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venerdì 10 luglio 2020
 
Catastrofi naturali
 

Agire: «Un dollaro in prevenzione ne vale 7 spesi in emergenza»

09/11/2014  Nel 2013, 330 catastrofi hanno colpito oltre 96 milioni di persone, causando 21.600 morti e danni per 118,6 miliardi di dollari. E i disastri naturali sono aumentati del 200% negli ultimi 25 anni. Questi i dati allarmanti che emergono dal dossier di Agire, il consorzio per le grandi emergenze delle 10 maggiori Ong italiane. Eventi inevitabili? Non proprio. E prevenire servirebbe anche a ridurre enormemente i costi del dopo catastrofe.

AGIRE è il coordinamento di 10 tra le più autorevoli e accreditate organizzazioni non governative italiane ‒ ActionAid, Amref, Cesvi, Coopi, Gvc, Intersos, Oxfam, Sos Villaggi dei Bambini, Terre des Hommes e Vis ‒ che hanno scelto di unire le proprie forze per intervenire in modo tempestivo sulle grandi emergenze umanitarie.

Il Coordinamento ha realizzato un dossier sulle 330 catastrofi naturali che nel 2013 hanno colpito oltre 96 milioni di persone, causando 21.600 morti e danni per un ammontare complessivo di 118,6 miliardi di dollari.

La Cina (che ha patito ben 42 catastrofi naturali, nel solo anno passato), gli Stati Uniti, le Filippine, l'Indonesia e l'India sono i cinque Paesi più colpiti. Secondo i dati del dossier di Agire, peraltro, il 2013 può essere considerato un anno relativamente moderato: con un calo di emergenze pari al 9,2% rispetto al 2012,  si attesta con un 14,9% al di sotto della media della decade 2003-2012 (388 disastri naturali l’anno).

Questi numeri lasciano intendere quanto l’impatto delle catastrofi, che negli ultimi 10 anni hanno colpito quasi un terzo della popolazione mondiale, sia esteso e quanto siano importanti le misure volte alla prevenzione. L’utilizzo non sostenibile delle risorse naturali, la perdita della biodiversità e il riscaldamento globale stanno procedendo a una velocità senza precedenti, aumentando il rischio di eventi disastrosi. Allo stesso tempo, la popolazione mondiale sta crescendo e invecchiando: siamo 7 miliardi, di cui l'11% sono persone con un'età superiore ai 60 anni. Nel 2050 si prevede che questa percentuale raddoppi portando il numero delle persone anziane presenti nel mondo a sfiorare i 2 miliardi.

Le perdite inerenti ai disastri sono cresciute di oltre il 200% negli ultimi 25 anni

«L’intersezione sempre più stretta tra l’aumento del rischio di catastrofi e l’invecchiamento della popolazione mondiale deve essere urgentemente affrontata ad ogni livello», scrive Agire. «È necessario un approccio che porti a una maggiore inclusione delle persone anziane nei programmi di riduzione del rischio di catastrofi, riconoscendo loro un ruolo fondamentale nella costruzione della resilienza grazie alla loro esperienza e conoscenza».

Secondo i calcoli del gruppo assicurativo Munich Re, le perdite globali inerenti ai disastri sono cresciute di oltre il 200% negli ultimi 25 anni. Le conseguenze economiche vanno considerate sia su un piano dei costi diretti, ossia il valore dei danni provocati del disastro naturale, che su quelli indiretti, ossia il peso economico dell'interruzione di una serie di attività nel medio e nel lungo periodo.

«Numerose ricerche internazionali», riporta il dossier, «hanno dimostrato come la prevenzione dei disastri sia non solo possibile, ma anche conveniente in termini economici. Secondo dati della Banca Mondiale e dell’Organizzazione Metereologica Mondiale, a fronte di 1 dollaro investito in prevenzione se ne risparmiano 7 in aiuti umanitari. Nonostante l’evidenza di questi vantaggi, la gran parte delle risorse destinate all’assistenza umanitaria nei i Paesi colpiti da emergenze è utilizzata nella risposta ai disastri piuttosto che alle attività di prevenzione e mitigazione dei rischi».

«Ci auguriamo», conclude Shelly Sandall, presidente di Agire, «che gli sforzi internazionali nel mutare questo modo di procedere, inadeguato alle conoscenze scientifiche odierne, possano portare dei cambiamenti concreti. Congrui investimenti permetterebbero non solo di evitare che alcuni eventi naturali si trasformino in catastrofi, ma potrebbero anche andare a migliorare e integrare i programmi di risposta ai bisogni specifici delle persone colpite da un disastro naturale».

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