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mercoledì 08 luglio 2020
 
 

Addio a Taglione, anima della lotta civile alla camorra

09/05/2020  Coordinatore del Comitato don Diana a Casal di Principe, era ammalato da tempo. «Un uomo che amava la sua terra e la voleva libera da logiche criminali», lo ricorda don Luigi Ciotti.

Voleva costruire le Terre di don Diana, terre libere dalle mafie, belle e solidali, e lo faceva incontrando le migliaia di ragazzi che ogni anno giungono a Casal di Principe per conoscere la figura di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994. Valerio Taglione, coordinatore del Comitato don Diana, è morto l’8 maggio a 51 anni, dopo una lunga malattia. 

Per lui don Diana era stato un “fratello maggiore” e poi una guida spirituale. Si erano conosciuti nello scautismo Agesci: don Peppe era stato suo educatore e poi, per diversi anni e fino all’omicidio, i due avevano operato insieme ad Aversa come capi scout. 

Alla famiglia e agli amici del Comitato continuano ad arrivare messaggi di cordoglio da tutta Italia. «È stato una guida sensibile e integerrima. Non ha mai lesinato in fatiche, era sempre pronto al sorriso. Ogni battaglia per il bene e per gli ultimi era anche la sua. Ha amato la Vita fino all'ultimo momento. Ci lascia grandi insegnamenti ed è stato un privilegio per noi tutti camminargli accanto», ricordano dal Comitato. 

Dopo l’omicidio, Taglione aveva continuato a portare avanti l’impegno in Agesci. Dal 2006 al 2013 era stato anche referente di Libera Caserta, sempre adoperandosi perché quanto seminato dal sacerdote non andasse perduto. Lo faceva in maniera onesta, non trasformando don Diana in un santino ma ricordandone qualità e spigoli. «Peppe era molto gioioso ma non aveva mezze misure. Tanti non lo apprezzavano: era esigente e fuori dalle righe. Non era il sacerdote a cui eravamo abituati, si poneva in una modalità nuova per i suoi i tempi»: così si esprimeva poco più di un anno fa, parlando dell’amico sacerdote. E ancora: «Noi diciamo che l’errore più grande la camorra l’ha fatto il 19 marzo 1994: perché nel momento in cui uccisero Peppe si scatenò un meccanismo di ribellione. Il 21 marzo, al suo funerale, c’erano una miriade di persone. Piangemmo, certo, ma subito capimmo che volevamo portare avanti le sue idee: il noi, che unisce realtà diverse, ha dato vita alle Terre di don Diana, che sono terre di relazione, non di solitudini».

Taglione è stato per anni l’anima di tutte le iniziative anticamorra a Casal di Principe e nel Casertano. Un cammino difficile, quello del Comitato don Diana (nato ufficialmente nel 2006, ndr) per il discredito che subito venne gettato sulla figura di don Peppe e per le pressioni di un territorio dove se oggi la camorra non la fa da padrona incontrastata, corruzione e intimidazione non se ne sono andate. Le sue parole risuonano ancora nelle orecchie dei collaboratori: «A distruggere non ci vuole niente, costruire costa fatica e ci vuole pazienza». 

Tante le comunanze fra Taglione e don Diana, a partire proprio dall’amore per il rapporto con i ragazzi. Se oggi nel Casertano si può scegliere fra le terre della camorra e le Terre di Diana, e dal 2009 a oggi sono passati per Casa don Diana (il bene confiscato alla criminalità organizzata che il Comitato ha trasformato in un polo di promozione sociale, ndr) più di 150 mila ragazzi di scuole, parrocchie e associazioni, lo si deve in gran parte a lui. Mostrando ai giovani lo zaino che era appartenuto a don Peppe, Taglione ricordava: «È un contenitore per tutti i nostri incontri e le nostre esperienze. Quando dovrete scegliere cosa fare, lo farete in base al vostro zaino. Se è pesante, pieno di esperienze, sceglierete per il bene della comunità; se è leggero, sceglierete per il bene personale». Poi li portava sul tetto di Casa don Diana e, ricordando uno dei motti dell’amico sacerdote - «Bisogna risalire sui tetti per riannunciare parole di vita» -, li ammoniva: «Qui fate un esercizio: ascoltate testimonianze e fate volontariato. Ma ora tornate a casa per fare la stessa cosa, perché quello che accade qui accade anche a casa vostra. Voi, che volete fare?».

Taglione aveva scelto cosa voleva fare, e l’aveva fatto fino in fondo. Con convinzione, determinazione e anche tanta generosità. Due cose solo lo rammaricavano: non vedere riconosciuto Augusto di Meo come testimone di giustizia (di Meo, testimone oculare dell’omicidio, andò subito a denunciare  e identificò in Giuseppe Quadrano l’autore materiale dell’omicidio, ndr) e rendersi conto che il cammino verso il processo di beatificazione di don Diana - per il quale il Comitato nel 2015 si era fatto anche promotore di una raccolta firme - sarebbe stato ancora lungo. Ma più che la proclamazione a beato, a Taglione importava che don Peppe fosse riconosciuto dalla Chiesa nella sua missione di sacerdote ed educatore, ucciso per aver mostrato un modo di vivere alternativo alla criminalità organizzata.

«Era uno che tracciava linee rette, che non accettava il tentennare, tanto meno il compromesso. Intransigenza etica segno di un ideale puro, radicato nella profondità dell’essere. Un uomo che amava la sua terra e la voleva libera da logiche criminali. Un uomo teso a saldare terra e cielo, l’impegno sociale e una religiosità sostanziale, mai ostentata», l’ha ricordato don Luigi Ciotti, presidente di Libera. «Da terre di solitudine, sopraffazione e violenza, a terre di relazioni, condivisione, speranza e legalità. Grazie, Valerio, fedele testimone di questo cambiamento. Fare un pezzo di strada insieme è stato un grande dono che il Signore ci ha fatto, continuerai a essere nostro compagno di strada», ha detto anche Vincenzo Piccolo, presidente del Comitato nazionale Agesci. 

Il sindaco di Casal di Principe, Renato Natale, chiederà per Taglione la medaglia d'oro al valor civile. In tanti poi già si sono fatti avanti con l’intenzione di dedicare a lui beni confiscati. «Diceva sempre: “Non ho mai visto seminare bene e non raccogliere», ricordano un’ultima volta dal Comitato. Taglione aveva ragione: i frutti delle Terre di don Diana lo stanno già dimostrando.

Nella foto: Valerio Taglione durante una manifestazione. Credit: Luigi Caterino

 

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