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lunedì 17 gennaio 2022
 
 

Contro la pedofilia: non si dica più che la Chiesa non si impegna

03/05/2014  Individuare le pratiche migliori per la protezione dei minori, sensibilizzare sulle conseguenze degli abusi sessuali e su quelle del mancato ascolto delle vittime, dei mancati rapporti su casi sospetti, del mancato sostegno alle vittime e alle loro famiglie. Le conclusioni del primo incontro della Pontificia commissione per la tutela dei minori voluta da papa Francesco. E intanto il Comitato sulla tortura...

Verrebbe da chiedersi cos'altro il Vaticano potrebbe fare per porre rimedio allo scandalo degli abusi sessuali. Dopo le dure prese di posizione di papa Benedetto, papa Francesco ha ripreso con ancora più vigore la lotta contro la pedofilia. La Commissione per la tutela dei minori, da lui istituita e riunitasi dall'uno al 3 maggio, ha avviato una road map che ha come base «il principio che il bene di un bambino o di un adulto vulnerabile è prioritario nel momento in cui viene presa qualsiasi decisione». E proprio per aver sempre presente anche il punto di vista della persona che ha subito abusi della Commissione, guidata dal cardinale Sean Patrick O'Malley, fa parte anche Marie Collins, la donna irlandese che, per prima, ha raccontato la sua storia di abusi in un simposio internazionale organizzato dalla Gregoriana. Marie Collins, più di una volta ha affermato che «non si possono cambiare le cose se la voce di chi ha subito abusi non viene ascoltata».
La Commissione, è stato chiarito nella conferenza stampa conclusiva del primo incontro,  «non si occuperà di singoli casi, ma potrà presentare raccomandazioni sulle direttive per assicurare l'obbligo della responsabilità».
Una responsabilità che è, innanzitutto morale e che, come tale obbliga più ancora della legge. «La nostra preoccupazione è che ci siano direttive chiare laddove le gerarchie della Chiesa non hanno assolto ai propri compiti per proteggere i bambini», ha spiegato O' Malley.
Molto di più dunque, della semplice ottemperanza delle norme civili. «La responsabilità morale non deve essere dipendente da obblighi legali», ha sottolineato il cardinale.
Alla Commissione, come richiesto dagli otto che attualmente la compongono, saranno presto aggiunti nuovi membri in modo da rendere evidente che questo è un problema della Chiesa universale, non di alcuni Paesi. «Alcuni vescovi», ha aggiunto la Collins, «pensano che nella propria diocesi o nel proprio Paese non ci siano abusi. Il Papa però ha ragione a dire che la Chiesa, contro la pedofilia, ha fatto più di quanto abbiano fatto altre istituzioni, anche se non dappertutto».
E in attesa che ai sei europei, a un nord americano e a un rappresentante dell'America latina, si aggiungano componenti del resto del mondo, la Commissione procede spedita per presentare al Papa degli orientamenti da inviare poi alle conferenze episcopali.
Facendo anche delle distinzioni. Rispondendo a quanti vorrebbero che i casi di pedofilia da parte dei preti siano inclusi nella discussione che il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura comincerà il 5 maggio, la stessa Collins ha voluto precisare che «molti sopravvissuti agli abusi direbbero che quelli che hanno subito erano tortura. Ma si tratta, invece, di una cosa completamente diversa che va affrontata in altro modo».

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