logo san paolo
lunedì 24 gennaio 2022
 
Il Teologo
 

Adulterio o atti impuri nel sesto comandamento?

10/10/2017 

GIORGIO - Perché la Chiesa ha trasformato il sesto comandamento da «Non commettere adulterio» a «Non commettere atti impuri», che è altra cosa?

Ha ragione. Nel modo di pensare comune il «non commettere atti impuri» è riferito all’uso indebito della sessualità: mentre con «non commettere adulterio» si pensa principalmente al tradimento dell’amore. La Chiesa ha ritenuto di estendere il sesto comandamento a tutto il vasto capitolo dell’uso distorto della sessualità, probabilmente perché da sempre ha pensato la sessualità non come genitalità, ma nel senso più ampio di maschilità e femminilità. Si è sessuati non solo perché si hanno genitali diversi, ma perché tutta la propria umanità è segnata dalla maschilità e dalla femminilità. In questa prospettiva il «non commettere atti impuri» comprende certamente l’uso indebito solitario o in coppia della propria genitalità, ma si estende a ogni comportamento scorretto della propria maschilità/femminilità quali l’adulterio, la gelosia, la ruolizzazione, il mancato riconoscimento e apprezzamento o la negazione della diversità del maschile/femminile.

I vostri commenti
26

Stai visualizzando  dei 26 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo