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martedì 11 agosto 2020
 
 

Africa, una federazione del terrore

02/07/2012  Il vero rischio, ora, è un'alleanza tra i gruppi armati di Boko Haram (Nigeria), Al Shabaab (Somalia) e Al Qaeda del Maghreb. Parola dei generali americani.

Una delle vittime degli attentati nelle chiese in Kenya (Reuters).
Una delle vittime degli attentati nelle chiese in Kenya (Reuters).

Un’altra giornata di sangue per i cristiani dell’Africa. Nell’ennesima domenica di violenza a colpire sono stati gli Al Shabaab (I giovani), cioè i miliziani islamisti che controllano mezza Somalia e che, da quando la carestia nel Corno d’Africa ha dato nuovo impulso allo spostamento di popolazione attraverso i confini, agiscono sempre più spesso nel territorio kenyano.


L’attacco portato contro due chiese (una cattolica, l’altra appartenente a una congregazione locale protestante) della città di Garissa, con un primo bilancio di almeno 10 morti e 50 feriti, proprio in una delle rare domeniche in cui hanno taciuto le armi di Boko Haram in Nigeria, sembra confermare i peggiori timori. Quelli apertamente e autorevolmente espressi, tra gli altri, dal generale Carter Ham, dal 2010 comandante di Africom. 

L’African Command (Africom, appunto), è stato fondato nel 2008 ancora ai tempi dell’amministrazione Bush ed è è responsabile delle operazioni e delle relazioni militari con 53 paesi di tutta l’Africa, con la sola esclusione dell’Egitto. La costituzione di Africom rispondeva a diverse esigenze strategiche: evitare la costruzione di basi americane nel continente e nel contempo monitorare da vicino una serie di fenomeni (la diffusione del terrorismo, l’espansione degli interessi cinesi, il ruolo sempre crescente del petrolio africano sul mercato mondiale) che potevano influire in misura significativa sugli equilibrii dell’Africa come pure sul contesto internazionale. 


Il generale Carter Ham, comandante di Africom (Reuters).
Il generale Carter Ham, comandante di Africom (Reuters).

Ecco perché il comandante di Africom, il generale Ham, è più che titolato a intervenire sul tema del terrorismo islamico africano. Proprio qualche giorno fa, parlando a Washington durante i lavori di un seminario per ufficiali degli eserciti Nato, Ham aveva avvertito: il vero pericolo, oggi, è la nascita di una “federazione” dei tre maggiori gruppi terroristici dell’Africa islamista, cioè Boko Haram (Nigeria), Al Shabaab (Somalia) e Aqim (Al Qaeda per il Maghreb Islamico), che già oggi comunque si dividono finanziamenti, armi e intelligence. A questo si aggiungono i rischi provocati dal vuoto di potere nel Nord del Mali, dove la ribellione dei Tuareg, peraltro ampiamente infiltrata dai seguaci di Al Qaeda, sta già provocando disastri, ben simbolizzati purtroppo dalla distruzione dei mausolei medievali di Timbuctu. 

La strage di Garissa (Kenya) sembra appunto confermare le peggiori previsioni del generale Ham, perché pare in effetti coordinata con i recenti attentati di Boko Haram in Nigeria: per dare continuità alla violenza contro i cristiani da un lato, e dall’altro alleggerire la pressione su Boko Haram e intanto allargare il fronte dell’attacco islamista. Purtroppo,come si diceva, in questo momento le condizioni generali sembrano favorire i progetti dei gruppi terroristici. La siccità e la carestia nel Corno d’Africa hanno reso ancor più difficili i controlli alle frontiere e la precarietà di alcuni regimi (Nigeria, Niger, Mali…) contribuisce all’incertezza.

E’ un paradosso ma anche la recente vittoria dei partiti di Governo nelle elezioni politiche in Algeria, rafforzando appunto il regime, scarica ulteriori pericoli verso l’Africa centrale e del Corno: i superstiti gruppi di Al Qaeda per il Maghreb Islamico, che pochi anni fa avevano la roccaforte in Algeria, sono sempre più costretti a migrare verso Sud, portando verso Nigeria e Kenya la loro esperienza nella lotta armata.

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