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venerdì 06 dicembre 2019
 
lutto
 

Addio a padre Ugo De Censi, apostolo della carità

04/12/2018  Il fondatore dell'Operazione Mato Grosso aveva quasi 95 anni, di cui più di 40 vissuti sulle Ande. In un mondo votato al consumismo e all’individualismo, predicava la semplicità, la sobrietà e la perseveranza. Il suo amore per i poveri ha contagiato migliaia di giovani

Non aveva abbandonato gli scarponi nemmeno quando per ragioni di salute aveva lasciato le alte quote delle Ande e si era trasferito a Lima. Per lui la vita era stare con i poveri anche se questo comportava fatica e “scarpe sporche”, proprio come una salita in montagna. Padre Ugo De Censi, fondatore e carismatica guida spirituale dell’Operazione Mato Grosso, è morto nella notte del 3 dicembre a Lima. A gennaio avrebbe compiuto 95 anni, di cui più di 40 vissuti sulle Ande. «Si è spenta la fiamma della carità che bruciava sulla Cordigliera Blanca, ma quella fiamma continuerà a bruciare nelle migliaia di giovani che ha formato», fa sapere dalla famiglia salesiana don Umberto Bolis, che partecipò alla prima spedizione dell’Operazione Mato Grosso. «Padre Ugo non pensò ad alcuna opera senza l’oratorio. Ogni settimana, sulle alture delle Ande di Huaraz, radunava oltre 20.000 adolescenti e giovani per parlare loro di Dio, di Maria Ausiliatrice e di don Bosco».

Tutto cominciò nel 1966 quando don Pietro Melesi, rientrato in Italia dopo dieci anni di missione in Brasile, raccontò a Ugo le difficoltà dei poveri del Mato Grosso. De Censi raccolse l’appello e nel 1967 inviò il primo gruppo di giovani in missione. «Fu come accendere una fiamma in mezzo a questi giovani – scrisse più tardi – nacque così l’Operazione Mato Grosso». Per i primi dieci anni padre Ugo seguì i volontari dall’Italia (negli stessi anni era impegnato con i ragazzi del Centro salesiano di Arese e come assistente spirituale degli oratori della Lombardia e dell’Emilia).

Poi, nel 1976, partì anche lui. Andò a Chacas, un villaggio andino povero e isolato, a 3.400 metri d’altezza. Fra quelle vette padre Ugo si sentiva a casa, come fra i monti della Valtellina dove era nato. Dei campesinos amava la vita semplice ma non poteva non soffrire per le condizioni in cui vivevano. Diede vita alla scuola di intaglio e all’oratorio così da permettere ai giovani di crescere nella  solidarietà, e di imparare un mestiere senza dover emigrare in città.

Lavoro e carità, un binomio “vincente”, replicato poi nelle centinaia di comunità che via via sono sorte in America Latina (oggi oltre 40 in Perù, 17 in Ecuador,9 in Bolivia e 12 in Brasile). «Un fiume di ragazzi formato da tanti ruscelli, che scende cantando dalla Cordillera», così padre Ugo definiva i suoi oratori. Camminare cantando, pregare cantando: padre Ugo suonava la fisarmonica e coinvolgeva tutti con allegria. Era anche un uomo ironico, ricco del buon umore di don Bosco ma anche segnato da quei tormenti che solo la fede viva può provocare.

Il suo amore per i poveri, in cui vedeva il volto di Gesù, ha contagiato migliaia di giovani. Fatica, carità, lavoro. In un mondo sempre più votato al consumismo,  all’individualismo e al “tutto subito”, padre Ugo predicava la semplicità, la sobrietà e la perseveranza. Per il salesiano delle Ande l’importante non era credere ma aiutare gli altri. Con lui gli slanci evangelici più radicali diventavano poi realtà, una realtà fatta di sacrifici ma anche di grande pienezza. La stessa che hanno assaporato le migliaia di giovani, anche atei, in missione come nei campi di lavoro in Italia: raccolte di viveri, ferro, indumenti, costruzione e gestione di rifugi in montagna e lavori manuali di tutti i generi, portati avanti con lo scopo di raccogliere soldi per l’America Latina e toccare con mano quanto una vita “buona” possa portare alla pienezza.

Oggi volontari e le famiglie dell’Operazione Mato Grosso sono raccolti nel silenzio. La commozione è tanta: c’è chi era partito per stare pochi mesi in missione e poi ha deciso di dedicare la vita ai poveri e chi, pur non credente, ha trovato in Ugo un faro capace di illuminare anche i passaggi più bui. La Conferenza episcopale peruviana ha espresso cordoglio ricordandolo come un sacerdote «che ha dedicato la sua vita ai bambini e ai giovani di Chacas». 

La Messa funebre si terrà nella basilica di Maria Ausiliatrice a Lima ma, da Sondrio a Como passando per Prato, in diverse località italiane si stanno organizzando momenti di preghiera. Padre Ugo sarà sepolto a Chacas, dove a ricordarlo ci sono già un grande dipinto in chiesa - che lo ritrae mentre sorregge la croce di Cristo assieme a padre Daniele Badiali e a Giulio Rocca, uccisi dai terroristi di Sendero luminoso - ma, soprattutto, l’ospedale da lui fondato e i tanti volontari che ancora oggi “salgono in alto per aiutare chi sta in basso”.

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