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domenica 03 luglio 2022
 
CORRUZIONE
 

Agenti provocatori contro la corruzione? Discutiamone

24/08/2014  Il presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone nei giorni scorsi ha chiesto: "Sarebbe scandaloso utilizzare anche qui come in America gli agenti provocatori contro la corruzione?". La politica ha reagito a metà tra l'imbarazzo e lo sdegno. Ma invece di scandalizzarsi non sarebbe meglio ragionare?

Sarebbe scandaloso ragionare di agenti provocatori per combattere la corruzione? Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità anticorruzione ha lanciato questa domanda come un sasso nello stagno, suscitando nella politica un effetto misto tra il silenzio imbarazzato e il grido sdegnato allo Stato di Polizia e ai metodi comunisti-nazisti.

Peccato che gli agenti provocatori siano un sistema regolarmente applicato in quella che viene riconosciuta, anche dai titolari delle reazioni scandalizzate, come la più grande democrazia liberale al mondo: gli Stati Uniti.  

Gli agenti provocatori sono  agenti di polizia che avvicinano il pubblico funzionario, su cui convergono indizi di corruzione, per metterlo alla prova offrendogli, sotto copertura, denaro in cambio di un favore illecito. Un test d’integrità, per capire se chi desta sospetti fa il proprio dovere con un fermo “no grazie" o se si lascia avvicinare come gli indizi inducono a temere.  

È barbaro? Probabilmente non più di quanto lo sia mandare un agente sotto copertura a fingere di acquistare cocaina da un trafficante di droga. Ma quello si fa già anche in Italia. La differenza è che di quello nessuno si scandalizza. Perché? Forse perché i colletti bianchi si sentono puliti in quanto tali e dunque indegni di certi metodi?  

Non sarà, invece, che dalle nostre parti troppi, pensando alla corruzione, tendono a percepirla come un reato di modesta gravità anziché come il principale dei nostri problemi, e – immaginandosi alla prova – sono istintivamente più propensi a mettersi nei panni di chi si vende la propria funzione (o eventualmente di chi compra la funzione altrui) anziché nei panni dei cittadini onesti che, stando alle regole, vedono il loro diritto scavalcato da un ingiusto favore, indebitamente “acquistato” o “venduto”? Come dire: l’occasione fa l’uomo ladro e se ruba è colpa dell’occasione.  

Si può discutere se il meccanismo dell’agente provocatore sia applicabile
o meno alla nostra cultura giuridica, diversa da quella americana, fosse anche per decidere di no. Ma rifiutare con sdegno anche solo di prendere in considerazione un serio confronto su metodi efficacemente applicati altrove induce a cattivi pensieri, non ultimo il sospetto che il contrasto alla corruzione sia per tutti un totem irrinunciabile a parole, ma nei fatti una patata bollente che quasi nessuno vuole in mano. (Forse perché così fan troppi e a contrastarla davvero va a finire che qualcuno si scotta?)

 
 
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