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Aiuti umanitari, è corsa contro il tempo

25/01/2014  Distribuzione di beni di prima necessità, cure mediche e vaccinazioni per i bambini sono le priorità del World Food Program e Medici senza frontiere.

Più di 100 mila sfollati vivono nel campo di M'Poko, nei pressi dell'aeroporto di Bangui
Più di 100 mila sfollati vivono nel campo di M'Poko, nei pressi dell'aeroporto di Bangui

Dall'inizio di dicembre e per le successive settimane la Repubblica Centrafricana è stata fuori controllo, colpita da un'ondata di violenze senza precedenti: esecuzioni sommarie, ribelli Seleka e milizie Anti-Balaka che si scontravano per le strade di Bangui e nel Nordovest del Paese, saccheggi e razzie, gli ospedali chiudevano i battenti mentre decine di migliaia di persone ogni giorno abbandonavano le proprie case e riparavano nei campi sfollati, senza poter aver accesso a cibo, acqua o cure mediche. Per dare un'idea della situazione, Save the Children ha stimato che il numero dei bambini soldato sia più che raddoppiato nelle ultime settimane, arrivando a 6 mila, mentre nei campi ci sarebbe a disposizione una sola latrina ogni 12 mila persone.

Le precarie condizioni di sicurezza hanno di fatto impedito, o nel migliore dei casi fortemente rallentato, la distribuzione degli aiuti umanitari per tutto dicembre fino a una decina di giorni fa. La situazione ora è ancora lungi dall'essersi normalizzata e gli scontri armati continuano a essere all'ordine del giorno, ma quanto meno la catena degli aiuti si è rimessa in moto. Però molto tempo è stato perduto e oggi centinaia di migliaia di persone sono allo stremo: l'Onu ritiene che metà della popolazione centrafricana sia sfollata.

Il World Food Program (Programma alimentare delle Nazioni Unite) ha lavorato in concerto con UNHCR (Agenzia Onu per i rifugiati), Unicef, OCHA (Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari) e la Onlus italiana COOPI per distribuire in sicurezza cibo e beni di prima necessità: razioni alimentari, tendoni, recipienti per l'acqua. Da inizio dicembre a oggi, sono state raggiunte dagli aiuti del WFP quasi 240 mila persone sfollate, ma non è ancora abbastanza: perciò il World Food Program ha lanciato un appello per raccogliere 107 milioni di dollari e poter assistere 1,25 milioni di persone.

In particolare, il WFP prevede un intervento emergenziale fino ad agosto 2014. La priorità sarà data al contrasto della malnutrizione nei bambini sotto i 5 anni di età e, da aprile in poi, ulteriori derrate alimentari saranno stanziate per i gruppi più vulnerabili, quando nella stagione secca anche i frutti dell'ultimo raccolto saranno esauriti.

Il presidente di MSF Italia Loris De Filippi al lavoro in Repubblica Centrafricana
Il presidente di MSF Italia Loris De Filippi al lavoro in Repubblica Centrafricana

Una situazione medico-sanitaria critica

Ferite da macete, coltellate, segni di tortura. A questo si sono trovati di fronte gli operatori di Medici senza frontiere, l'unica organizzazione medica presente nel campo sfollati di M'Poko, nei pressi dell'aeroporto di Bangui, dove più di 100 mila persone si sono rifugiate. Oltre alla clinica mobile di emergenza nei campi sfollati, MSF lavora anche all'ospedale di Bangui e si auspica di poter avviare presto altre attività negli ospedali di Bangassou e Ouango. Ma da sola, MSF non riesce a provvedere a tutte le urgenze e gli episodi di violenza hanno costretto gli operatori a sospendere le attività per alcuni giorni.

"Ci aspettavamo circa una dozzina di pazienti al giorno", dichiara la capo-missione Marie-Elisabeth Ingres. "Il 5 dicembre abbiamo ricevuto 120 feriti, altri 80 il giorno seguente, 60 quello dopo... E' stato così per tutto il mese di dicembre, l'inizio di gennaio è sembrato più calmo, ma non possiamo essere sicuri di niente".

Inoltre, non appena sono stati segnalati casi di morbillo nei campi di Bangui, MSF ha approfittato di una tregua negli scontri per procedere alla vaccinazione-lampo di 68 mila bambini e prevenire un'epidemia, che nelle condizioni igienico-sanitarie in cui versa il Paese sarebbe stata disastrosa. Il 40 per cento della popolazione dei campi, infatti, è rappresentata da bambini d'età compresa tra i 6 mesi e i 15 anni: in presenza di una malattia altamente contagiosa e in ambienti insalubri e sovraffollati come i campi, il rischio di trasmissione sarebbe aumentato a dismisura. "Dal 10 al 30 per cento dei bambini con difese immunitarie già basse non sopravvivono, a meno che non siano stati vaccinati", dice Tessy Fautsch, coordinatore MSF per le vaccinazioni.

Per il momento il rischio di un'epidemia di morbillo è stato scongiurato, ma la situazione generale resta ancora fortemente critica. Sebbene si sia stabilita in un'area facilmente raggiungibile come l'aeroporto di Bangui, gli operatori di Medici senza frontiere lamentano la grave carenza di aiuti e si dicono sopraffatti: nonostante ciò, ogni giorno visitano e assistono più di 500 persone.

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