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sabato 27 novembre 2021
 
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Addio a Fulvio Panzeri, il critico che cercava la verità nelle pagine

27/10/2021  Fra le maggiori voci della critica di ispirazione cattolica, maestro amato, autore di versi e di numerosi studi, soprattutto su Testori, Pasolini e Tondelli, l'intellettuale che ha collaborato con "Letture" e "Famiglia Cristiana" si è spento lunedì scorso. Oggi i funerali nella sua Renate

Verrà tributato questo pomeriggio l'estremo saluto a Fulvio Panzeri, alle 14.30 nella chiesa parrocchiale della sua Renate, in Brianza.

È morto lunedì, dopo che alla fine di agosto era stato colpito da un arresto cardiaco ed era rimasto ricoverato all'ospedale di Desio. A lungo apprezzato collaboratore dei Periodici San Paolo (soprattutto Famiglia Cristiana e lo storico mensile di attualità culturali Letture) e di altre testate cattoliche (come il quotidiano Avvenire), Panzeri ha rappresentato, nei decenni della sua attività, una delle migliori voci della critica letteraria di ispirazione cattolica.

Nato a Renate Brianza nel 1957, alternava all'attività di critico militante quella di maestro elementare proprio a Renate, dove oggi lo piangono generazioni di alunni, essendo andato in pensione solo di recente.

Tre gli scrittori a cui ha dedicato le maggiori cure filologiche, figurano Pier Paolo Pasolini, Giovanni Testori e Pier Vittorio Tondelli. Di Testori e Tondelli aveva curato le edizioni delle opere nei "Classici" Bompiani, mentre su Pasolini aveva scritto un'importante monografia pubblicata da Mondadori (Guida alla lettura di Pasolini, 1988).

Il "metodo Panzeri" consisteva in un taglio originale: incrociare i fatti della vita degli autori con i diversi momenti della loro produzione letteraria, dando luogo a un intenso corpo a corpo critico, spesso suggestivo, nella compenetrazione tra vita e opera. E il fatto che la sua attenzione si sia concentrata su questi tre autori non sembra casuale, essendo straordinari interpreti del disagio novecentesco, caratterizzati da un'estrema tensione dell'esperienza umana e letteraria (spesso svoltasi a cavallo di ambiti artistici diversi) e dalla costante tendenza a scuotere i lettori, cristiani compresi, dal torpore di una mentalità piccolo-borghese.

A Tondelli, di cui a dicembre ricorrerà il trentennale della morte, Panzeri ha dedicato la sua ultima fatica editoriale, le cui bozze era riuscito a licenziare prima della malattia: il volume Viaggiatore solitario (edito sempre da Bompiani), che raccoglie le più importanti interviste rilasciate dallo scrittore emiliano tra il 1980 e il 1991, nonché una serie di testi dello stesso Tondelli prima dispersi in riviste, cataloghi, programmi di sala.

Ma è soprattutto nella militanza critica che si coglie la cifra peculiare del lavoro di Panzeri, instancabile talent-scout, particolarmente attento alle scritture giovanili e agli autori esordienti, molti dei quali ha seguito nel corso del tempo sia nei termini di un'attenzione critica sia anche sul piano tecnico, leggendo in anteprima i loro testi, affiancandoli con un intelligente lavoro di editing e accompagnandoli così alla pubblicazione. Tra gli altri suoi interessi, la didattica della letteratura (e della lettura), ma anche la poesia, praticata in prima persona con rari ma preziosi interventi, come, nel 2000, la raccolta L'occhio della trota (Guanda).

Con Fulvio Panzeri, la letteratura italiana perde uno dei suoi migliori critici. Ci piace ricordarlo qui citando le parole con cui, alcuni anni fa, enucleava la propria "poetica" di critico, vale a dire il proprio modo di lavorare e i valori (etici ed estetici) a cui informava scelte e giudizi: «Cerchiamo libri in cui il sentimento deflagra, in cui la verità non è solo nello stile o nella forma, ma nella stessa pregnanza della parola, dove gli scrittori mettono in gioco se stessi, si mostrano al lettore in modo arrendevole, in un atto ultimativo, eppure proprio in questa loro arrendevolezza è già insita l'aggressione, il corpo a corpo che intraprendono con ciò che intendono raccontare. Ci interessa la “nudità” assoluta, la “non vergogna” del sentimento e della verità emozionale che è insita nell'esistenza che narrano e che diventa l'estrema loro forza. Allora come critici preferiamo i libri imperfetti, ma in grado ancora di emozionarci, i libri che possono mettere a nudo le contraddizioni, quei libri che “i professori” segnano con la penna rossa. La letteratura non è un “esercizio di stile”, almeno per noi».

Perché per Panzeri la letteratura è stata molto di più: un'autentica vocazione esistenziale.

 
 
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