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domenica 26 giugno 2022
 
Il ricordo
 

Addio a Pietro Anastasi, dall'oratorio al trionfo in Europa

18/01/2020  Se ne è andato a 71 anni uno dei più grandi bomber degli anni 60 e 70 che ha legato il suo nome alla Juventus, diventando il simbolo del riscatto degli operai meridionali immigrati al Nord. Ecco la sua vita e la sua carriera

Aveva iniziato a tirare i primi calci in un oratorio della sua Catania e in una scuola calcio di un oratorio ha finito la sua avventura sui campi prima che il brutto male che l’ha portato via a 71 anni lo aggredisse. Ma Pietro Anastasi resterà nei cuori di tutti i tifosi, non solo di quelli juventini, la squadra di cui fu capitano negli anni ’70.

La sua vita è stato un vero romanzo popolare. Da ragazzino lo chiamavano “U turcu” per via della carnagione scura e tra un calcio e l’altro dava una mano in famiglia facendo l’idraulico e il ciabattino. Poi, la domenica, andava allo stadio per fare il raccattapalle. E in una di queste partite vide il suo idolo, John Charles, il gallese della Juventus. L’occasione di arrivare nella sua squadra del cuore arrivò nel 1968 e subito per tutti diventò Pietruzzo, l’idolo degli operai meridionali sbarcati nella città della Fiat. In quello stesso anno, con la maglia della Nazionale, vinse il primo e unico titolo europeo dell'Italia. Con la Juve giocò un totale di 258 partite in Serie A realizzando 78 reti, prima di passare all’Inter, all’Ascolia e al Lugano.

“La Juventus - scrive il sito del club bianconero - abbraccia la moglie Anna, i figli Silvano e Gianluca e saluta Pietro con una semplice parola grande quanto lui: Grazie".  Proprio la moglie Anna fu la protagonista della sua impresa più epica. Nel 1975, alla vigilia di un Juventus-Lazio, l’allenatore bianconero Carletto Parola decide di lasciare Pietro Anastasi in panchina con la maglia numero 13 sotto la tuta. Il bomber non la prende bene e, appena appresa la notizia, decide di tornarsene a casa senza avvisare nessuno. Ma la moglie riesce a convincerlo a ripensarci e fa bene, perché al 70’ della ripresa il mister decide di affidarsi a lui. Passano una decina di minuti e Anastasi inizia il suo show: in quattro minuti, segna tre gol.

Un altro grande juventino,Claudio Marchisio su Twitter lo ricorda così: "Un'icona di un calcio che forse non esiste più. Anastasi è stato uno di quei calciatori di cui ti innamoravi dai racconti di tuo padre... e alla fine forse era più bello così”.

 
 
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