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lunedì 20 settembre 2021
 
 

Addio don Gallo, prete degli ultimi

22/05/2013  Aveva 84 anni. Il suo ultimo twitter: "Sogno una #Chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna".

Da sinistra: il cardinale Angelo Bagnasco e don Andrea Gallo
Da sinistra: il cardinale Angelo Bagnasco e don Andrea Gallo

Quando andavi a trovarlo uscivi dal suo piccolo studiolo carico di idee e odore di pipa. Non smetteva quasi mai di fumarla e di tenerla in mano. E intanto parlava del passato e dell’oggi. Dei progetti in cantiere per il futuro. Don Andrea Gallo, morto oggi all’età di 84 anni, era un fiume in piena. Nella comunità di San Benedetto, da lui stesso fondata a Genova, per essere vicino ai più deboli, erano passati tutti: ex brigatisti ed emarginati, intellettuali e poveri, atei e credenti. Il prete dalle mille battaglie, spesso critico nei confronti della stessa Chiesa, ma con quella fede dura che spostava le montagne riusciva a dialogare con tutti. Nonostante la malattia che lo consumava, scavandolo sempre più platealmente, era riuscito quasi fino all’ultimo a stare al passo con i tempi e con i “suoi ragazzi” giovani e adulti. Tentava tutte le strade per farsi compagno di viaggio. Nel suo ultimo twitter, il 20 maggio, aveva scritto “Sogno una #Chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna”. Ed è proprio da lì che è arrivata anche la notizia della sua morte: “Ore 17.45 il cuore di Don Andrea Gallo ha cessato di battere, la comunità S.Benedetto e idealmente voi tutti siamo stretti intorno a lui”. 

Don Andrea Gallo.
Don Andrea Gallo.

Don Andrea Gallo era entrato nel seminario dei salesiani nel 1948. Nel 1953 era partito per le missioni in Brasile, ma era tornato in Italia durante il periodo della dittatura. Ordinato presbitero il primo luglio 1959 era stato inviato, un anno dopo, come cappellano nella nave scuola della Garaventa, riformatorio per minori. Da quel momento in poi la passione per l’educazione dei ragazzi non lo avrebbe più abbandonato, così come l’attenzione per il carcere e per i detenuti. Nel 1964 lascia i salesiani e si incardina come sacerdote diocesano. Il cardinale Siri, che allora guidava Genova, gli affida l’incarico di cappellano del carcere. Fra i due c’è sempre stata una vivace polemica cui spesso hanno fatto seguito trasferimenti di incarichi e parrocchie. Fino alla rinuncia di don Gallo al trasferimento richiesto dal cardinale Siri nell’isola di Capraia. Don Gallo viene quindi accolto dal parroco di San Benedetto al Porto, don Federico Rebora, e insieme a un piccolo gruppo dà vita alla Comunità di San Benedetto al Porto. 

Impegnato per la pace e nel movimento No Dal Molin, contro la costruzione di una nuova base militare a Vicenza, don Gallo non ha mai smesso di battersi contro l'emarginazione dei gay e contro l'omofobia, a favore della cittadinanza agli immigrati, per costruire una società più solidale, giusta e accogliente.



Annachiara Valle

Da sinistra: don Luigi Ciotti e don Andrea Gallo
Da sinistra: don Luigi Ciotti e don Andrea Gallo

Saluto un amico e un punto di riferimento. Don Andrea Gallo ha rappresentato - nella sua vita lunga e generosa - la Chiesa che "amo" e nella quale mi riconosco. La Chiesa che non dimentica la dottrina, ma non permette che diventi più importante dell'attenzione per gli ultimi, per i dimenticati. Andrea lo ricorderemo così: come una persona che ha dato un nome a chi non lo aveva o se lo era visto negare. La sua opera di educatore, dai tempi della Garaventa - la nave che ospitava i "figli" fragili di Genova - all'apertura delle prime comunità negli anni Settanta, all'esperienza che ci ha visti affiancati nel Cnca, il coordinamento nazionale che si riconosceva nel principio dell'"educare, non punire", altro non è stata che un tenace, quotidiano impegno per riconoscere la dignità e la libertà della persona, una libertà su cui bisognava sempre scommettere e alla quale non bisognava mai stancarsi di dare opportunità. 

Ma il suo dare un nome alle persone è sempre andato di pari passo con un dare un nome alle cose. Andrea non è mai stato reticente, diplomatico, calcolatore. Non ha mai mancato di denunciare che la povertà e l'emarginazione non sono fatalità, ma il prodotto di ingiustizie, di precise scelte politiche ed economiche. Ha sempre inteso saldare il Cielo e la Terra, la sfera spirituale con l'impegno civile, il messaggio del Vangelo con gli articoli della Costituzione. Le sue parole pungenti, a volte sferzanti, nascevano sempre da un grande amore per la vita, da un grande desiderio di quella verità che sta dalla parte della vita, delle persone. Per questo è stato un sacerdote scomodo. Scomodo per quella politica che non serve la comunità ma interessi e poteri consolidati. Scomodo per quella Chiesa che viene a patti con quei poteri, scegliendo di non interferire, di non portare, insieme alla carità e alla solidarietà, la sveglia delle coscienze di cui non c'è simbolo più esplicito del passaggio di Gesù su questa Terra.

Mancherà tanto, a tutti noi, Andrea. Mancheranno la sua simpatia, il suo entusiasmo, la sua passione. A me mancheranno le nostre discussioni, quelle differenze di vedute che non hanno mai impedito a lui, uomo di mare, e a me, uomo di montagna, di continuare a sentire, nella diversità dei caratteri, una forte affinità. Come se il mare e la montagna, le loro altezze e loro profondità, fossero solo un diverso sguardo sul medesimo orizzonte, l'orizzonte di giustizia e di libertà che rende vive le vite delle persone.


Ciao, Andrea.

don Luigi Ciotti

Don Vinicio Albanesi.
Don Vinicio Albanesi.

"Un uomo profondamente libero e generoso. E un uomo di Chiesa, molto più prete di quanto sia stato considerato dall’esterno”. E’ il primo commento di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, subito dopo la morte di don Andrea Gallo. Don Vinicio aveva vissuto con don Andrea numerose vicende legate all’emarginazione sociale dagli anni 80 in poi, soprattutto all’interno di quel Coordinamento nazionale delle Comunità di accoglienza (Cnca) che entrambi avevano contribuito a fondare insieme ad altri “preti di strada” come don Ciotti, don Rigoldi, don Clauser. “Don Andrea – dice Albanesi – ha vissuto una esperienza comune a molti, che pur senza l’approvazione delle autorità cominciarono a dedicarsi ai ragazzi più in difficoltà. Lui lo ha sempre fatto con estrema generosità, con la capacità di instaurare un rapporto speciale con i giovani: un dialogo fatto di vicinanza, buona volontà, tolleranza e continuo stimolo culturale”.

“Dall’esterno si potrebbe pensare che ebbe rapporti difficili con la Chiesa – continua don Vinicio – ma in realtà don Andrea aveva un legame strettissimo e di grande affetto con il cardinale di Genova Siri, che lo stimava pur avendo un’impostazione del tutto diversa. E con la sua Comunità ha scelto di legarsi alla parrocchia di San Benedetto al Porto, mantenendo col parroco un rapporto fraterno fino alla fine”. Insomma, don Gallo “era molto più prete di quanto apparisse: al di là del linguaggio e delle provocazioni aveva semplicemente una grande apertura a tutte le situazioni umane, ma sempre profondamente radicata nel Vangelo. Aveva un concetto ampio dell’accoglienza, accettava tutti senza imporre regole, limiti, schematismi di tipo terapeutico. E va giudicato per quello che ha fatto, per la sua libertà e la sua generosità”.

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