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sabato 25 giugno 2022
 
il ricordo
 

Addio a Luisa Mandelli, l'eterna Annina grande amica della Callas

30/08/2018  Se n’è andata a Milano a 95 anni la grande soprano, ospite di Casa Verdi, che fu protagonista nello storico allestimento di Traviata del 1955 alla Scala con Maria Callas e la regia di Luchino Visconti. Della “Divina” era grande amica e ogni anno faceva celebrare una messa in sua memoria. «Quando andrò di là», confidò, «vorrei solo ringraziare il Signore per avermi fatto amare la musica e avermi donato la voce per cantare»

Luisa Mandelli in una foto recente nella sua stanza di Casa Verdi
Luisa Mandelli in una foto recente nella sua stanza di Casa Verdi

Nella sua stanza di Casa Verdi a Milano, tra spartiti e locandine, il ritratto del Maestro e le icone sacre, conservava gelosamente quel biglietto che Luchino Visconti le mandò insieme a tre orchidee dopo la prima di Traviata alla Scala del 1955: «“Alla brava Annina con auguri di cuore”». E tre anni fa, a 93 anni, Luisa Mandelli era pronta a salire di nuovo sul palcoscenico dello Staatsoper Unter den Linden di Berlino per cantare un’intera opera di Giuseppe Verdi e interpretare il personaggio che l’ha fatta entrare nella storia della lirica accanto a Maria Callas: la serva Annina, appunto, nella storica Traviata diretta da Carlo Maria Giulini e proposta alla Scala nel 1955 con la regia di Visconti. Poi il revival voluto da Daniel Barenboim sfumò per “colpa” di una regia avanguardista, con piani inclinati e azioni rapide. Lei reagì con diplomazia: «Non pensavo di ritrovare la voce. E invece ce l’ho fatta», disse. «Troppo pericoloso un allestimento del genere. Avevo paura di cadere. E ho accettato il suggerimento di rinunciare alla mia partecipazione».

La soprano Luisa Mandelli, originaria di Saronno, se n’è andata a Milano nella notte tra mercoledì e giovedì dopo una breve malattia. Il 16 ottobre prossimo avrebbe compiuto 96 anni. Viveva da quasi quindici a Casa Verdi, l’opera che il "cigno di Busseto" volle e costruì per ospitare gli artisti in pensione. Probabilmente aveva già organizzato anche per quest’anno la Messa solenne in memoria di Maria Callas che dal 1977, ogni 16 settembre, anniversario della morte della grande artista, Mandelli faceva celebrare nella Chiesa di Santa Maria della Passione, accanto al Conservatorio. «Mi aveva dato appuntamento nei prossimi giorni per parlare proprio di questo», dice Armando Ariostini che gestisce la pagina Facebook di Casa Verdi.

Artista eccezionale, donna di grande fede, amica della “Divina” ed “eterna Annina”, come la omaggiò il maestro Barenboim. Luisa Mandelli in pensione non c’era mai andata davvero: «Per gli artisti questa parola non esiste», disse durante un’intervista in cui raccontava le sue giornate: «Studio, ascolto musica, mi occupo della chiesetta di Casa Verdi e quasi tutte le sere vado alla Scala a vedere le opere, i concerti e anche le prove. La musica è il segreto per vivere a lungo e in piena serenità. La mia maestra me lo diceva sempre: non abbandonare mai canto e musica, perché nella vita troverai in loro grande conforto. È la verità».

Dei loggionisti della Scala era quasi una protettrice, un nume tutelare. Negli intervalli delle recite li attendeva sulla sua poltroncina in seconda galleria per esprimere idee e opinioni. E tutti, ovviamente, volevano sapere cosa ne pensasse Luisa di questo o quel cantante. «Sono fiera di essere loggionista», diceva. «Ormai manca la materia prima: la voce. Anche i comprimari, come lo ero io, devono essere all’altezza dei protagonisti. Non lo capiscono i cantanti. E non se ne rendono conto i direttori d’orchestra o i responsabili dei teatri: senza grandi voci l’opera non si fa».

Luisa Mandelli con Maria Callas nella Traviata del 1955
Luisa Mandelli con Maria Callas nella Traviata del 1955

«Quando andrò di là vorrei ringraziare il Signore per avermi fatto amare la musica e donato la voce per cantare»

A casa Verdi era soprannominata “generale” per il suo piglio intraprendente e deciso. «Mi sono innamorata della musica quando ho ascoltato il Dies irae del Requiem di Verdi», disse in un’intervista di qualche anno fa a Famiglia Cristiana. Si commuoveva quando ripensava che il Maestro compose la Traviata nel pianoforte che si trova proprio a Casa Verdi.

Era stata lei stessa a dettare il suo curriculum lungo appena una mezza paginetta (e anche questo è segno di grandezza per un artista dalla carriera lunga e prestigiosa come la sua). Nel 1947 si era diplomata in canto al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano come privatista («tre volte alla settimana facevo trenta chilometri in bicicletta per andare dalla mia insegnante, Elisabetta Oddone, anche con la pioggia, anche con la neve. Poi morì all’improvviso»). Venuta a mancare la sua insegnante e avendo bisogno di una sistemazione, fu aiutata dal dottor Curi, farmacista, e dalla sua famiglia che s’interessò anche di procurarle un’audizione al Teatro alla Scala che superò brillantemente per poi essere scritturata il 20 giugno 1953. Il debutto scaligero nel Rigoletto nei panni del paggio della duchessa. Lasciò le scene nel 1964 e divenne consulente musicale da Ricordi, dove rimase per vent’anni.

A Milano era lei la grande “custode” della memoria della Callas: «L’ho conosciuta quando fui presa alla Scala, nel 1953», raccontava. «Quell’anno lei faceva Medea. Era grandissima, inarrivabile. Ma anche affabile, gentile, dolcissima. Soprattutto con le persone umili». Un’amicizia proseguita anche dopo l’abbandono delle scene: «Era un mito. Sapeva ogni cosa. Passava da una Norma di immensa tragicità a La sonnambula in cui ha 15 anni. Questo vuol dire essere grandi. Io le ho sempre manifestato il mio affetto. Ma anche lei è stata molto affettuosa con me. Era gentile a dispetto di quel che si diceva. Gliene hanno dette di tutti i colori, povera donna. Ha sofferto molto. Era innamorata perdutamente di Onassis. Credo che quando ha saputo del matrimonio con Jacqueline, abbia cominciato a morire. È stato un affronto per una donna come lei. Eppure quando lui era malato lei andava a trovarlo all’ospedale in Francia. È morta solo due anni dopo di lui». Adorava papa Francesco («è meraviglioso, con quel sorriso lì»). Sembrava che alla morte non ci pensasse mai sul serio: «Chissà cosa ci sarà quando andremo di là», confidò una volta col sorriso a fior di labbra, «io quando ci andrò, vorrei solo ringraziare faccia a faccia il Signore per avermi fatto amare la musica e avermi donato la voce per cantare». Ed era sicura che la sua amica, la Callas, non l’avesse mai abbandonata: «La sento sempre al mio fianco. E so che dal cielo mi protegge». Ora, lassù, si faranno di nuovo compagnia.

 
 
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