove era ricoverato da qualche giorno.  Malgrado l’età e gli acciacchi aveva lavorato sino all’ultimo: del 2017 il suo documentario, Vedete, sono uno di voi (2017), su  Carlo Maria Martini. Fervente cattolico, nella sua filmografia si era dedicato spesso a tematiche religiose. Come nel film del 1965 E venne un uomo, su Giovanni XXIII, Camminacammina (1982), sul viaggio dei Re magi, I cento chiodi (2007), la storia di un professore universitario che dopo aver crocifisso cento libri antichi lascia il suo incarico, si rifugia in un casolare lungo un fiume e viene da tutti chiamato Gesù. Ha anche diretto il film televisivo Genesi: La creazione e il diluvio (1994). 
Di origini umile, nato a Bergamo il 24 luglio 1931, aveva trovato un impiego alla Edisonvolta  a Milano, ma non aveva rinunciato alla sua passione per la cinepresa, tanto da convincere i vertici aziendali a commissionargli una serie di documentari industriali. Già da questi suoi primi lavori si evince la sua attenzione per le persone umili e per il loro lavoro, sensibilità che lo farà paragonare a Pier Paolo Pasolini. Il suo primo lungometraggio del 1958 fu Il tempo si è fermato, la vicenda di un giovane studente universitario, trova lavoro come guardiano invernale di una diga nei pressi del monte Adamello, 
Il secondo film  fu Il posto (1961), la storia di due giovani al loro primo impiego  nella Milano del boom economico. Sul set si innamorò dell’attrice Loredana Detto che divenne sua moglie. Il suo capolavoro fu L’albero degli zoccoli (1978), la storia di quattro famiglie contadine nel 1897. girato in stretto dialetto bergamasco e sottotitolato in italiano, che gli valse la Palma d’oro a Cannes. Nella sua carriera ha vinto numerosi premi, l’ultimo il Leone d’oro alla carriera nel 2008. Altro Leone d’oro nel 1988 per La leggenda del santo bevitore, tratto dall’omonimo libro di Joseph Roth. Un altro suo film tratto da un racconto è Il segreto del bosco vecchio (1993) dal libro di Dino Buzzati, con Paolo Villaggio. 

La sua filmografia pur non essendo vastissima presenta caratteristiche di forte originalità, con opere assai diverse le una dalle altre. Ricordiamo il magistrale Il mestiere delle armi sul ferimento e la morte di Giovanni dalla bande nere, e l’ultimo suo film, Torneranno i prati (2014), ambientato nelle trincee dell’altopiano di Asiago durante la prima guerra mondiale, un film struggente, sull’insensatezza della guerra a cui fa da muta testimone impotente la montagna, con la sua bellezza.  

Sul set di Torneranno i prati, 2014
Sul set di Torneranno i prati, 2014

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