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sabato 25 giugno 2022
 
Salute e dignità
 

Dal pediatra senza permesso

29/01/2014  Basta l'iscrizione al Servizio Sanitario Regionale per sottoporre i piccoli pazienti alle visite necessarie senza un limite di numero.

Dopo un braccio di ferro politico e legale, ora in Lombardia i figli degli immigrati clandestini, sotto i 14 anni di età, possono essere curati da un pediatra. Basta che i loro genitori li iscrivano al Servizio Sanitario Regionale, recandosi presso una Asl. Accertati i dati anagrafici del minore e la sua età, verrà rilasciato un documento cartaceo con il quale sarà possibile sottoporre il bambino alle visite pediatriche necessarie, senza un limite di numero. Sarà la Regione a pagare poi direttamente lo specialista. E’ il riconoscimento di un diritto alla salute importante per i figli degli immigrati senza permesso di soggiorno, applicazione di un accordo Stato-Regioni siglato nel 2012, ma che finora solo, una minoranza di regioni italiane hanno applicato.

In Lombardia il tema era assurto a scontro politico nel luglio scorso, quando il Consiglio regionale aveva respinto una mozione di Umberto Ambrosoli, principale leader dell’opposizione,che chiedeva di garantire l’assistenza pediatrica ai minori “clandestini”. In quell’occasione, su questo punto era stata promossa una causa per discriminazione contro la Regione da parte delle associazioni Asgi (Associazione per gli studi giuridici immigrazione), Avvocati per niente, Anolf Cisl Milano e Naga. «La causa da noi promossa ha avuto sicuramente una sua importanza per arrivare a questa grande svolta, che fornisce un servizio essenziale» osserva Alberto Guariso, l’avvocato che con il collega Livio Neri ha sostenuto in tribunale le ragioni delle associazioni promotrici. Guariso è nei consigli direttivi sia di Asgi sia di Avvocati per niente e commenta: «La proposta della Regione, che poi si è tradotta nella delibera che permette l’assistenza pediatrica ai figli degli immigrati senza permesso di soggiorno, è emersa per la prima volta davanti al giudice, dopo che li aveva invitati a trovare una possibile soluzione al problema. A questo punto non credo che proseguiremo con la causa per discriminazione. Se l’accordo verrà attuato e funzionerà, bene. Altrimenti torneremo alla carica».

Le quattro associazioni che si sono mosse per tutelare il diritto alla salute di qualsiasi bambino, non importa quale sia la sua condizione legal-burocratica, sperano che le informazioni su questa possibilità di cura si diffondano, in modo che la gente la usi, ed eccepiscono sul fatto che la delibera regionale non abbia assicurato un pediatra di libera scelta, che diventerebbe il referente unico per la salute del piccolo paziente. «È vero che in base alla delibera i genitori possono decidere di portarlo sempre dallo stesso pediatra, ma se si spostano da uno all’altro potrebbe crearsi un problema di sfilacciamento per il paziente», fa notare l’avvocato Guariso. «Inoltre, il sistema scelto costa di più alla Regione. Ma siccome la soluzione scelta ha una sperimentazione di 3 anni, vedremo quale sarà la sua applicazione».

Quindi, benchè Asgi, Avvocati per niente, Anolf Cisl Milano e Naga ravvisino la permanenza di un principio di non eguaglianza rispetto ai minori italiani nella mancata assegnazione del pediatra di libera scelta ai figli degli immigrati irregolari, ora la loro posizione non è di contrapposizione ma di vigilanza sulla delibera regionale lombarda. La quale delibera vale anche per i minori comunitari i cui genitori non siano iscritti all’anagrafe: caso che si applica soprattutto ai rom. La salute di tutti i bambini, non importa se italiani o stranieri, regolari o “clandestini”, è un fatto importante di civiltà. La regione che guarda all’Europa, con il suo capoluogo che ospiterà l’Expo, non poteva e non doveva ignorarlo. Per una questione di salute pubblica e di immagine, certo, ma in primo luogo per dovere di umanità.

 
 
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