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venerdì 06 dicembre 2019
 
l'intervista
 

Al Bano: «Mia madre e la fede mi hanno aiutato nella tempesta della mia vita»

20/12/2017  A 74 anni, e un anno dal ritiro dalle scene, il cantante ha scritto un libro sulla vita di mamma Jolanda, «una guerriera che ha amministrato la nostra felicità e, assieme a Dio, è stata la mia forza per superare la tragedia di mia figlia Ylenia»

La copertina del libro di Al Bano, scritto con Roberto Allegri
La copertina del libro di Al Bano, scritto con Roberto Allegri

È appena tornato da Santiago de Compostela. «Soffiava un vento pazzesco», dice con la voce incrinata da un leggero raffreddore e l’immancabile panama bianco in testa. Ora, a 74 anni suonati, si prepara ad andare a cantare in Russia, Canada, Kazakistan e, a febbraio, in Australia. Al Bano non si ferma mai. Nella sua vita “Di rose e di spine”, come il titolo del suo ultimo disco, ha sempre avuto al fianco una persona discreta e affidabile: mamma Jolanda. «Questo libro», spiega, «le farà piacere, le ho letto il primo capitolo e ho visto scenderle una lacrimuccia». Madre mia. L’origine del mio mondo (Baldini&Castoldi - La nave di Teseo) è un mémoire delicato e ricco di aneddoti. A raccontare la vita più avventurosa di un romanzo di donna Jolanda, 95 anni e una tempra d’altri tempi, ci ha pensato quel suo figlio ribelle e testardo come lei. Jolanda voleva diventasse insegnante e Al Bano, nel maggio 1961, con pochi quattrini, molti sogni e un po’ di friselle in valigia, parte per Milano sognando un futuro da cantante. Anche Jolanda, vent’anni prima, diede un dispiacere al padre e fuggì da casa per sposarsi con Carmelo Carrisi, il marito che a Cellino San Marco davano tutti morto in guerra. Fino a quando, un giorno, tornò e si sposarono. «Con mia madre condividiamo il carattere determinato», dice Al Bano, «per lei non è stato facile essere ribelle nella sua epoca».

E per lei?

«Neanche. Non condividevo i progetti che i miei genitori avevano pensato di fare per me. Mio padre voleva diventassi contadino, mia madre insegnante. Per fortuna li ho delusi entrambi».

Cosa gli disse quando partì per Milano?

«Non avevo ancora 18 anni, mia madre piangeva. Dopo varie peripezie, trovai un posto da cameriere in un ristorante di fronte al Duomo. Sei mesi senza un giorno di riposo ma non mi pesavano affatto. Con mia mamma, però, bluffavo».

Cosa le raccontava?

«Che lavoravo a Milano e lei pensava fossi al Comune di Milano (ride, ndr). Un giorno un cellinese di passaggio a Milano mi vide che facevo il cameriere e spifferò tutto ai miei».

C’è qualcosa che non hai scritto di sua madre in questo libro?

«C’è tutto quello che ho provato e vissuto con questa donna che nonostante abbia avuto la fortuna di avere un figlio che ha fatto carriera non è mai cambiata di una virgola. È rimasta una persona umile e riservata e non si è mai concessa neanche un lusso. Una guerriera che ha sempre amministrato la felicità dei figli e dei nipoti».

Da sessant’anni Al Bano fa sempre notizia, in Tv e sui giornali. Ci spiega come fa?

«Nel 1968 cantavo la sigla della trasmissione tv “Europa, giovani” scritta da Mikis Teodorakis e le copertine su di me si sprecavano. Gianpaolo Cresci, autore del programma, mi disse: “Ma tu chi hai come ufficio stampa?”. Lo guardai in faccia e risposi: “Secondo me Qualcuno lassù”».

La fede profonda di Al Bano viene più da sua madre o da suo padre?

«La fede è tutta la mia vita, ma è una fede senza bigottismi o luoghi comuni. La mia fede è ricerca incessante, febbrile. Ho avuto anch’io i miei contrasti col mio amico lassù quando negli anni Novanta ad un tratto entrai nella notte oscura della mia esistenza e il panorama della mia vita cambiò di colpo. Ricordavo quello che a 9 anni, mentre andavo in campagna all’alba, mi disse il nonno Angelo: “Ricordati: anche le cose grandi diventano piccole”. È stato un periodo drammatico. Lì ho capito quanto forte è il destino: ci puoi lottare contro quanto vuoi ma alla fine non ce la fai a resistere e ti travolge. Avvertivo la catastrofe che stava per abbattersi sulla mia vita, dalle scelte di mia figlia Ylenia nel 1994 alla fine del mio matrimonio con Romina cinque anni dopo».

Come faceva ad avvertirla?

«Sentivo una voce misteriosa che mi parlava dentro, è difficile da spiegare».

Il silenzio è una costante della vita di sua madre. Sulla scomparsa di Ylenia cosa vi siete detti?

«Con mia madre è inutile parlare perché conosce i miei pensieri. Lei ha capito tutto del dramma che si era consumato, non mi ha fatto domande, non gliene ho fatte io e nell’ambito di un religioso silenzio ci siamo parlati e capiti».

Qualche mese dopo la scomparsa di Ylenia era in Vaticano con Jolanda per incontrare Giovanni Paolo II.

«Sveglia alle sei, appuntamento alle sette nella cappella privata dove il Papa si era raccolto in preghiera. Successe una cosa strana».

Racconti.

«Prima di entrare in Vaticano mia figlia Cristel, che aveva 9 anni, cominciò a vomitare. Poi, subito dopo, stette benissimo. L’ho considerato un segno, come se quel malore fosse una liberazione dal maligno. Davanti al Papa lessi un passo del Vangelo, tremavo come una foglia. Fu un incontro meraviglioso, catartico».

Davanti a papa Wojtyla lei si è esibito sette volte.

«In Brasile, nel 1997, cantai “Nel blu dipinto di blu, felice di stare quaggiù”. Alla fine, aggiunsi “Con te” rivolto direttamente al Papa e lui mi fece un sorriso. È stata l’ultima cosa che ho fatto insieme a Romina prima della fine del nostro matrimonio».

Ha conosciuto papa Francesco?

«L’ho incontrato una sola volta, quattro giorni  dopo il mio infarto. Il dottore mi sconsigliò di uscire dall’ospedale e io risposi: “Se devo morire, meglio farlo davanti al Papa”. Andai in udienza con i ragazzi dell’ospedale Bambino Gesù per i quali avevo scritto una canzone. Il Papa entrò mentre loro cantavano, è stato un momento da brividi, bellissimo».

Parliamo di Romina. Perché sua madre era contraria al vostro matrimonio?

«Considerava la sua famiglia poco affidabile, non le andava giù che i miei suoceri (Tyron Power e Linda Christian, ndr) fossero divorziati. Poi ha cambiato idea e Romina è diventata la figlia che non ha mai avuto. C’è stato un gran bel rapporto tra loro due. Si è creata un’alchimia».

Ha annunciato che il 31 dicembre del 2018 smette di cantare. Dobbiamo crederle?

«Sì, non gioisco di questo però ho già ricevuto troppi segnali: un tumore, un’ischemia, un infarto, un edema alla corda vocale che mi ha tormentato. Che altro mi deve succedere? Devono spararmi? Non ci tengo proprio (ride, ndr)».

Quando ha deciso?

«Ho accarezzato l’idea subito dopo l’ischemia. Poi ho fatto un recupero prodigioso: il 19 marzo ero sotto i ferri, l’8 maggio ho ricominciato di nuovo a cantare stupendo prima di tutto me stesso, poi i musicisti e il pubblico. Ad un certo punto,però, bisogna prendere coscienza nella vita di ciò che si è. A fine 2018 farò un concerto ma non so dove e con chi. Vorrei invitare Adriano Celentano ma la vedo dura. Con Sanremo invece ho chiuso. Da perdente ma ho chiuso».

A sua madre lo ha detto che non canterà più?

«Non ci crede, è perplessa. Pensa che le stia nascondendo qualcosa di grave sulla mia salute. Certo, se dovesse chiamarmi il Papa rimetto in moto le corde vocali e corro».

E dopo Al Bano che farà?

«Il contadino e mi dedicherò di più dal vivo alla crescita dei miei figli piccoli, Yasmine e Al Bano junior. E poi voglio viaggiare. La musica mi mancherà molto, lo so, però ho sentito come cantavo  vent’anni fa, con una voce da guinness: fiati, potenza, forza. Per me era tutto normale, non ci facevo caso. Se mi sento adesso, a 74 anni, la voce è un’altra. Non voglio essere patetico e andare avanti con un filo di voce».

C’è un rito quotidiano tra lei e donna Jolanda?

«Quando sono a Cellino la prima cosa che mi chiede al mattino quando mi vede è questa: “Cce mangi osci?” (“Cosa vuoi mangiare oggi?”, ndr). Ancora adesso cucina bene tutto, pasta, legumi, cicorie selvatiche, cavolfiori, cime di rapa, e da ogni pietanza si sprigionano i sapori del mio passato. Donne come lei sono quasi in estinzione. Per questo, oltre al libro, ho deciso di raccontare la sua vita in docu-film come ho fatto nel 1999 con mio padre».

Che rapporto c’era tra i suoi genitori?

«È stato un amore commovente durato oltre sessant’anni. Quando mio padre era in guerra, nel ’41, scriveva lettere a mia madre in cui le diceva che moriva dal freddo sulle montagne albanesi di Kalibaki dove il freddo polare trasformava in lastre di ghiaccio le divise sudicie dei soldati. Lei leggeva e moriva dal dolore. Voleva, in qualche modo, essere partecipe di quello che il marito stava vivendo al fronte e smise di dormire con le coperte. Rabbrividendo, aveva l’impressione di essergli più vicina».

Qual è il pensiero di Al Bano prima di andare a dormire?

«Mi metto in contatto con il mio amico lassù e gli dico: “Se oggi ho sbagliato qualcosa, correggimi”. La cosa che mi dà veramente pace è sapere di non aver fatto male a nessuno perché quando fai del male a qualcuno lo fai anche contro di te. Questa è la lezione più grande che ho imparato da mia madre e mio padre».

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