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Adriano Sella: emergenza clima i cristiani cambino abitudini

24/08/2017  Dalla siccità alle bombe d’acqua, i cambiamenti climatici sono reali e ormai irreversibili. «Dobbiamo inquinare meno, così da mitigare le conseguenze»: le indicazioni del coordinatore della Rete interdiocesana Stili di vita

«Quando disagi, calamità, privazioni ci toccano da vicino, come in questi mesi estivi, aumenta la percezione di un fenomeno». Un’estate torrida con punte africane, quattro ondate di caldo intenso, siccità, e poi nubifragi, trombe d’aria, bombe d’acqua. Vittime, feriti e danni economici valutati in miliardi di euro. E gli italiani si chiedono cosa stia succedendo. Abbiamo chiesto una riflessione in merito ad Adriano Sella, missionario laico, coordinatore nazionale della Rete interdiocesana Stili di vita, autore di libri e articoli sul tema.  

«Da anni, motivati dalle indagini della comunità scientifica, andiamo dicendo alla gente: i cambiamenti climatici non sono più eventi del domani, ma del presente, e sono in aumento, causando danni che si possono quantificare. In tutto questo c’è una grande responsabilità dell’azione umana. “Per questo oggi il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi”, per citare papa Francesco e la sua enciclica Laudato si’».

Quest’anno, nel nostro Paese, è piovuto ancora meno, in alcune zone con cali del 75%. L’approvvigionamento idrico di grandi città e regioni è a rischio. In questi mesi gli italiani si sono resi conto, forse per la prima volta, che l’acqua comincia a mancare…

«Purtroppo è sempre la necessità il grande movente della presa di coscienza. La scarsità dell’acqua porta a capire sia la ricchezza di questa risorsa naturale sia l’importanza di custodirla per garantirla a tutti, anche alle generazioni future. La difficoltà dell’approvvigionamento conduce a percepire che l’acqua è davvero la madre della vita, e che va custodita dalle fonti fino ai nostri rubinetti».

Ma ancora non tutti sono convinti che questi fenomeni siano le conseguenze di un cambiamento climatico dovuto alla concentrazione dei gas serra. È vero?

«Sì. Anche nel nostro Paese ci sono convinzioni diverse: ci sono quelli che da tempo avevano percepito che il cambiamento climatico avrebbe portato a queste conseguenze, sempre più frequenti e disastrose; chi invece solamente adesso si rende conto del rapporto direttamente proporzionale tra l’inquinamento e questi fenomeni; un terzo “gruppo” accusa solamente politica ed economia, ma senza sentirsi responsabile come cittadino o consumatore; ci sono infine coloro che avallano le tesi dei pochi negazionisti, per sostenere che l’azione umana non c’entra e si tratterebbe solo di cambiamenti ciclici della natura».

Se, comunque, il cambiamento climatico non è più un evento ipotetico, posto in un futuro remoto, dobbiamo imparare a conviverci. Ne abbiamo la consapevolezza?

«Credo che la maggioranza delle persone sperino ancora che si tratti di eventi ciclici o passeggeri. Invece, ormai, dobbiamo fin da subito far di tutto per inquinare sempre meno, in modo da mitigare i cambiamenti climatici o, almeno, ridurli fortemente».

Il climatologo Antonio Navarra afferma che nel trentennio 2021-2050 per il nostro Paese si prevede un aumento dei periodi di siccità e, in generale, una diminuzione delle piogge. E commenta: «Oggi nessuna politica è scritta appositamente per il cambiamento climatico, pur essendone ormai cosciente». Condivide questa considerazione?

«Sì. Ed è ciò che mi preoccupa di più. Essere coscienti e non mettere in atto politiche adeguate per affrontare il cambiamento climatico è prova di grande miopia politica. Chi amministra ai vari livelli dovrebbe liberarsi dall’influenza dei poteri forti che ci obbligano ancora a dipendere dalle energie fossili, altamente inquinanti. Un esempio? La politica statunitense del presidente Trump, succube delle multinazionali petrolifere».

 Lei citava l’enciclica di Francesco. In essa il Pontefice dice che «il clima è un bene comune». Che portata ha questa affermazione?

«È una grande verità. Basti pensare all’aria che non si può fermare con i confini di uno Stato o con dei muri. È, appunto, un grande bene comune. E quando è inquinata contamina tutti fino a farci ammalare. Il respiro e quindi l’aria, il mangiare e quindi il cibo: “Sono le azioni primordiali che rendono un ente, a partire dalle piante, un vivente”, dichiara il teologo Vito Mancuso nel suo bel libro Questa vita».

E gli impatti più pesanti del cambiamento del clima ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo…

«Basta pensare a quanto sta accadendo in Africa: l’avanzata del deserto sta divorando molta terra fertile. Lo denuncia, inascoltato, anche padre Alex Zanotelli in un appello rivolto ai giornalisti italiani: “È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile”. I nostri Paesi, che sono i maggiori responsabili dell’inquinamento, devono cambiare rotta. Subito».

Intanto interi popoli emigrano per cause ambientali. È uno dei temi del suo prossimo libro in uscita per la San Paolo a ottobre. C’è coscienza di questo fenomeno?

«Ancora no, purtroppo. I cambiamenti climatici stanno creando masse di migranti ambientali, chiamati anche “profughi ambientali”, o “rifugiati ambientali”, o ancora “eco profughi”. Sono persone costrette ad abbandonare le proprie terre a causa di siccità, alluvioni, uragani e altre calamità ambientali. L’Onu pronostica che entro il 2050, senza un cambiamento radicale degli stili di vita dell’umanità, avremo nel mondo 250 milioni di rifugiati climatici. Non possiamo rimanere indifferenti».

Tutto ciò impone un cambiamento di stili di vita. In che direzione?

«Bisogna cambiare le nostre abitudini che sono altamente inquinanti. La Laudato si’ invita l’umanità, almeno 35 volte, ad adottare nuovi stili di vita, e per almeno 21 volte sostiene che gli attuali sono ormai insostenibili. Bisogna avere stili di vita amici della natura, che sappiano averne cura e custodirla come sorella e madre terra».

Come cittadini, famiglie, consumatori, che fare ai vari livelli prima che sia troppo tardi?

«Sono tante le azioni virtuose che tutti possono fare ogni giorno e, come si dice, “a km zero”: ridurre i rifiuti scegliendo imballaggi leggeri, e fare la “raccolta differenziata” per riciclarli; meglio ancora acquistare prodotti sfusi o alla spina; utilizzare una mobilità sostenibile: pedibus (a piedi), bicicletta, mezzi pubblici e uso intelligente dell’automobile come il car pooling o il car sharing; produrre cibo senza l’uso di pesticidi e diserbanti; custodire l’acqua senza sprecarla e quantomeno non inquinarla; risparmio energetico; ecc. Tutto questo va realizzato a tre livelli: personale, comunitario e istituzionale».

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