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venerdì 12 agosto 2022
 
 

Cinema, a Roma scandalo e valori

18/11/2012  Il Roma film festival premia registi controversi e pellicole contestate, come Marfa Girl ed E la chiamano estate. Ma riconosce valore ad alcune prove impegnate del cinema italiano.

Alla fine hanno vinto le pellicole giudicate più “scandalose”. E l’unica certezza è che se ne discuterà parecchio, se è vero che il Marc’Aurelio d’oro del Roma filmfestival 2012 è andato al controverso regista di Marfa Girl e alla sua gioventù bruciata come miglior film. E ancor più perché la miglior regia e il titolo di miglior attrice sono andati a E la chiamano estate di Paolo Franchi e alla sa protagonista, Isabella Ferrari, a dispetto dei tanti fischi alla proiezione e della contestazione finale.


Alla fine ha vinto, anche se in un modo diverso dal previsto (e comunque più del previsto), il cinema italiano: E la chiamano estate, appunto, anche se imprevistissimo. Ma anche Alì ha gli occhi azzurri, premiato dalla critica come miglior opera prima e seconda. E poi Cosimo e Nicole di Francesco Amato, miglior lungometraggio per Prospettive Italia, mentre a Pezzi di Luca Ferrari va il riconoscimento per il miglior documentario. Menzione speciale, infine, a Razzabastarda di Alessandro Gassman. 

Alla fine ha vinto a suo modo anche il cinema che mette a nudo le complicate questioni sociali di questi tempi, italiani e no: i conflitti generazionali e sociali legati alle migrazioni, la crisi d’identità dei giovani in una società che non sa più trovare loro un posto. Forse è la stessa crisi che sfiora il cinema che per vincere ha bisogno di farsi notare, anche quando d’autore, nel solito modo: con il mix a base di sesso e droga. 

In un momento di difficoltà economica, con le sale che in provincia si contraggono pericolosamente, probailmente è più semplice scommettere su quello che si presume farà cassetta, meglio se nobilitato da un premio prestigioso. In questa logica in ultima analisi potrebbero persino funzionare i fischi: tutto va bene purché se ne parli.

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