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Credere

Adriana Valerio. L’amore di Dio è simile a quello di una madre

23/06/2016  Il Giubileo della misericordia può aiutarci ad approfondire il volto “femminile” dell’amore di Dio. Lo racconta a Credere una teologa impegnata da più di trent’anni a ricostruire la memoria delle donne nella storia del cristianesimo e nella Bibbia

La teologa Adriana Valerio da più di trent’anni è impegnata a reperire fonti e testimonianze per ricostruire la memoria delle donne nella storia del cristianesimo. Laureata in filosofia e in teologia, è docente di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Napoli “Federico II”. È presidente della “Fondazione Valerio per la storia delle donne”, attraverso la quale ha avviato quattro progetti internazionali (L’Archivio per la storia delle donne, Le donne e i luoghi della memoria, Donne e potere a Napoli e La Bibbia e le donne) che coinvolgono studiosi da tutto il mondo impegnati nella ricostruzione dell’identità storica e religiosa delle donne.
Il progetto La Bibbia e le donne. Esegesi, cultura e storia, in particolare, si propone una rilettura della Bibbia e della sua influenza nella storia dell’Occidente sotto l’aspetto del genere uomo-donna. L’opera, che prevede la pubblicazione di 22 volumi nelle lingue italiana, inglese, tedesca e spagnola, è partita con la pubblicazione del primo volume, La Torah. In occasione del Giubileo, lo scorso anno Valerio ha pubblicato un agile volumetto, Misericordia. Nel cuore della riconciliazione (Gabrielli editori), in cui il tema giubilare si unisce alla sua passione per gli studi biblici sulle donne. 

La misericordia e l’esperienza femminile nella Bibbia in che modo sono collegate?

«La misericordia è la dimensione affettiva e gratuita dell’amore, come quella della madre con il proprio bambino. La Bibbia lo esprime bene attraverso la parola rachàm, che significa utero, sede dell’accoglienza e della compassione. Per questo nella spiritualità biblica Dio “ha l’utero”: è un Padre misericordioso, come ci mostra lo stesso Gesù nelle parabole della misericordia (Luca 15). Il volto di Dio che ci propone Gesù non è quello di un giudice impietoso, ma, al contrario, di un “Padre materno” desideroso di promuovere la vita e liberare l’umanità annunciando gioia e salvezza. Questa dimensione dell’amore accogliente è presente in modo particolare nella storia della spiritualità femminile sia come luogo di riconoscimento di Dio, sia come percorso di identità cristiana, agli antipodi dalle logiche del potere e della violenza». 

In che modo il Giubileo indetto da papa Francesco offre l’opportunità di riflettere sul significato della misericordia anche per la vita quotidiana di ciascuno?

«La misericordia non può essere un atteggiamento sporadico dettato dall’emozione del momento. Il Vangelo ce lo propone piuttosto come stile di vita. Non è un sentimento di pietà, ma un concreto, costante e fattivo atteggiamento di attenzione nei confronti dell’altro che, nella sua condizione di bisogno, interpella la mia coscienza spingendomi a guarirne le ferite. Essere misericordiosi è, allora, una scelta di vita fondata sulla costruzione di relazioni umane in ascolto dello stato di necessità e d’infelicità dell’altro».

La misericordia, cuore della rivelazione biblica, può diventare motivo di riconciliazione fra gli uomini?

«Il Dio dell’Esodo è un Dio compassionevole che instaura una relazione di amore con il popolo per guidarlo verso la liberazione e verso una vita di pienezza. È quello stesso Dio creatore che ha generato l’umanità e ha stretto con lei un patto di alleanza, rendendola custode del mondo, e che, nonostante il suo allontanamento (il peccato delle origini), ha continuato ad averne cura (“Fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì”, Genesi 3,21). Dio ama in modo incondizionato le donne e gli uomini e offre loro continue possibilità di vita affinché siano in grado di attivare dinamiche di riconciliazione fraterna. La misericordia di Dio diventa così la misura dell’amore che può esistere tra le persone, chiamate a costruire relazioni di condivisione compassionevole. Non elimina la giustizia, ma la presuppone e la supera».

Quali sono, a suo parere, i testi più significativi della letteratura laica in cui è presente la spiritualità della misericordia? 

«L’arte riesce spesso a esprimere la verità dei valori meglio di tanti ragionamenti astratti. Per questo nel mio libro faccio rifermento ad alcuni grandi capolavori. C’è un bellissimo elogio della misericordia nel Mercante di Venezia di Shakesperare che, attraverso le parole di una donna, Porzia, esprime un forte richiamo alle esigenze dell’etica contrapposte a una crudele e cieca giustizia formale. Il ratto dal serraglio di Mozart, attraverso l’apologia del perdono di un “nemico” musulmano, presenta un’etica laica e una visione utopica di una società tollerante, segnata dalla pace e dalla gioia di vivere. Poi c’è il Manzoni de I promessi sposi: sarà il richiamo alla misericordia a salvare il crudele “Innominato” che si convertirà al bene. In un racconto di Tolstoj, Il padrone e il servo, un padrone egoista comprende il senso della vita solo attraverso un gesto finale di misericordia nei confronti del servo che salva da morte sicura. I riferimenti sono ancora molti. I miserabili di Hugo è un romanzo di riscatto: ognuno, per quanto miserabile, è degno del perdono di Dio e può trasformarsi in un soggetto redento. C’è poi la bellissima poesia di Salvatore Di Giacomo, Lassammo fa’ a Dio, nella quale la commozione di Dio e la pena di una madre si intrecciano in un grande affresco di vita dove i gesti di misericordia colorano l’esistenza dando così forza all’amore che supera lo stesso bisogno di Paradiso.

Cosa la colpisce e cosa aggiungerebbe al suo libro, uscito in occasione dell’apertura del Giubileo, alla luce della recente esortazione sinodale Amoris laetitia?

«Aggiungerei un’ulteriore riflessione sulla fragilità umana e sulla necessità di accoglierla per promuovere la vita. Solo la consapevolezza del proprio limite – che può essere personale ma anche ecclesiale – può aiutare a trasformarlo in dono, amore e perdono. L’errore, lo sbaglio può diventare occasione per condividere la vita insieme agli altri nel cammino faticoso dell’umanità. La forza della solidarietà può aiutarci ulteriormente a non considerarci giudici impietosi degli altri ma, piuttosto, compagni di viaggio nella costruzione di una comunione fraterna, che chiede rispetto delle differenze. Solo così possiamo incamminarci tutti insieme alla ricerca della felicità».

 
 
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