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Addio a Rosalie, suora antinucleare

21/06/2012  Si è spenta, a 83 anni, Rosalie Bertell, religiosa contemplativa americana, che si è battuta per far ottenere cure mediche alle vittime di Bhopal e di Chernobyl.

Rosalie Bertell, suora americana, che si è battuta per far ottenere cure mediche alle vittime di Bhopal e a quelle di Chernobyl.
Rosalie Bertell, suora americana, che si è battuta per far ottenere cure mediche alle vittime di Bhopal e a quelle di Chernobyl.

Nove lauree ad honorem e numerosi riconoscimenti, tra cui il Nobel alternativo (Right Livelihood Award) che viene assegnato ogni anno a Stoccolma qualche giorno prima del Nobel. È morta, a 83 anni, Rosalie Bertell, suora americana, che si è battuta per far ottenere cure mediche alle vittime di Bhopal e a quelle di Chernobyl, promuovendo in entrambi i casi una Commissione medica internazionale.

Suora carmelitana contemplativa, è passata poi alla Congregazione delle Suore Grigie del Sacro Cuore. Epidemiologa, dopo il dottorato all'Università Cattolica degli Stati Uniti, si è impegnata nel campo della salute ambientale a partire dagli anni Settanta. Ricercatrice all'Istituto oncologico Roswell Park, ha avuto numerosi incarichi nelle Ong e come consulente dell'Epa (Agenzia per l'ambiente) e della Commissione Regolatoria sul Nucleare degli Stati Uniti, oltre che dell'Autorità sanitaria canadese.

Non era certo però un esponente “governativo”, era anzi un pungolo a difesa dei diritti dei più indifesi. Nel 1996, Bertell aiutò i filippini a risolvere il problema dei rifiuti tossici lasciati dalle basi della Marina e dell'Aviazione Usa che erano state smantellate. Gli Stati Uniti, infatti, non volevano bonificare l'area perché questo non era previsto nel contratto firmato negli anni Quaranta. Allo stesso modo ha fornito gli strumenti per far ottenere risarcimenti ai veterani della Guerra del Golfo che erano tornati a casa con gravi malattie.

Suor Rosalie era una viaggiatrice instancabile e stava sempre dalla parte delle popolazioni vittime dell'inquinamento di origine civile o militare. Avviò, per esempio, un programma di assistenza medica nelle Isole Marshall, dove nel 1954 un'esplosione dovuta ai test americani di armi nucleari fece schizzare la radioattività sull'atollo di Rongelap. Gli abitanti ricevettero una dose di radiazioni pari a tre volte quella a cui furono esposte le persone che vivevano in prossimità di Chernobyl. Passarono più di due giorni dopo l’esplosione prima che la popolazione di Rongelap fosse fatta evacuare.

Nel 2005, il National Cancer Institute riportò alla “Commisione del Senato americano per l’energia e le risorse naturali” che circa 500 tipi di cancro, tra i 14.000 abitanti delle isole Marshall, derivavano dalle conseguenze del fallout radioattivo. Come è stato detto al suo funerale, «Suor Rosalie era una pioniera e una guerriera coraggiosa, impegnata a mettere in guardia il mondo sul pericolo delle radiazioni.

Durante il bombardamento Nato in Jugoslavia parlò chiaramente e pubblicamente delle possibili conseguenze dell'impiego di armi all'uranio impoverito sulla popolazione. Rosalie ha vissuto e parlato semplicemente, ma le sue parole facevano la differenza. Per tutta la vita è stata dalla parte della giustizia, contro interessi molto potenti».

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