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mercoledì 15 luglio 2020
 
il lutto
 

Addio a Mirella Freni, la diva della porta accanto

10/02/2020  Il grande soprano se n’è andato a 85 anni nella sua Modena, la città che amava e dove aveva esordito giovanissima. È stata l’immortale Mimì nella Boheme di Karajan e Zeffirelli alla Scala. L’amicizia con Pavarotti

Era troppo ironica per essere davvero una diva Mirella Freni (Fregni, all’anagrafe), uno dei più grandi e amati soprano italiani. Era troppo attaccata alla sua Modena, dove andava al mercato e faceva la spesa con le amiche e i nipoti, per staccarsene dopo aver girato i teatri di mezzo mondo per portare l’opera italiana con la sua voce non eccelsa nel timbro ma eccellente per tecnica. Quella che, per inciso, talvolta latita in molti cantanti d’opera di oggi. E nella sua città se n’è andata, in silenzio, a 84 anni, dopo una lunga malattia e dopo il ritiro completo dalle scene nel 2005 per poter insegnare musica.

Bambina prodigio, fu Beniamino Gigli a incoraggiarla a provare la strada del belcanto: «Avevo dieci anni: lui si meravigliò per la voce e perché cercavo già di fare dei colori. Ma mi raccomandò di smettere in attesa dello sviluppo. Aveva ragione». Era nata a Modena nel 1935. Famiglia modesta, stessa balia di Luciano Pavarotti: entrambi le madri erano operaie alla Manifattura Tabacchi e non potevano allattare. La madre, raccontava, la partorì dopo essere tornata dal Loggione del Comunale. Il primissimo debutto a 20 anni nel Teatro comunale di Modena, oggi intitolato a Pavarotti, e dove è Micaela in Carmen.

Esordì alla Scala di Milano nel 1962 e nel 1963 sempre alla Scala il grande successo con la Bohème firmata Karajan – Zeffirelli, stessa opera che le diede fama anche oltreoceano, nel 1965, al Metropolitan di New York. Tra gli altri ruoli celebri, Desdemona in Otello e Aida. Nel 2010 a Verona le fu assegnato l’Oscar della lirica alla carriera.

1998, Raina Kabaivanska, Luciano Pavarotti, Nicolaj Ghiaurov e Mirella Freni all'inaugurazione del teatro comunale di Modena (Ansa)
1998, Raina Kabaivanska, Luciano Pavarotti, Nicolaj Ghiaurov e Mirella Freni all'inaugurazione del teatro comunale di Modena (Ansa)

Quella stecca nella Traviata del '63 alla Scala

Nel ’63 il fiasco nella Traviata di Zeffirelli e Von Karajan in cui la giovane soprano steccò nella cabaletta “Sempre libera” e si presentò stizzita con le mani sui fianchi a prendersi i fischi del pubblico. Coraggiosa. Ma quella fu l’unica macchia in una carriera lunga mezzo secolo e ricca di successi.

Da quel momento iniziò la parabola ascendente che la portò a calcare le scene dei principali teatri del mondo: la Scala di Milano, ovviamente, il Metropolitan di New York, l'Opera di Parigi, il Bolshoj di Mosca, il Covent Garden di Londra, la Staatsoper di Vienna, il Festspielhaus di Salisburgo, il Colon di Buenos Aires, l'Opera di Washington, il Teatro Nazionale di Tokyo, per citarne solo alcuni.

La sua vocalità si è evoluta nell'arco di oltre cinquant'anni di carriera, permettendole di spaziare dal repertorio di soprano leggero, mozartiano e pucciniano, a quello di lirico puro per maturare poi col tempo in ruoli drammatici o addirittura veristi. Come non ricordare i grandi Verdi della maturità, negli anni Novanta, o il repertorio russo. Impossibile elencare tutte le produzioni che l'hanno vista protagonista preferita dai direttori d'orchestra e dai registi più famosi del nostro tempo, come Von Karajan, Giulini, Pretre, Kleiber (nel leggendario Otello della Scala), Solti, Abbado, Sinopoli, Muti, Osawa, Visconti, Strehler, Zeffirelli, Ronconi, Barrault, Ponnelle. Sul palcoscenico, i partner preferiti erano Domingo, Luciano Pavarotti, ma anche Carreras e Gedda, Di Stefano e Del Monaco.

Pavarotti e Mirella Freni alla Scala di Milano (Ansa)
Pavarotti e Mirella Freni alla Scala di Milano (Ansa)

La grande amicizia con Big Luciano

  

Il rapporto con Pavarotti, suo concittadino, è un altro aspetto importante della sua biografia: emiliani entrambi, ma lei meno caciarona, si conoscevano fin da bambini e tante volte, insieme, hanno trionfato sui teatri d'opera in giro per il mondo. «Ho perso un fratello», disse lei, quando, nel 2007 Big Luciano se ne andò. Dal primo matrimonio con il pianista Leone Magiera ha avuto una figlia, Micaela. Poi si sposò con il grande basso Nicolai Ghiaurov (1929-2004). La figlia aveva raccontato le avventure di musica e d’amore della madre nel libro La bambina sotto il pianoforte.

Non si contano i riconoscimenti che ha avuto: Cavaliere di Gran Croce dello Stato italiano, le insegne della Legion d'Onore in Francia, l'onorificenza di Kammersaengerin in Austria e Germania, il Sigillum Magnum dell'Ateneo di Bologna, la nomina ad accademica effettiva di Santa Cecilia. I sindaci di Miami e New York consegnarono le chiavi delle città, l'Università di Pisa le ha conferito la Laurea honoris causa in Lingue e letterature straniere; l'Oscar della lirica a Verona, il Midem Classical Awards a Cannes. Nel 2005 il Metropolitan di New York organizzò un gala per celebrare i suoi quarant'anni dal debutto in quel teatro e i cinquant'anni di carriera. Nel 2015 il teatro alla Scala di Milano e il Teatro Pavarotti di Modena hanno dedicato una serata in suo onore, in occasione dell'ottantesimo compleanno.

Il funerale sarà celebrato mercoledì 12 febbraio nel Duomo di Modena. L’ultimo abbraccio, invece, sarà al Teatro Comunale dove aveva esordito e ora intitolato a Big Luciano.

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