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"Ai poveri serve lavoro, non soldi"

22/05/2017  L'economista Luigino Bruni, tra i massimi studiosi di economia di comunione, commenta il reddito di cittadinanza di Beppe Grillo e i Cinque Stelle

Luigino Bruni
Luigino Bruni

(Nella foto in alto: Beppe Grillo nei panni di San Francesco. Fotomontaggio tratto dal Blog di Beppe Grillo)

 

 

“Sono contrario al reddito di cittadinanza. La gente non si aiuta con i soldi ma con il lavoro”. L’economista Luigino Bruni è uno dei massimi studiosi dell'economia di comunione e dell'economia civile, oltre che del Terzo settore. La proposta di bandiera di Grillo e dei Cinque Stelle non gli piace.

Perché professore?

"Potrei essere favorevole se è una misura di emergenza di breve periodo concepita per risolvere situazioni disperate, di gente che non riesce nemmeno a mettere insieme il pranzo con la cena. Ma sono contrario se diventa una misura stabile. Perché senza lavoro si può sopravvivere, ma per poter vivere bisogna lavorare. La Costituzione all’articolo uno definisce l'Italia una Repubblica fondata sul lavoro, che significa lavoro per tutti, non reddito per tutti".

Intanto però la gente sta male. Milioni di italiani vivono sotto la soglia di povertà.

"Nessuno vuole vedere la gente rovinata. Ma se il reddito di cittadinanza serve a legittimare quell’ideologia - ultimamente molto à la page - che preconizza che nel futuro prossimo un terzo dell’umanità lavorerà e due terzi verrà sostituita da macchine e robot, io non sono affatto d'accordo".

Dell’avvento dei robot nel mercato del lavoro e delle sue conseguenze si parla da tempo.

"Ci sono sociologi che sostengono che il lavoro è stata un’esperienza del ‘900 ormai al tramonto e con la tecnologia si potrà fare altro, perché solo un’élite è destinata a lavorare. Ho molta paura di questa teoria dei due terzi che non lavorano".
 

E perché?

"Perché li esclude dal patto sociale. Il lavoro non è solo un modo per campare, è connaturato con la dignità umana,  è il condividere della Bibbia, rappresenta la condivisione, la cooperazione in nome del miglioramento dell’umanità. Ovvio che bisogna evitare lavori servili o schiavisti, ma per tutti gli altri, per i mestieri vecchi e nuovi, per le professioni, si lavora l’uno per l’altro. Quando la gente esce dal lavoro, esce dal consorzio umano, deteriora le sue potenzialità, il suo immenso capitale umano".

Il Grillo che si ispira a San Francesco è credibile?

"Mah, se guardo ai toni di Grillo ho fortissime perplessità. San Francesco era un uomo forte ma mite. Grillo mi è simpatico, mi fa ridere, ma non possiamo certo considerarlo il San Francesco del terzo millennio. Quella nel nome di San Francesco mi pare l’ennesima campagna politica. Del resto qualunque cosa buona tu la puoi attribuire a San Francesco, un santo sovrabbondante in tutto. Senza contare che c’è qualcosa di Francesco in chiunque vuole togliere i poveri dalle strade”

E dunque perché nutrire dubbi nei confronti del reddito di cittadinanza?

"Perché i francescani sono per il lavoro. Hanno anche il terzo ordine, i cosiddetti terziari francescani, che composto in prevalenza da lavoratori e imprenditori. Con l’elemosina, diceva lo stesso Francesco, si può sopravvivere e non vivere. E’ il lavoro che dobbiamo mettere al centro del dibattito politico. Non dobbiamo pensare che la gente sia contenta se gli metti in tasca i soldi per sopravvivere".

Anche i cattolici, presenti in forze nelle associazioni che fanno parte dell’Alleanza per la povertà, dalle Acli alla'Azione cattolica a Sant'Egidio,sostengono il reddito di inclusione, che è analogo al redito di cittadinanza…

"Il reddito di inclusione sociale è più complicato e articolato del redddito di cittadinanza. Prevede dei corsi obbligatori per specializzarsi, per rimettersi in gioco, contempla lavori e mansioni di solidarietà, lavori socialmente utili, in modo da fare qualcosa in cambio di un reddito minimo. Ma dare soldi senza nulla in cambio è un metodo molto pericoloso. Anche perché i soldi la povera gente li spende male. Come dimostrano gli studi economici, non ha una capacità di risparmio. Molti finirebbero per incrementare le slot machines e il gioco d’azzardo".

Veramente tra le coperture previste per  finanziare il reddito di cittadinanza c’è proprio l’aumento delle tasse delle lotterie e dell’azzardo di Stato

"Peggio ancora, perché in questo modo si avalla una piaga sociale alimentata dallo Stato. Un’operazione simile alla proposta di utilizzare i proventi del jackpot per i terremotati delle Marche. Non è vero che "pecunia non olet", che il denaro non ha odore,  i soldi puzzano, eccome, bisogna giudicare la loro provenienza. In questo caso per i Cinque Stelle ci troviamo in un caso di confusione etica. Il gioco d’azzardo va eliminato e basta. Sono errori etici di una gravità enorme.

Resta il fatto che ci sono milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà e vanno aiutate.

"Per aiutare la povera gente c’è il reddito di inclusione, ci sono luoghi e strutture. Oltretutto la povertà non è un problema individuale, ma collettivo. Non si interviene solo sull’individuo ma anche sul contesto sociale in cui vive: le periferie, i servizi sociali. Invece noi stiamo privatizzando tutto e tutto questo non è affatto francescano. La gente rimarrà sempre povera se gli metti in tasca dei soldi ogni mese per tirare a campare".

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